Affrontare i doveri e i dilemmi etici della professione docente

Autore
Luisa Treccani
Pubblicazione
11-12-20

Tra le competenze professionali di un docente ci deve essere la disponibilità e la capacità di riflettere sui dilemmi etici legati alla professione

La nona delle dieci competenze di Philippe Perrenoud affronta il tema dei doveri e dei dilemmi etici della professione.

È inevitabile che venga immediatamente in mente il principale riferimento: il contratto collettivo del comparto scuola.  In particolare, interessa approfondire due versioni: la più recente, del CCNL 2016/2018 e quella immediatamente precedente, del CCNL 2006/2009, della quale rimangono in vigore ancora molti articoli.

All’interno del testo di un contratto collettivo sono inseriti tutti i riferimenti legati ai diritti ed  ai doveri di ciascuna professione. Nel caso specifico, della professione docente ma anche di tutte quelle figure professionali che all’interno della scuola partecipano per creare una scuola come comunità educante.

Philippe Perrenoud analizza alcuni punti in particolare:

Prevenire la violenza a scuola e nella città

Il primo inevitabile riferimento diventa il contratto, nella parte relativa all’impegno da parte di coloro che lavorano nella scuola e da parte delle stesse istituzioni scolastiche e di tutte le istituzioni che hanno a che fare con la scuola, per mettere in cantiere tutte le azione utili a prevenire discriminazioni di qualsiasi natura e fare in modo di garantire condizioni di lavoro che siano uguali per tutti coloro che lavorano nell’ambito scolastico. L’altro aspetto in vista di questo impegno per prevenire la violenza a scuola si individua nella dimensione di collegialità. Nella scuola, infatti, devi quotidianamente sapere collaborare sia tra colleghi  ma anche con tutti coloro che hanno a che fare con la scuola, quindi, insegnanti, alunni, famiglie, personale ausiliario,… Quindi, è chiaro che alla scuola viene richiesto di mettere in cantiere qualsiasi forma di prevenzione della violenza, non necessariamente solo fisica ma anche verbale: questo deve essere un habitus della quotidianità e questo habitus va riconosciuto già dalla dimensione di collegialità che accompagna le scelte di ogni istituzione scolastica. Ne è stato un esempio molto significativo quando sono stati introdotti i cosiddetti moduli alla scuola primaria, allora scuola elementare: ogni team docenti doveva essere composto da tre insegnanti su due classi e questo ha portato ad una modifica del contratto, che ha introdotto per la scuola primaria la necessità di due ore settimanali di programmazione. Tale esempio ci permette di analizzare quanto accaduto all’introduzione di tale istituto contrattuale. Queste due ore settimanali di programmazione hanno indotto il personale della scuola primaria a confrontarsi sulle scelte pedagogiche, didattiche ed educative da mettere in atto. All’inizio, non è stato un passaggio semplice, perché si veniva dall’esperienza dell’insegnante unico e, quindi, da un’esperienza in cui ogni docente, rispettoso della propria libertà di insegnamento, di quella degli altri colleghi, conduceva direttamente la propria attività in modo autonomo. Essere costretti a confrontarsi costantemente, ogni settimana, con i colleghi, per condividere delle scelte, ha chiaramente portato un importante contributo in termini di crescita professionale ma anche in termini di riuscita dell’esperienza didattica. Quindi, questo è un esempio di come la necessità di momenti di collaborazione e di attività insieme sia un elemento indispensabile che all’interno del contratto scuola può aiutare veramente a prevenire situazioni di difficoltà, perché costringe tutti a trovare più gli elementi che uniscono anziché puntare sugli aspetti che dividono. 

Tale trasformazione lenta e significativa ha posto i docenti dell’allora scuola elementare di fronte ad un dilemma professionale, dal quale hanno saputo ricavare tutti gli elementi di crescita e di opportunità positiva.

Lottare contro i pregiudizi e le discriminazioni sessuali, etiche e sociali

È evidente che il primo elemento che viene in mente è l’articolo 3 della nostra Costituzione in cui si dichiara l’uguaglianza formale tra tutti i cittadini e, soprattutto, l’impegno da parte del nostro Paese di mettere in cantiere qualsiasi azione utile a rimuovere gli ostacoli e rimuovere gli elementi che possono creare pregiudizio o discriminazione.

All’interno di un’istituzione scolastica questo impegno si manifesta e si esprime con l’elaborazione del Piano dell’offerta formativa, che deve spiegare a tutti coloro che accedono a una scuola quali siano le scelte educative e pedagogiche che la contraddistinguono, quali attività intende proporre e quale sia il curricolo dell’istituzione scolastica. Strettamente collegato al PTOF è il patto educativo di corresponsabilità, documento condiviso e sottoscritto all’atto dell’iscrizione con le famiglie e che deve essere pienamente assunto dalle famiglie come collante sulle scelte educative insieme alla scuola.  Quindi, è chiaro che tali documenti hanno un ruolo centrale nel costruire una comunità educante e creare alleanza tra scuola e famiglia, per mettere in cantiere qualsiasi azione utile a combattere pregiudizi e discriminazioni, per fare in modo che si realizzi veramente l’uguaglianza formale e sostanziale riconosciuta e difesa dalla nostra Carta Costituzionale. 

Un’altra norma che è intervenuta in tempi abbastanza recenti e che vuole combattere e prevenire nuove forme di discriminazione è stata la legge di contrasto al cyberbullismo, legge n. 29 del 2017.  Infatti, a differenza di qualche decennio fa, nuove forme di bullismo si sono manifestate attraverso l’utilizzo di canali digitali e dei social, per preparare all’utilizzo dei quali la scuola può avere un ruolo di primo piano. Gli studenti e le studentesse, gli alunni e le alunne possono apprendere ad utilizzare in modo consapevole e costruttivo gli strumenti digitali ed i social, che possono diventare un importante strumento di crescita e di opportunità di formazione ma anche di conoscenza.

Partecipare alla costruzione di regole di vita comune

Per fare in modo che ragazze e ragazze sappiano anche utilizzare tali canali in modo critico e consapevole, in modo da sfruttarne le opportunità, è interessante costruire con loro  regole di vita comuni riguardanti la disciplina a scuola, le sanzioni, l’apprezzamento della condotta. Qui richiamiamo un passaggio, già analizzato anche nell’affrontare la dimensione di coinvolgimento: la cosiddetta pedagogia istituzionale. Si tenta, sostanzialmente, di promuovere la partecipazione di tutti i componenti di un’istituzione, della scuola come comunità educante, in cui ciascuno ha un ruolo di primo piano e deve partecipare alla costruzione la condivisione di regole, per responsabilizzare tutti. Pertanto, deve trattarsi di regole riguardanti come stare a scuola, come comportarsi in caso di non rispetto, di come applicare sanzioni o esternare apprezzamento di una condotta positiva. In questo possono avere un ruolo di primo piano gli studenti che, grazie allo Statuto degli studenti e delle studentesse, sono stati responsabilizzati a vivere pienamente, a partecipare alla vita della scuola ma anche definire delle regole di partecipazione. Lo statuto degli studenti può  essere letto come un vero e proprio percorso disciplinare, nel caso in cui queste regole non vengono rispettate.

Analizzare la relazione pedagogica, l’autorità, la comunicazione in classe

Philippe Perrenoud offre, poi, un affondo sull’analisi della relazione pedagogica, dell’autorità e della comunicazione in classe. Richiama il docente ad un impegno nell’accompagnare costantemente la propria attività professionale con una riflessione metacognitiva, una riflessione sul proprio operato e, soprattutto, a porre attenzione ad una progettazione esplicita. La progettazione va, infatti,  condivisa con i colleghi e ne andrebbero esternati i passaggi, le scelte, per elaborare una proposta didattica sia come singoli docenti che come gruppo docente. Quindi, come consiglio di classe o come collegio docenti, dobbiamo svolgere questo significativi passaggi di condivisione. Non a caso, anche la valutazione deve essere accompagnata da un confronto condiviso all’interno degli organismi collegiali e sarebbe ottimale arrivare autenticamente ad una forma di valutazione diffusa e formatrice. Ossia, la valutazione non può limitarsi soltanto ad esprimere un voto o un giudizio nel momento in cui si affrontano delle prove di verifica o delle interrogazioni ma deve sfruttare ogni occasione della quotidiana attività didattica per raccogliere elementi utili ad una valutazione complessiva dell’attività dello studente. Inoltre, una valutazione formatrice diventa occasione di crescita perché il docente ha esternato e condiviso i criteri della stessa con gli studenti. Così come una valutazione formatrice consente al docente di raccogliere elementi utili per riprogettare la propria attività didattica e per una progettazione esplicita.

Allora, come non pensare alle competenze di un docente riflessivo?

Il docente riflessivo presta, infatti, attenzione ad ogni passaggio della propria progettazione didattica ed accompagna costantemente la propria progettazione, la realizzazione dell’attività con domande, con un’attenta autovalutazione delle scelte operate e delle ricadute delle proprie scelte. Prende nota, pertanto,  di cosa fa l’insegnante e di cosa fa lo studente, raccogliendo, così, elementi utili per una progettazione esplicita e per un miglioramento continuo.

Sviluppare il senso di responsabilità, la solidarietà, il sentimento di giustizia

Infine, Perrenoud approfondisce la necessità di sviluppare il senso di responsabilità, la solidarietà ed il sentimento della giustizia.

In questo senso, il contratto del comparto scuola, come ogni contratto, elenca diritti e doveri. Possiamo, infatti, affermare che non vi sono diritti senza doveri e viceversa. L’importante è che questo aspetto riguardi tutti e quindi ci sia quella corresponsabilità, quella condivisione da parte di tutti coloro che fanno parte della comunità educante. Altrimenti, se anche solo un elemento di tale binomio diritti/doveri viene meno, l’equilibrio viene minacciato e vacilla. Pertanto, la responsabilità è di tutti e di ciascuno: di tutti coloro che compongono la comunità educante e vi partecipano, di ciascuno in base al ruolo ricoperto.  

In questa direzione, può essere molto significativa la reintroduzione della disciplina educazione civica con la legge n. 92 del 2019, che ha sostituito la disciplina di Cittadinanza e Costituzione. Con tale insegnamento si richiama frequentemente il tema della responsabilizzazione e della cittadinanza, anche digitale: tutti gli attori della comunità educante sono responsabilizzati nel garantire agli studenti di diventare cittadini partecipi sia alla vita sociale che alla vita politica ma anche cittadini che sanno cosa sia la propria identità digitale, quindi, che sappiamo esercitare pienamente con responsabilità la propria cittadinanza digitale. 

Allora, parlando dei doveri e dei dilemmi etici di una professione, l’occasione della recente reintroduzione dell’educazione civica può offrire un’opportunità molto importante di crescita e di responsabilizzazione per tutti.

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