Autonomia scolastica: una rivoluzione copernicana?

Autore
Luisa Treccani
Pubblicazione
24-06-21

Il riconoscimento dell'autonomia scolastica ha introdotto una vera e propria rivoluzione all'interno delle scuole, che hanno messo al centro dell'attività didattica il protagonismo dello studente.

L’impostazione del sistema inaugurato con il riconoscimento dell’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo risulta completamente rivoluzionata: al centro si trova lo/la studente/essa cui la scuola e tutti gli attori ad essa collegati devono garantire il raggiungimento del personale successo formativo. Questo recita l’art. 1 c. 2 del DPR n. 275/1999: L’autonomia delle istituzioni scolastiche… Si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana,… Al fine di garantire il successo formativo.

Finalità questa che impegna tutti gli attori della scuola, di quella che più avanti definiremo comunità educante, infatti, il successo formativo è un traguardo che interessa il percorso di vita della persona, anche oltre l’esperienza scolastica, rispetto alla capacità di realizzarsi. L’approccio richiesto deve prevedere, infatti, uno sguardo a lungo termine, che coinvolga tutti i contesti di apprendimento, che potremmo definire formali, informali e non formali.

Analizziamo nel dettaglio:

  • Contesto di apprendimento formale: un contesto organizzato e strutturato che predispone attività specifiche per far raggiungere apprendimento e condurre ad una certificazione;
  • Contesto di apprendimento informale: attività della vita quotidiana legate al lavoro, alla famiglia, al tempo libero, non strutturato, che non produce certificazione, ma favorisce l’apprendimento;
  • Contesto di apprendimento non formale: realtà che organizza attività non esplicitamente progettate come apprendimento.

Il progetto culturale sottostante alla scuola autonoma è finalizzato a garantire un investimento sui saperi fondamentali, ossia su conoscenze e competenze di un sistema formativo al passo con i tempi.

In questo quadro l’istituzione scolastica deve garantire che ogni alunno/a, studente/essa abbia le opportunità di un pieno sviluppo culturale, sociale e professionale, nel rispetto delle attitudini individuali, calato nel contesto di appartenenza, per la costruzione di un solido progetto culturale ed educativo.

Tale impegno è rispettoso anche del dettato costituzione: gli articoli 9, 33 e 34, dove si promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, si riconosce il ruolo dello Stato nel definire le norme generali dell’istruzione, si sostiene e si tutela il diritto allo studio.

Indirettamente chiamato in causa è anche l’articolo 3, che recita Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo 3 della Costituzione Italiana

Per riuscire in tali ambiziose finalità è fondamentale per l’istruzione e la formazione rendere efficace il processo di insegnamento e di apprendimento, quindi realizzare il proprio compito formativo.

E’ interessante ricercare nel testo del Regolamento dell’Autonomia quanto frequentemente è utilizzato il termine formativo, citato ben quarantadue volte: Piano dell’offerta formativa, percorsi formativi funzionali, successo formativo, sistemi formativi, crediti formativi, progettazione formativa, compiti di carattere formativo, debiti e crediti formativi, esigenze formative degli alunni, obiettivi formativi.

La precisazione terminologica è doverosa in quanto non vanno utilizzati in analogia tra loro istruzione, educazione e formazione, dovendo la scuola impegnarsi per garantire la maturazione di atteggiamenti, abilità, conoscenze e competenze, realizzando il dettato costituzionale di promuovere il pieno sviluppo della persona umana.

Per noi, oggi, a vent’anni di distanza dal riconoscimento dell’autonomia questi discorsi sembrano scontati, ma la portata rivoluzionaria di tale visione, in quegli anni ha stimolato anche la ricerca educativa e pedagogica.

Il percorso temporale a lungo termine per raggiungere il traguardo del successo formativo apre un orizzonte anche sul tema della valutazione: lo stesso non è, infatti, immediatamente misurabile e, quindi, non riducibile alla sola valutazione quantitativa. Analogamente, una visione che riconosce ancora un ruolo agli strumenti bocciatura o promozione non può considerarsi adeguata per considerare il raggiungimento del successo formativo.

Tale processo di autorealizzazione necessita di un percorso per aiutare gli alunni e le alunne, gli studenti e le studentesse a conoscere le proprie attitudini, i punti di forza e di debolezza, le proprie aspirazioni per costruire il personale progetto di vita.

Il percorso orientato al successo formativo deve, pertanto, mettere in condizione di raggiungere autonomia, autostima, assunzione di responsabilità, costruzione di relazioni significative e scelte in ambito lavorativo.

Rispetto al tema sono, pertanto, diventate centrali le otto competenze chiave dell’apprendimento permanente, nella versione 2006 e, soprattutto, nella revisione del 2018:

Competenze Chiave 2006Competenze Chiave 2018
Comunicazione nella madrelinguaCompetenze alfabetiche funzionali
Comunicazione nelle lingue straniereCompetenze linguistiche
Competenza matematica e competenza di base in scienze e tecnologiaCompetenze matematiche e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria
Competenza digitaleCompetenze digitali
Imparare ad imparareCompetenze personali, sociali e di apprendimento
Competenze sociali e civicheCompetenze in materia di cittadinanza
Spirito di iniziativa e imprenditorialitàCompetenze imprenditoriali
Consapevolezza ed espressione culturaleCompetenze in materia di consapevolezza ed espressione culturale

Nell’esercizio della competenza, gli alunni e gli studenti dimostrano la capacità di utilizzare il proprio sapere, le conoscenze, il proprio saper fare, le abilità ed il proprio sapere essere, gli atteggiamenti, per affrontare situazioni nuove ed impreviste.

Nel percorso formativo è, inoltre, indispensabile che maturino le cosiddette soft skill, ossia le competenze per la vita, atteggiamenti e comportamenti che consentono ad una persona di riuscire a relazionarsi con il mondo, con gli altri e saper affrontare tutte le situazioni, soprattutto considerando le variabili di cambiamento e gli imprevisti.

Il Consiglio dell’UE elenca le seguenti soft skills:

  • autonomia, fiducia in se stessi, resistenza allo stress, 
  • capacità di pianificare ed organizzare, 
  • costanza di apprendere in maniera continuativa, 
  • capacità di saper raggiungere gli obiettivi, 
  • capacità di saper gestire le informazioni, 
  • essere intraprendente e avere spirito di iniziativa, 
  • capacità comunicativa, 
  • capacità di problem solving, 
  • saper lavorare in gruppo, 
  • capacità di leadership. 

Questa serie di cosiddette abilità e competenze per la vita sono considerate indispensabili per sapere affrontare qualsiasi situazione quotidiana cui si è messi di fronte, in ambito di studio, nel tempo libero o nel contesto lavorativo. Infatti, le competenze hanno proprio l’obiettivo di fare in modo di saper affrontare qualsiasi situazione, anche imprevedibile possa essere incontrata. Conseguentemente, le scelte didattiche attente alle competenze devono cercare di proporre delle attività che consentano agli studenti e alle studentesse di cimentarsi in esperienze che stimolino un apprendimento situato.

Possiamo, pertanto, concludere che la rivoluzione copernicana innescata dal riconoscimento di autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo alle istituzioni scolastiche ha fatto proprio il dibattito culturale e pedagogico del periodo e fornito un forte stimolo alla didattica.

La sfida è ancora in corso e ci richiama quotidianamente a rendere autenticamente formative le nostre proposte didattiche.

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