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Percorsi di 30, 36 o 60 CFU per l’Insegnamento

Con l’approvazione del DPCM 4 Agosto 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 224 del 25 settembre 2023, è stato rivisto il sistema di formazione iniziale, abilitazione e accesso al ruolo, prospettato già dal Ministro Bianchi sul finire del proprio mandato con il DL 36/2023.

La norma prevede una fase transitoria ed una fase a regime. 

Il quadro rientra negli obiettivi di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La formazione iniziale è finalizzata ad ottenere titolo ed abilitazione utili ad accedere all’insegnamento. 

L’accesso al ruolo regolamenta, invece, la modalità attraverso cui avviene la selezione per poter ottenere il contratto a tempo indeterminato. 

Sono previste diverse casistiche di personale: 

  • Docenti già in possesso di abitazione;
  • Docenti in possesso del titolo di accesso e dei 24 CFU conseguiti entro il 31/10/2022;
  • Docenti in possesso del titolo di accesso e almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 di cui 1 specifico sulla classe di concorso che interessa.

Il testo della norma approvato non è di semplice lettura in quanto combina le fasi con l‘articolazione delle diverse procedura di formazione iniziale e di reclutamento per le rispettive casistiche.

Partiamo dalla definizione delle fasi.

La fase transitoria dovrebbe concludersi entro il 31/12/2024, anche se il MIM sta ragionando di introdurre delle deroghe, sempre che l’attuazione del PNRR lo consenta.

La fase a regime che dovrebbe prendere il via a chiusura della fase transitoria.

Il sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo si articola in alcuni step.

Innanzitutto, è previsto un percorso universitario o accademico con valore abilitante di 60 CFU per consentire agli aspiranti insegnanti di maturare le competenze del docente abilitato, che approfondiremo di seguito. 

Alla conclusione di tale percorso abilitante sono previste una prova finale scritta ed una lezione simulata. La prova finale deve approfondire e commentare criticamente l’esperienza del tirocinio realizzata.

Ottenuta così l’abilitazione è possibile accedere al concorso per ottenere il ruolo. Il concorso è pubblico e nazionale e si svolge su base regionale/interregionale.

Superate positivamente le prove del concorso, che analizzeremo di seguito, si accede al contratto e si deve superare un periodo di prova e di formazione in servizio di durata annuale con test finale.

Il docente abilitato dovrà possedere svariate competenze che, vedremo, essere verificate anche nella selezione della fase concorsuale.

Nello specifico il docente abilitato dovrà dimostrare di possedere competenze culturali, disciplinari, pedagogiche, psicopedagogiche, didattiche e metodologiche, promuovendo la partecipazione degli studenti e favorendo l’inclusione.

Inoltre, il docente abilitato dovrà possedere competenze professionali, che includono i saperi disciplinari e le competenze giuridiche. Il docente dovrà possedere la capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati ai livelli di apprendimento degli studenti.

Infine, lo stesso dovrà saper svolgere con consapevolezza i compiti della funzione docente, conoscere l’organizzazione scolastica e dimostrare una deontologia professionale.

Il percorso dei 60 CFU per ottenere l’abilitazione prevede l’approfondimento dei seguenti settori scientifico disciplinari:

  • Area pedagogica 10 CFU in MPED 01 – 02 – 04;
  • Area formazione inclusiva BES 3 CFU in MPED 03;
  • Area discipline linguistico digitali 3 CFU in MPED 03 – INF 01 – ING-INF 05 – L-LIN 02;
  • Area discipline psico-socio-antropologiche 4 CFU in MPSI 01 – MPSI 04 – SPS 08 – MDEA 01;
  • Area didattica delle discipline specifiche 18 CFU;
  • Area legislazione scolastica 2 CFU in IUS 09;
  • Area tirocinio diretto 15 CFU e indiretto 5 CFU per un totale di 20 CFU.

Pertanto,  per chi non ha mai lavorato nella scuola ed intraprende ora un percorso con l’obiettivo di accedere all’insegnamento sarà necessario ottenere l’abilitazione, dopo il titolo di accesso prescritto, per ottenere l’abilitazione. 

Sarà,  comunque,  possibile inserire il percorso dei 60 CFU durante il percorso universitario purché siano già stati maturati almeno 180 CFU nel percorso di laurea che si sta frequentando.

Per alcuni profili professionali di insegnanti è prevista una modifica sui titoli di accesso prescritti, come i docenti tecnico pratici.

Vediamo il quadro aggiornato:

  • Per le classi di concorso del cosiddetto quadro A dall’attuale DM n. 259/2017 saranno richieste ancora laurea vecchio ordinamento o specialistica o magistrale oppure titolo accademico di secondo livello;
  • Per le classi di concorso del cosiddetto quadro B, nella fase transitoria basterà il diploma di maturità specifico del settore, ma dallo 01/01/2025 bisognerà possedere almeno una laurea triennale.

In tutti i casi valgono sempre i titoli equipollenti o equiparati coerenti con le classi di concorso per cui si intende accedere.

Approfondiamo ora tutte le situazioni transitorie della formazione iniziale

  • Percorso 36 CFU per i docenti vincitori del concorso della fase transitoria e che possiedono i 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022, che hanno fatto valere anche per prendere parte al concorso;
  • Percorso di abilitazione 30 CFU per i docenti vincitori del concorso della fase transitoria che hanno fatto valere 30 CFU già conseguiti per partecipare al concorso;
  • Percorso 30 CFU per i docenti con 3 anni di servizio  (di cui 1 specifico). Nella prima tornata concorsuale, già avviata con i DD MM 205 e 2016 del 2023, la partecipazione è riservata solo a coloro che hanno prestato servizio nella scuola statale. In un momento successivo del 2024 il concorso riservato ai triennalisti aprirà le porte anche a chi ha lavorato nella scuola paritaria o nella formazione professionale.

Vi sono, poi, una serie di situazioni nella fase a regime, che completano i casi precedenti e si estendono al futuro.

  • Percorso 60 CFU destinati ai docenti privi di abilitazione da concludersi, in prima applicazione, entro il 31 maggio 2024… sempre che le università riescano ad avviare le attività in tempo;
  • Percorso 30 CFU per i docenti già abilitati in altra classe di concorso o specializzati sul sostegno;
  • percorso 30 CFU per i docenti triennalisti vincitori del concorso; per i primi tre cicli di percorso è prevista una riserva di posti per i triennalisti e i docenti che hanno superato il concorso straordinario bis senza ottenere il ruolo.

È interessante vedere come sono articolati i settori scientifico disciplinari dei diversi percorsi di studio per ottenere i CFU. 

36 CFU per chi deve integrare i 24 CFU

  • Area pedagogica 3 CFU in MPED 01 – 02 – 04;
  • Area discipline linguistico digitali 3 CFU in MPED 03 – INF 01 – ING-INF 05 – L-LIN 02;
  • Area didattica delle discipline specifiche 15 CFU di cui 2 in MPED 03;
  • Area legislazione scolastica 2 CFU in IUS 09;
  • Area tirocinio diretto 13 CFU, di cui 3 CFU tirocinio diretto e 3 CFU tirocinio indiretto; 3 CFU di questi devono riguardare l’inclusione scolastica.

30 CFU per chi deve integrare i 30 CFU

I primi 30 CFU posseduti devono coprire le seguenti aree: 

  • Area pedagogica 4 CFU in MPED 01 – 02 – 04;
  • Area didattica delle discipline specifiche 9 CFU di cui 2 in MPED 03;
  • Area legislazione scolastica 2 CFU in IUS 09;
  • Area tirocinio diretto 15 CFU; 3 CFU di questi devono riguardare l’inclusione scolastica.

Gli Ulteriori 30 CFU da conseguire devono includere:

  • Area pedagogica 6 CFU in MPED 01 – 02 – 04;
  • Area formazione inclusiva BES 3 CFU in MPED 03;
  • Area discipline linguistico digitali 3 CFU in MPED 03 – INF 01 – ING-INF 05 – L-LIN 02;
  • Area discipline psico-socio-antropologiche 4 CFU in MPSI 01 – MPSI 04 – SPS 08 – MDEA 01;
  • Area didattica delle discipline specifiche 9 CFU di cui 2 in MPED 03;
  • Area tirocinio diretto 5 CFU.

30 CFU per i triennalisti e i docenti dello straordinario bis

  • Area pedagogica 4 CFU in MPED 01 – 02 – 04;
  • Area formazione inclusiva BES 3 CFU in MPED 03;
  • Area discipline linguistico digitali 3 CFU in MPED 03 – INF 01 – ING-INF 05 – L-LIN 02;
  • Area discipline psico-socio-antropologiche 3 CFU in MPSI 01 – MPSI 04 – SPS 08 – MDEA 01;
  • Area didattica delle discipline specifiche 6 CFU di cui 2 in MPED 03;
  • Area legislazione scolastica 2 CFU in IUS 09;
  • Area tirocinio diretto 9 CFU.

Reclutamento: come entrare in ruolo

La fase concorsuale transitoria prevede che la modalità di selezione consista in una prova scritta computer based con quesiti a risposta multipla volti a verificare conoscenze e competenze.

Nello specifico, i quesiti sono così articolati: 

  • 10 domande relative a conoscenze e competenze pedagogiche,
  • 15 domande relative a conoscenze e competenze psicopedagogiche,
  • 15 domande relative a conoscenze e competenze metodologiche e didattiche,
  • 5 domande su conoscenze lingua inglese al livello B2 del EQR,
  • 5 domande per verificare competenze digitali ed  uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali.

Il tempo a disposizione per la prova è di 100 minuti e la prova è superata raggiunti 70 punti su 100.

Nella fase a regime, dopo la conclusione dell’attuazione del PNRR, il MIM potrà stabilire la modalità di selezione anche con quesiti a risposta aperta. Viene già prospettata la possibile modalità:

  • eventuale prova preselettiva,
  • prova scritta computer based con quesiti a risposta aperta sulle medesime conoscenze e competenze della fase transitoria,
  • prova orale volta a verificare conoscenze e competenze sulla specifica classe di concorso + test specifico.

Conclusioni

Come abbiamo avuto modo di vedere, il quadro delineato è molto articolato e complesso. si tratta di capire se il MIM riuscirà a rispettare la tempistica dettata dal PNRR.

Anno di prova docenti: adempimenti e impegni

Approfondiamo tutti gli adempimenti formativi e valutativi prescritti per superare l’anno di prova docenti.

Bilancio delle Competenze 

Il bilancio delle competenze è una sorta di autovalutazione nella quale la persona, ripensando alla propria carriera professionale nella scuola, evidenzia i propri punti di forza e di debolezza. Tale adempimento va realizzato dapprima ad avvio del percorso e ripetuto nella fase conclusiva per un confronto. 

Percorso di formazione on line su piattaforma Indire 

L’ufficio scolastico territoriale, per quanto riguarda gli incontri in presenza, e l’Indire con il Ministero dell’Istruzione sulla piattaforma Indire, organizzano il percorso di formazione che è disponibile on-line e che vi impegnerà nel corso di quest’anno scolastico.

Patto per lo sviluppo professionale

Alla luce del bilancio delle competenze e del percorso formativo che avete intrapreso sulla piattaforma Indire viene, poi, redatto, in collaborazione con il tutor, un patto di sviluppo professionale, cioè un documento nel quale ci si assume l’impegno di migliorare la propria professionalità.

Comitato di valutazione

La valutazione in merito al superamento o meno del periodo di prova e di formazione compete ad un organismo interno alla scuola di servizio: il comitato di valutazione.

Tale comitato è presieduto dal dirigente scolastico ed è composto da colleghi del collegio docenti e dal docente tutor, nominato ad avvio anno scolastico come importante riferimento del docente neoimmeso in ruolo 

Per aiutare il comitato in questo delicato passaggio ciascun docente neoimmeso deve predisporre una relazione accompagnatoria dell’anno di prova. In essa vanno inclusi tutti i passaggi effettuati nel corso di questo anno: il bilancio delle competenze, nelle due versioni, tutte le esperienze affrontate e raccolte sulla percorso formativo della piattaforma, il patto per lo sviluppo professionale. La finalità è spiegare al significativi. Per questo, la relazione va redatta e consegnata al Comitato di valutazione prima della discussione, che solitamente avviene attorno al mese di Giugno o, comunque, prima della fine dell’anno scolastico.

Test finale

È stato introdotto un ulteriore adempimento, novità entrata in vigore proprio dall’anno scolastico 2022/2023 con la conversione in legge del DL n. 36 e quindi con la legge n. 79, che prevede la formazione obbligatoria docenti.

Il tema è una novità dall’anno scolastico 2022/23, che ha specifiche modalità di conduzione, un ruolo centrale del comitato di valutazione che va rivisto nella composizione, prevedendo l’introduzione di una figura esterna designata dall’Ufficio Scolastico Regionale.

Fasi e durata

Entriamo nel dettaglio dell’articolazione delle attività previste tra gli adempimenti formativi e valutativi.

Le attività formative prevedono 50 ore complessive così articolate:

  • 6 ore di incontri propedeutici e di restituzione finale organizzati dall’ufficio scolastico territoriale;
  • 12 ore di laboratori formativi, visite a scuole innovative progettati sulla base del bilancio delle competenze che prevedono 4 incontri di 3 ore e attività di ricerca e documentazione;
  • Le aree tematiche di approfondimento per queste attività sono elencate all’articolo 8 Decreto n. 226/2022;
  • 12 ore di peer to peer in classe, ossia osservazione sulle modalità di conduzione delle attività, sul sostegno alla motivazione, sulla costruzione del clima in classe, sulle modalità di verifica formativa;
  • 20 ore di formazione on line sulla piattaforma Indire che prevede l’analisi del percorso formativo, l’elaborazione del portfolio professionale, la compilazione del questionario per il monitoraggio del percorso e la libera ricerca di materiali.

Anno di prova docenti: Chi? Come? Quando?

Ai docenti che sono tenuti ad affrontare l’anno di prova e di formazione sono i seguenti:

  • Coloro che si trovano nel primo anno di contratto a tempo indeterminato;
  • I docenti con proroga del periodo di prova o che non abbiano completato gli adempimenti dell’anno di prova nell’anno scolastico precedente;
  • Docenti che abbiano ottenuto passaggio di ruolo in un altro ordine di scuola.

Servizi utili

Tra i vincoli prescritti per superare positivamente l’anno di formazione e di prova docenti vi sono anche dei giorni di servizio da prestare. Infatti, vanno svolti almeno 180 giorni di effettivo servizio e di questo almeno 120 giorni di attività didattica.

Nel conteggio dei giorni utili sono considerate valide tutte le attività connesse al servizio, compresi sospensione delle lezioni, esami, scrutini. Per verificare i giorni necessari sono, invece, esclusi i giorni di congedo ordinario e straordinario e di aspettativa. Per conteggiare i 120 bisogna considerare le attività di insegnamento e le attività funzionali alla docenza.

Nel verificare i 180 ed 120 giorni bisogna considerare coloro che hanno un contratto part time per riproporzionare tale vincolo.

Rinvii

La norma dà la possibilità di rinviare gli adempimenti per il superamento del periodo di formazione e di prova ma solo per giustificate e motivate situazioni che hanno impedito la realizzazione di tutti gli step prescritti.

In caso di ripetizione del periodo di prova, bisogna partecipare alle connesse attività di formazione anche se le stesse fossero già state seguite nell’anno precedente.

Qualora il rinvio sia dovuto al non superamento periodo di prova per motivazioni didattiche e professionali, la possibilità di rinvio si può esercitare una sola volta.

Anno di prova docenti

Con l’arrivo del tanto atteso ruolo come docente ci aspettano anche una serie di incombenze e di adempimenti. Approfondiamo quali siano e vediamo alcuni utili suggerimenti per accompagnarti in questo importante appuntamento dell’anno di formazione e del periodo di prova.

Il tema della formazione iniziale e del periodo di prova riguarda i docenti che sono passati di ruolo nella scuola statale.

Riferimenti normativi 

Innanzitutto, è importante ricordare come la modifica più recente dell’anno di prova docenti, noto come periodo di prova e anno di formazione, è avvenuta con l’approvazione della legge della buona scuola la legge n. 107 del 2015, che è una norma molto complessa, perché si articola in un unico articolo e ben 212 commi. Come docenti non potete non conoscere nel dettaglio la legge della buona scuola, anche se complessa e ricca di decretazione successiva.

Con l’attuazione della legge 107/2015, il primo anno di ruolo è stato rivisto e trattandosi di una riforma complessiva del sistema nazionale d’istruzione e di formazione, ha previsto anche di delegare al Governo di allora il riordino di alcune disposizioni legislative vigenti. 

Da questa legge è disceso il decreto ministeriale n. 850 del 2015, che designa gli obiettivi e le modalità di valutazione del grado di raggiungimento di questi obiettivi da parte del personale impegnato nell’anno di prova ed elenca le attività formative ed i criteri di valutazione che devono essere seguiti per verificare le competenze del personale docente ed educativo durante il periodo di formazione.

Dopo l’approvazione di questo decreto è stato rivisto l’impianto della formazione iniziale e del periodo di prova, introducendo una serie di adempimenti che prima non c’erano: uno per tutti è il bilancio delle competenze, una sorta di autovalutazione delle competenze professionali del docente, dei propri punti di forza e di debolezza.

Nel corso degli anni scolastici successivi, sono uscite poi delle circolari specifiche che hanno dettagliato quali siano le attività di formazione che devono essere condotte e quali gli adempimenti.

Nel 2021 è stato approvato il DM n. 310/2021, che elenca le attività formative, le procedure che devono essere seguite, i criteri di verifica degli standard professionali, le modalità di verifica e di valutazione del professionalità del docente e del personale educativo sia in itinere che finale, quindi, sia nel corso dell’anno di prova che nella valutazione finale davanti al Comitato di valutazione.

Sono state, inoltre, introdotte anche delle azioni di osservazione sul campo e una nuova struttura del bilancio delle competenze che va redato in due tappe fondamentali dell’anno di formazione e di prova.

Inoltre, abbiamo una recente novità: il la legge n. 79 del 2022 discendente la conversione in legge sostanzialmente del DL n. 36 che ha inteso modificare la formazione iniziale per diventare insegnanti e la formazione continua per chi è già di ruolo, tentando di introdurre la formazione obbligatoria docenti.

Il DL n. 36, presentato nella fase finale del governo Draghi alla cui guida del Ministero dell’Istruzione si trovava il ministro Bianchi, ha inserito una serie di aspetti che coinvolgono anche il personale neoimmesso in ruolo.

In particolare, con la conversione in legge del DL n. 36 con la legge n. 79, sono approfondite le fasi ed alcuni step dell’anno di formazione di prova ed è stata introdotta una novità: una prova aggiuntiva ed ulteriori adempimenti rispetto a quello introdotti con i decreti precedenti.

Infatti, è stato approvato ad agosto del 2022 il decreto ministeriale n. 226/2022 che riprende alcuni passaggi dei vecchi decreti discendenti dal decreto 850 e un chiarimento sulle modalità di svolgimento del cosiddetto test finale, ossia la prova aggiuntiva prevista dopo. DL n. 36.

In tale decreto sono anche indicati i criteri di valutazione del personale nel periodo di prova.

Abbiamo, poi, la Nota Ministeriale n. 30998 del 2022, dove sono state maggiormente dettagliate quelle disposizioni che riguardano il periodo di formazione e di prova introdotte con il DM 226. Anche questa nota è molto importante ed in particolare alcuni allegati che devono diventare punto di riferimento in tutti gli step da affrontare nell’anno di formazione e di prova, per affrontare in modo consapevole e con una certa serenità tutti gli step di questo importante appuntamento professionale.

L’approfondimento degli adempimenti amministrativi e formativi dell’anno di prova e del periodo di formazione è presente negli articoli correlati progressivamente pubblicati.

L’importanza della valutazione per il docente

Le competenze di valutazione sono un tema sicuramente complesso ed articolato ma la cosa fondamentale da mettere immediatamente in evidenza è come la valutazione debba essere strettamente correlata ad un’altra attività che svolge il docente: la programmazione. 

Infatti, la circolarità tra queste due azioni, valutazione e programmazione, è una circolarità virtuosa che permette, attraverso la valutazione, di raccogliere elementi utili per predisporre la programmazione e, attraverso la programmazione, fornire elementi utili per condurre una valutazione.

Dobbiamo renderci conto di come la valutazione non sia mai conclusiva ma sempre ricorsiva, ossia, si tratta di un’attività ripetuta che offre sempre elementi nuovi per poter rivedere la propria programmazione. 

Inoltre, la valutazione è utilizzata dal docente come strategia utile alla costruzione di attività e di strategie didattiche. La valutazione ci aiuta a prestare attenzione al binomio insegnamento-apprendimento e, soprattutto, sostiene la stimolazione, la motivazione al miglioramento. 

Tale binomio programmazione – valutazione permette di formulare gli obiettivi partendo dal punto di vista dei nostri studenti.  

Interessante è un passaggio delle Indicazioni nazionali del primo ciclo di istruzione ma che vale anche per gli altri ordini di scuola: 

Indicazioni Nazionali

La valutazione precede, accompagna e segue ogni percorso curricolare, pertanto, aiuta ad attivare le azioni da intraprendere, permette di regolare quelle già avviate e promuovere il bilancio critico sulle attività che sono condotte a termine.

Indicazioni Nazionali – leggi l’articolo

Quindi, la valutazione ha una funzione prettamente formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo. Infatti l’insegnante nella propria attività di programmazione e nella conduzione dell’attività didattica utilizza diverse forme di valutazione a seconda delle funzioni che le stesse ricoprono: valutazione diagnostica, epistemologica, sommativa, formativa, orientativa, diffusa, formatrice.

Abbiamo un tipo di valutazione che potremmo definire diagnostica, ossia, che permette di adeguare la preparazione delle attività al punto di partenza, alle competenze, conoscenze e abilità già in possesso i nostri studenti. Vi rientrano i test di ingresso o le attività di ingresso che vengono svolte proprio per raccogliere elementi utili sui quali impostare, poi, la programmazione. 

C’è poi un tipo di valutazione che potremmo definire epistemologica che, quindi, fa riferimento allo statuto epistemologico della disciplina per selezionare i traguardi che sono adeguati allo sviluppo delle competenze dello studente.

Abbiamo una forma di valutazione sommativa che rileva, cioè, le conoscenze, le competenze al termine di un percorso di apprendimento che è stato proposto.

La valutazione formativa che, invece, permette di aggiustare il tiro dell’attività, orientarla e controllarla.

Una valutazione orientativa che aiuta nel raccogliere elementi per quelle scelte che devono essere operate successivamente e deve tener conto non solo delle situazioni di apprendimento formale, strutturato come quello che accade a scuola, ma anche delle esperienze di apprendimento informale e non formale che vengono condotte al di fuori dell’ambito scolastico o in contesti organizzati o in situazioni di vita quotidiana.

Abbiamo, poi, una forma di valutazione che dovremmo definire diffusa cioè quella forma di valutazione che non dovrebbe vedersi ma che dovrebbe accompagnare costantemente ogni nostra attività e proposta didattica.

Infine, dobbiamo esercitare anche una valutazione formatrice, una valutazione utile a disinnescare l’ordigno emotivo che fa spesso accompagnare l’ansia alla prova di verifica, alla interrogazione e, quindi, fa vivere la valutazione come un momento occasionale, carico di ansia. In realtà, la valutazione dovrebbe essere un momento ordinario dell’attività in virtù della quale lo stesso studente impara a cogliere elementi utili per poter migliorare il proprio apprendimento. In questo senso, una valutazione diventa davvero formatrice.

Abbiamo, anche una tipologia di valutazione che coinvolge i docenti come componenti di una struttura più complessa: la valutazione d’istituto.

Infatti a partire da 2013, ogni istituzione scolastica è stata coinvolta in quel processo del sistema nazionale di valutazione che prevede come per ogni scuola sia effettuato un momento di autovalutazione con l’elaborazione del cosiddetto Rav, Rapporto di Autovalutazione, sulla base del quale sono raccolti elementi di forza e di debolezza per stilare un Piano di Miglioramento, PDM, che prevede degli interventi rivolti ai docenti, al personale della scuola ma anche gli studenti. Sulla base di questi due processi si arriva l’elaborazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, PTOF, che contiene al proprio interno i percorsi formativi elaborati e proposti dalla scuola sulla base della autovalutazione. Il percorso virtuoso così descritto arriva a rendere conto all’estero delle proprie scelte e del proprio operato attraverso la cosiddetta rendicontazione del bilancio sociale. 

Possiamo, pertanto, vedere come la valutazione utilizzata abitualmente come competenza del docente nella propria programmazione ed attività disciplinare si arricchisce di un’altra dimensione che coinvolge l’intero istituto e quindi l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Ne possiamo desumere che nel profilo professionale del docente un’altra competenza è quella di valutazione, sicuramente molto complesse ma imprescindibile,  perché senza un’adeguata preparazione da questo punto di vista diventa difficile condurre anche la programmazione. 

Competenze metodologico didattiche

Per approfondire le competenze metodologico-didattiche è importante sottolineare come queste competenze non siano riferite ad una disciplina specifica, ma come permettano al docente di ricoprire il ruolo di facilitatore, di animatore degli apprendimenti. Infatti, attraverso la propria attività il docente si impegna ad attivare gli apprendimenti degli studenti, a far emergere i loro saperi impliciti e, soprattutto, a favorire lo sviluppo naturale delle intelligenze.

Pertanto, questa competenze metodologico-didattiche si manifestano nella capacità di pianificare, di organizzare, di mettere in atto, di monitorare e di valutare l’attività finalizzata a favorire gli apprendimenti degli studenti. Il docente ricopre, così, un ruolo di mediatore tra lo studente e la disciplina di insegnamento.

Nello specifico, in cosa consistono tali competenze? quali strategie utilizzano? Come si pianificano e si mettono in atto?

Analizzo, in particolare, alcuni aspetti elencati nel sommario.

Logicamente, queste analisi non sono esaustive di tutta la complessità delle competenze metodologico-didattiche, ma intendono offrire uno spaccato molto interessante.

L’organizzazione dell’ambiente di apprendimento.

L’ambiente di apprendimento è importante per l’incidenza che ha sia sull’area psicopedagogica che sull’area metodologico-didattica. Infatti, se noi prendiamo in mano il testo delle Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo di istruzione, vediamo come il tema sia affrontato in maniera abbastanza approfondita e sia trasversale al testo. La definizione dell’ambiente di apprendimento chiarisce come  possa essere un ambiente fisico o un ambiente virtuale e, in particolare quest’ultimo è stato sperimentato nel corso dell’esperienza della DAD.

Trattasi di uno spazio mentale, culturale,  organizzativo, emotivo ed affettivo e, quindi, non solo di uno spazio fisico come abitualmente definiamo un luogo occupato.  E’ un luogo dove si fa conoscenza, in cui si vivono le relazioni, dove l’attività cognitiva si realizza attraverso la collaborazione nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti. In questo modo, lo spazio diventa ambiente di apprendimento, che va progettato intenzionalmente da parte del docente, al fine di promuovere l’apprendimento. 

Questa impostazione apre alla visione di una scuola come un laboratorio di ricerca, cioè come uno spazio cognitivo all’interno del quale viene stimolata la ricerca, l’attività laboratoriale: si pongono dei quesiti per  trovare delle risposte insieme;  gli apprendimenti diventano significativi; si può cercare di progettare e di realizzare uno spazio metacognitivo. In quest’ultima accezione, lo spazio offre anche l’opportunità di imparare a riflettere sui processi messi in atto per maturare un apprendimento e questo arricchisce la capacità riflessiva.

Nelle Indicazioni Nazionali è interessante analizzare la definizione di ambiente apprendimento per quanto riguarda l’ambito della scuola d’infanzia: si può cogliere come nella progettazione il docente deve sapere utilizzare lo spazio e anche il tempo della scuola, attraverso la costruzione delle routine, per favorire quelle abitudini, quei comportamenti non rituali ma ricorrenti che aiutino il bambino a riconoscere gli spazi e i tempi con i quali è organizzata la propria quotidianità.

Inoltre, nelle Indicazioni Nazionali per quanto riguarda la scuola d’infanzia, si presta attenzione alle conoscenze ed alle esperienze degli alunni non solo in un contesto formale, come quello organizzato e progettato della scuola, ma anche tenendo conto dei contesti informali e non formali all’interno dei quali i bambini e le bambine apprendono, acquisiscono conoscenze e abilità.

 L’ambiente di apprendimento deve, allora, essere attento e rispettoso delle diversità, da considerarsi una ricchezza, da valorizzare. 

L’ambiente in questa lettura va progettato e strutturato per promuovere l’esplorazione e la scoperta, stimolando anche al diventare consapevoli del proprio apprendimento. 

La gestione della classe

Quante volte ci siamo chiesti come riuscire a gestire il gruppo classe in una maniera efficace e significativa? Quante volte siamo andati in crisi di fronte a situazioni di complicate di gestione della classe? Quante volte abbiamo messo in discussione la nostra capacità di essere stimolanti e mantenere vivo interesse e partecipazione?

Innanzitutto, va premesso che non vi sono ricette percostituite perché bisogna tenere conto di moltissime variabili. Pertanto, cerchiamo soltanto di affrontare alcuni suggerimenti utili per poter calare poi nel contesto di ciascuna delle nostre classi le competenze metodologico-didattiche utili in questo senso.

È significativo considerare la classe come un sistema, cioè è un’unità composta di parti, in cui il movimento, l’azione, il comportamento di una parte incide su quella di tutte le altre.  Quindi, in questo senso, la classe diventa un sistema complesso e lo sperimentiamo nella quotidianità. Infatti, le pratiche quotidiane permettono di vedere progressivamente come sia organizzata la gestione della classe per adattarla alle nuove situazioni, perché, ad ogni movimento di un componente del sistema corrisponde, logicamente, una riorganizzazione, una reazione del sistema stesso. Il docente fa parte di questo sistema, pertanto, bisogna evitare l’errore di pensare che la classe siè un corpo esterno a noi, composto soltanto degli alunni e degli studenti e l’insegnante non vi faccia parte.

So di riportare osservazioni scontate ma è utile, talvolta, concedersi del tempo per soffermarsi a riflettere su tali dinamiche in cui siamo coinvolti e anche travolti.

Quindi, anche l’azione, il movimento, il comportamento del docente suscita una reazione nei confronti di tutti i componenti di questo sistema ed è per questo che tale dimensione va assolutamente considerata e ben ricordata. Ci sono alcuni principi chiave che reggono un sistema:

  • L’interdipendenza, ossia ciascun componente di un sistema incide sulla strutturazione del sistema stesso;
  • L’evoluzione all’interno di un sistema, che si crea nel momento in cui si raggiunge un equilibrio tra la stabilità e il cambiamento. Tale principio si osserva nella quotidianità della nostra attività all’interno delle classi ogniqualvolta si affronta una nuova situazione che induce o introduce un cambiamento;
  • La dimensione pubblica o triadica dell’interazione in classe, cioè ogni azione, ogni gesto, ogni espressione utilizzata dai componenti del gruppo è visibile da tutti coloro che vi fanno parte. Se, ad esempio, un alunno interviene dicendo qualcosa di scorretto, la nostra relazione ha una incidenza pubblica, pertanto, se lo offendiamo dicendogli sei il solito: Non capisci nulla  palesiamo pubblicamente  il nostro rimprovero e, di conseguenza, la nostra espressione incide sull’equilibrio che si viene a creare all’interno del sistema classe. Dovremmo, piuttosto, cercare di sfruttare l’occasione per riflettere sulla sistemazione dell’accaduto.

In questo modo, diviene centrale prestare attenzione a tutti i gesti che compiamo e anche agli atti comunicativi perché sono veicolo di messaggio, di contenuto, di relazione.

Per considerare la classe come sistema di cui il docente fa parte si deve attentamente considerare tre elementi fondamentali:

  • La partecipazione;
  • Le emozioni;
  • La motivazione.

Per favorire la partecipazione dobbiamo centrare la nostra programmazione sullo studente: lo riportano molto bene le Indicazioni Nazionali ma lo richiede anche la scuola autonoma, che con il Regolamento dell’Autonomia delle istituzioni scolastiche ha evidenziato come lo studente debba essere protagonista del proprio apprendimento.

Vi sono molti esempi anche di metodologie che possono essere utilizzate per svolgere questo tipo di impostazione: l’esperienza del tutoring, del cooperative Learning, della classe rovesciata,…  metodologie molto particolari che richiedono un’impostazione teorica e pratica della progettazione.

Ma abbiamo anche esempi tratti dalla nostra quotidianità: attività laboratoriali, la stessa lezione frontale con il coinvolgimento dello studente con domande stimolo, la conversazione, il braimstorming per introdurre un nuovo argomento incentrandolo sul loro background,… 

Questi sono tutti esempi di strategie che rendono stimolante, interattiva e dinamica l’attività in classe. 

Le emozioni sono una dimensione che non dobbiamo assolutamente trascurare in quanto pervadono la quotidianità anche scolastica.  Dobbiamo ricordare che le stesse si manifestano sia a livello individuale che a livello di interdipendenza, cioè all’interno di un sistema, pertanto, lavorare insieme ai ragazzi per riconoscerle, classificarne l’incidenza, definirne l’attivazione e la disattivazione, riconoscerne la valenza positiva o negativa,… offre l’opportunità di una crescita come sistema, come gruppo.

Ad esempio, in una situazione di attivazione di una valenza positiva delle emozioni si può riconoscere la reazione emotiva che può scaturire da parte degli alunni con la soddisfazione o l’orgoglio per aver portato a termine un compito. Oppure, valenza positiva ma come disattivazione può essere il rilassamento dell’alunno di fronte ad una verifica che viene affrontata senza ansia.

Il docente ha, allora, un ruolo centrale nell’educare alla regolazione delle emozioni, che non vanno escluse, allontanate o considerate qualcosa da non esprimere. 

Infine, la motivazione stimola a raggiungere determinati scopi e obiettivi. La stessa può essere intrinseca o estrinseca: nel primo caso, provo soddisfazione per l’attività e per i risultati; nella seconda potrei essere impegnato ad evitare un qualcosa di negativo oppure ad ottenere una gratificazione.

Pertanto, è importante che la motivazione sia attenzionata nel predisporre delle proposte didattiche perché è lo stimolo intrinseco o estrinseco in virtù del quale gli alunni sono interessati a seguire le nostre proposte.

Sono, allora, da evitare le situazioni di assoluta mancanza di motivazione perché produrrebbero non partecipazione e, di conseguenza, il rischio di non raggiungere determinati apprendimenti o, addirittura, scatenare potenziali situazioni di dispersione.

Determinante in questo senso diventa l’attenzione all’ambiente: abbiamo parlato prima di ambiente di apprendimento, contesto entro il quale proponiamo delle attività, che può essere di sostegno alla motivazione ma può essere anche di ostacolo. Pertanto, nel progettare l’attività va prestata attenzione ai bisogni psicologici fondamentali che possono stimolare e guidare il nostro operato e quello degli studenti. Il primo di questi bisogni è l’autonomia, il secondo la competenza, il terzo è il bisogno relazionale. 

Prestando attenzione all’autonomia, anche negli atti comunicativi, va  accompagnato l’alunno o lo studente a maturare la propria, non cadendo nell’errore di essere troppo direttivi e di non offrire alternative di scelta nelle indicazioni.

Guardando al secondo, quello della competenza, si potrebbe, ad esempio, esprimere un aiuto e quindi favorire una soddisfazione dicendo allo studente che gli si offrono gli strumenti e il supporto diventare autonomi e competenti. Al contrario, lo su potrebbe mortificate lanciando un messaggio come ti devi arrangiare o qualsiasi tuo errore non è mia responsabilità.

Infine, il terzo bisogno psicologico fondamentale che è quello relazionale, che può trovare un’espressione di soddisfazione dimostrando, a voce o con i gesti, un interesse per l’alunno come persona e non in base ai risultati ottenuti. 

La gestione della classe è, allora,  un tema molto complesso, che organizzato e gestito con le dovute attenzione e accortezza può diventare davvero un importante risorsa.

La progettazione per competenze

Un ulteriore aspetto che vorrei mettere in evidenza rispetto ai tanti che potremmo approfondire sulle competenze metodologico-didattiche è quello relativo a una progettazione per competenze. Infatti, il ruolo centrale della mediazione didattica nel far maturare degli apprendimenti degli alunni opera favorendo la trasformazione di quei saperi culturali che noi proponiamo. 

Ecco, allora, che ritorna il riferimento alle competenze disciplinari del docente che deve saper sfruttare le discipline come opportunità per far maturare conoscenze, abilità e competenze.

Il primo fondamentale riferimento è stato il Libro bianco sull’istruzione che risale al 1995, Verso una società conoscitiva: ha posato la prima pietra che ha centrato l’attenzione dei paesi dell’Unione Europea e, di conseguenza dell’Italia, rispetto all’impegno di imparare ad imparare, cioè fare in modo che nel corso della propria vita scolastica gli alunni apprendano ad imparare ad apprendere, competenza che gli deve accompagnare per tutta la vita.

Un secondo fondamentale documento è stato il rapporto dell’Unesco del 1996, citato anche da Jacques Delors Nell’educazione un tesoro: in esso sono stati riportati i quattro pilastri fondamentali che sono imparare ad imparare, insegnare a fare, insegnare a vivere ed insegnare a convivere.

Infine, vanno citati due riferimenti chiave centrali per la nostra didattica: le Indicazioni nazionali, che hanno trasformato la scuola italiana facendola passare da una scuola dei programmi, quindi di contenuti e di aspetti che venivano calati dall’alto, ad una scuola del curricolo, che è elaborato e proposto da ogni singola scuola, partendo dal basso. Questa sorta di rivoluzione copernicana nell’impostazione didattica della nostra progettazione è stata favorita dal riconoscimento dell’autonomia funzionale alle istituzioni scolastiche. Ogni scuola deve, allora, elaborare un proprio curricolo con le seguenti caratteristiche:

  • essenziale, centrato su ciò che è fondamentale ed irrinunciabile;
  • verticale, progressivamente approfondito ed arricchito con il susseguirsi dei diversi ordini di scuola;
  • ricorsivo, per ritornare progressivamente su determinati argomenti, contenuti, nodi essenziali per fare in modo che questi favoriscano la maturazione di competenze stabili e consolidate.

Da ultimo ma non per importanza, il riferimento al testo delle cose dette competenze di cittadinanza cioè le Otto competenze chiave per l’apprendimento permanente, articolate in conoscenze, abilità, atteggiamenti. Questo è un documento di riferimento per la nostra progettazione.

Molto sinteticamente ho provato ad offrire un’introduzione delle competenze metodologico-didattiche di un docente. Sì tratta di un tema molto complesso che va costantemente aggiornato e formato. Ho cercato di offrire uno spaccato degli aspetti fondamentali che coinvolgono questo tipo di competenze.

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