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Come superare con successo la prova preselettiva del TFA Sostegno – VIII Ciclo 2023

Mancano poche settimane alla prova preselettiva VIII ciclo del TFA Sostegno. È tempo di entrare nel dettaglio di alcuni approfondimenti utili per prepararsi in maniera adeguata a questo importante appuntamento.

Riferimenti Legislativi

I principali riferimenti legislativi da conoscere sono i seguenti:

  • Decreto MIUR 30 settembre 2011, Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno.
  • Decreto n. 92 del 8 Febbraio 2019, Disposizioni su procedure di specializzazione sul sostegno.
  • Decreto n. 90 del 7 Agosto 2020, Prove di accesso ai percorsi di specializzazione sul sostegno agli alunni con disabilità.

È inoltre fondamentale consultare i più recenti decreti:

  • Decreto n. 691 del 29 Maggio 2023 Riserva posti.
  • Decreto n. 694 del 30 Maggio 2023 offerta formativa e date di selezione prova preselettiva.

Inoltre, fondamentale è leggere con attenzione il bando emanato dall’Università dove intendete sostenere la prova.

Quando sono le prove?

Le prove si svolgono dal 4 al 7 luglio 2023, con date differenziate in base a ordine di scuola.
La prova preselettiva è sempre in mattinata nelle seguenti date:

  • 4 luglio 2023 per la scuola dell’infanzia;
  • 5 luglio 2023 per la scuola primaria;
  • 6 luglio 2023 per la scuola secondaria I grado;
  • 7 luglio 2023 per la scuola secondaria II grado.

In cosa consiste la prova?

La prova preselettiva consiste in un test a risposta multipla con 60 domande, per ciascuna delle quali è necessario individuare la risposta corretta tra 5 possibili opzioni. Le domande saranno predisposte dai singoli atenei e riguarderanno le conoscenze di argomentazione e di uso corretto della lingua italiana, competenze socio-psico-pedagogiche, sull’intelligenza emotiva, sulla creatività e sul pensiero divergente, nonché competenze organizzative e governance delle istituzioni scolastiche autonome.

Il tempo a disposizione per lo svolgimento della prova è 2 ore.

È importante sapere anche come vengono trattate le risposte: alla risposta corretta viene attribuito mezzo punto; alla risposta errata o alla mancata risposta nessun punto. È utile avere chiaro anche questo passaggio per valutare come comportarsi di fronte all’incertezza tra le risposte ad un quesito.

Cosa Studiare?

Per prepararsi a questa prova, si suggerisce lo studio dei decreti legislativi citati, delle conoscenze e delle competenze sopra indicate verificate attraverso la prova.

La prova è, infatti, volta a verificare le seguenti conoscenze, capacità e competenze:

  • la capacità di argomentazione ed il corretto uso della lingua italiana;
  • le competenze didattiche diversificate in base al grado di scuola di appartenenza;
  • le competenze su empatia e intelligenza emotiva;
  • le competenze su creatività e pensiero divergente;
  • le competenze organizzative e giuridiche correlate all’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Particolare attenzione va posta alla comprensione del testo in lingua italiana ed alla capacità di argomentazione, cui sono dedicati 20 dei 60 quesiti della prova preselettiva.

Consigli e Suggerimenti Preparazione Preselettiva al TFA Sostegno

Per una preparazione adeguata, suggerisco l’uso dei manuali e dei kit preparati dalla casa editrice Edises.

Questi strumenti, differenziati per infanzia/primaria e secondaria, comprendono eserciziario, manuale completo sui contenuti e sulle competenze descritte, software di esercitazione ed un glossario di psicopedagogia e didattica.

Troverete, inoltre, molto utile una raccolta dei quiz ufficiali degli ultimi anni e un simulatore online che vi permetterà di familiarizzare con il formato della prova.

Esercitandosi, infatti, alla modalità di selezione computer base diventa più facile affrontare la prova senza ansia per il tempo che scorre, ci si allena alla lettura veloce e ci si abitua alla analisi dei quesiti e delle risposte per trovare distrattori ed elementi chiave per individuare con maggiore facilità la risposta corretta.

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Acquistando attraverso il link in descrizione, potrete beneficiare di uno sconto del 5% e della spedizione gratuita. In omaggio, riceverete alcuni gadget di cartoleria, il software di simulazione per prepararsi alla prova preselettiva ed il glossario di psicopedagogia in formato cartaceo. Non perdete l’opportunità di prepararvi al meglio per il TFA Sostegno!

TFA Sostegno 2023: consigli per prepararsi in modo efficace alla selezione

Approfondiamo quali siano i requisiti richiesti, le prove da affrontare e, soprattutto, i suggerimenti per prepararsi al meglio alla selezione per l’accesso al prossimo TFA sostegno

Requisiti

Per poter procedere a presentare domanda e partecipare alla selezione del TFA è necessario possedere il titolo prescritto nello specifico ordine di scuola per il quale si intende per concorrere.

Per infanzia e primaria sono titoli validi :

  • titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito presso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria
  • diploma magistrale, compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia entro l’anno scolastico 2001/2002

Per la secondaria di primo e secondo grado sono titoli validi:

  • laurea magistrale o a ciclo unico, oppure il diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, o titolo equiparato, accompagnati dai 24 CFU, solo se questi ultimi sono stati conseguiti entro il 31 ottobre 2022 (come specificato all’art. 18-bis del D.Lgs. 59/2017)
  • Gli Insegnanti Tecnico Pratici, essendo in possesso diploma che dà accesso alla classe di concorso per gli Insegnanti Tecnico Pratici, possono ancora per l’anno accademico 2022-2023 accedere, senza obbligo di possedere i 24 CFU

In tutti i casi, valgono gli analoghi titoli conseguiti all’estero e riconosciuti in Italia.

Abbiamo, poi, una casistica per la quale si stanno attendendo indicazioni più precise: i candidati che nel corso degli ultimi otto anni hanno svolto tre annualità di servizio su posto comune o di sostegno, e che, naturalmente, hanno i titoli di accesso alla classe di concorso per cui intendono concorrere. Questi, infatti, dovrebbero accedere direttamente alla prova scritta, senza dover sostenere la preselettiva.

Come chiarito nell’articolo, comunque, questa situazione non sarà totalmente certa fin quando il Ministero non emanerà il Decreto con cui autorizzerà l’avvio del prossimo ciclo TFA, nel quale saranno specificati anche i requisiti con i rimandi alla normativa di riferimento.

Prove d’esame

Le prove d’esame si articolano in un test preliminare, una o più prove scritte ed una prova orale.
Analizziamo nel dettaglio la prima delle prove: il test selettivo.

Test

Il test iniziale è una prova preselettiva e si articola in 60 domande a risposta multipla articolate in cinque possibili risposte, di cui solo una è quella corretta.

Di questi 60 quesiti almeno 20 sono volti a verificare le competenze linguistiche e la comprensione dei testi in lingua italiana.

Per ogni quesito corretto viene attribuito mezzo punto.

Per ogni domanda con risposta errata o priva di risposta sono attribuiti 0 punti.

La durata della prova è di 2 ore complessive.

Sono ammessi alla fase successiva, cioè alla prova o alle prove scritte, coloro che superano il presente test con voto non inferiore a 21/30.

Contenuti da studiare 

Tutte le prove hanno specifici contenuti da conoscere e sui quali vengono posti i quesiti o predisposte le prove.

Gli argomenti da conoscere sono i seguenti:

  • capacità di argomentazione e corretto uso della lingua italiana;
  • competenze didattiche diversificate in base al grado di scuola di appartenenza;
  • competenze su empatia e intelligenza emotiva;
  • competenze su creatività e pensiero divergente;
  • competenze organizzative e giuridiche correlate all’autonomia delle istituzioni scolastiche. 

Suggerimenti per la preparazione 

Come abbiamo avuto modo di analizzare, i contenuti richiesti e la preparazione da dimostrare sono piuttosto articolati e complessi.

Per questo è utile avere dei suggerimenti funzionali sia a coloro che devono sistematizzare lo studio e organizzare una preparazione sperimentata anche sul campo con le esperienze di supplenza, ma anche per tutti coloro che necessitano di approfondire in modo più sistematico i contenuti richiesti per affrontare le prove.

Interessante e utile per una preparazione ottimale in questo senso è il Kit TFA Specializzazione Sostegno didattico Scuola Infanzia e Primaria e il Kit TFA Specializzazione Sostegno didattico Scuola Secondaria della Edises per prepararsi al meglio alle prove di ammissione ai corsi di specializzazione, giunto alla sesta edizione e, pertanto, arricchito dall’analisi delle diverse prove elaborate e proposte dalle università nelle diverse edizioni della selezione TFA.

Il kit si articola nel modo seguente:

  • manuale completo di teoria e test differenziato per la scuola d’infanzia e primaria e per la scuola secondaria;
  • un volume eserciziario commentato per il test preselettivo nella scuola dell’Infanzia e primaria e nella scuola secondaria;
  •  un manuale di approfondimento, con teoria ed esercizi, relativo alle competenze linguistiche e di comprensione dei testi;

IN OMAGGIO

  • un glossario di psicopedagogia e didattica.
  • un software di simulazione delle prove per esercitarsi ed abituarsi alla pratica della selezione per test e per una verifica delle conoscenze pregresse.

Inoltre, per prepararsi al meglio sono disponibili una serie di volumi che approfondiscono, oltre ai contenuti delle prove ed ai test, la legislazione scolastica, l’inclusione, l’educazione civica e offrono tutti gli strumenti indispensabili per superare positivamente la selezione TFA sostegno.

Approfondiamo in modo particolare il primo volume: il Manuale completo TFA scuola d’infanzia e primaria e il Manuale completo TFA scuola secondaria articolato con l’approfondimento della teoria e dei test.

L’analisi dei circa 15 mila quesiti ufficiali proposti nelle precedenti edizioni il TFA ha prodotto l’aggiornamento del manuale, finalizzando il manuale alla preparazione per il superamento del test di ammissione e aggiornandolo con i più recenti contributi pedagogici e didattici. 

Infatti, scorrendo l’indice si trovano gli argomenti previsti dal regolamento dal quale discenderà il bando del TFA.

Nello specifico, gli argomenti trattati sono i seguenti:

  • Competenze socio-psico-pedagogiche, approfondendo in particolare lo sviluppo sociale e le relazioni di gruppo, il linguaggio e la comunicazione, l’importanza del gioco nello sviluppo sociale nel caso della scuola d’infanzia e primaria e la comunicazione con gli adolescenti per la scuola secondaria, la psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento ed i principali contributi pedagogici in tema di sviluppo e di apprendimento. 
  • Competenze su intelligenza emotiva, partendo dalle modalità per definire e misurare l’intelligenza per arrivare alle teorie sulle intelligenze multiple e sull’intelligenza emotiva, la socializzazione e l’aggressività in età scolare e le linee di sviluppo in adolescenza.
  • Competenze su creatività e pensiero divergente, con un affondo specifico su creatività e pensiero divergente, sugli stili di apprendimento, sulla mediazione didattica e sulle strategie innovative, sulla mediazione speciale e sulle strategie didattiche.
  • Competenze organizzative e di governance, per conoscere la scuola e l’educazione nel quadro della Costituzione, per sapersi muovere nell’ambito di una scuola riconosciuta autonoma. Indispensabile è l’approfondimento specifico dell’organizzazione e dell’ordinamento della scuola d’infanzia, primaria e secondaria.
    Per concludere il quadro è presentata la governance dell’istituzione scolastica.
  • Il lungo cammino verso l’inclusione: l’analisi e l’approfondimento del percorso che ha d’istinto la storia del nostro Paese, dalle scuole speciali all’inserimento e dall’inserimento all’inclusione. Sono inserite le Classificazioni internazionali ed i principali manuali diagnostici. Viene, inoltre, analizzato lo svantaggio come elemento unificante. 
    Sono, poi, approfonditi i bisogni educativi speciali e la didattica dell’inclusione.
    Infine, si propone una disamina sul ruolo istituzionale e sociale dell’insegnante di sostegno.

Nell’approfondimento di diversi autori citati nel volume, sono offerti anche ulteriori riferimenti bibliografici inerenti le principali opere degli stessi, per arricchire la preparazione.

Nell’ultima parte sono, infine, presenti batterie di test per la verifica degli apprendimenti, i cui quiz sono tratti dalle prove ufficiali e suddivisi per capitolo.
In questo modo, si verifica la preparazione sui diversi argomenti proposti ma si entra anche nella logica della modalità di selezione per test, che richiede, appunto, allenamento.
A tal fine è proposto anche un software di simulazione per esercitarsi.

Riferimenti legislativi 

È utile avere ben presente anche quali siano i principali riferimenti legislativi dai quali discende il percorso del TFA sostegno.

  • Decreto MIUR n. 249/2010: Regolamento sui requisiti e sulle modalità di formazione iniziale degli insegnanti di sostegno.
  • Decreto del 30 settembre 2011 in particolare l’Allegato C: Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno – prove di accesso.
  • Decreto MIUR n. 948/2016: Disposizioni per l’attuazione dei percorsi di specializzazione per le attività di sostegno. 
  • Art 1 comma 180 lettera b e c della legge n. 107/2015: 
    • b) Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e reclutamento scuola secondaria => delega dalla quale è scaturito il d. Lgs n. 59/1017
      Rivisto con DL n. 36/2022;
    • c) norme per la promozione e l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità => delega dalla quale è disceso il d. Lgs n. 66/2017.

Infine, è necessario conoscere lo specifico bando di concorso per la procedura di accesso al TFA sostegno.

Formazione obbligatoria docenti

Il decreto legge n. 36 del 2022 ha modificato il tema della formazione iniziale e della formazione continua. 

Innanzitutto è importante richiamare la legge di conversione di questo decreto, presentato proprio nella fase finale dell’anno scolastico 2021/22, con la necessità di essere convertito in legge entro sessanta giorni, infatti, il 29 Giugno è stato convertito in legge, la legge n. 79.

Questo decreto rientra nel più ampio progetto di attuazione nel cosiddetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un insieme di risorse che sono state investite per garantire un rilancio ed una ripresa del nostro Paese. All’interno di questo piano è incluso un investimento anche nella scuola.

Il decreto 36 nello specifico va ad affrontare due tematiche: 

  • la formazione iniziale, cioè il percorso che deve essere intrapreso da una persona per iniziare la carriera di insegnante e quindi come poter ottenere la cosiddetta abilitazione alla professione docente insieme alla modalità attraverso la quale il Ministero dell’Istruzione procede con la selezione del personale, ossia il reclutamento. 
  • Il secondo tema è la formazione continua, cioè la formazione del personale in ruolo. Questo tema dovrebbe, peraltro, essere oggetto di contrattazione dal momento che la formazione e l’aggiornamento del personale sono temi contrattuali.

In realtà, il Ministro Bianchi ha deciso, nel bel mezzo della trattativa di rinnovo del contratto, di avviare l’approvazione di questo decreto che interviene in maniera incisiva sul tema della formazione continua.

Formazione iniziale 

Il decreto in questione è intervenuto a modificare il più recente decreto sulla modalità per conseguire l’abilitazione, il d.lgs n. 59/2017, discendente da una delle deleghe della Buona scuola, che ha introdotto i cosiddetti 24 Crediti Formativi Universitari in ambito pedagogico e didattico, per poter conseguire l’abilitazione alla professione docente o comunque poter accedere all’insegnamento. Infatti, è rimasta aperta una diatriba sulla validità di tali 24 CFU come abilitazione. Infatti, una recente sentenza ha dichiarato l’equiparazione dei 24 CFU all’abilitazione all’insegnamento, anche se  la norma originaria non lo prevedeva.

Nel testo originario del d.lgs n. 59/2017, che ha modificato il percorso su come diventare insegnanti dopo la Buona scuola, si prevedeva l’attivazione anche di un tirocinio formativo attivo, una sorta di contratto di apprendistato professionalizzante con il quale la persona potevo ottenere l’abilitazione alla conclusione del percorso. Immediatamente dopo l’entrata in vigore di questo decreto sono intervenute una serie di modifiche che hanno rivisto questo percorso di tirocinio formativo attivo, quindi, ci troviamo in una situazione di vuoto normativo in materia.

Così, il DL n. 36 è intervenuto modificando ulteriormente il d. Lgs n.59, introducendo delle nuove regole per ottenere l’abilitazione.

Tale nuova formazione iniziale entrerà ufficialmente in vigore dal primo Gennaio 2025, con l’attivazione di un percorso universitario o accademico finalizzato al conseguimento dell’abilitazione.

Il percorso di abilitazione deve far maturare nel docente competenze disciplinari, psicopedagogiche, culturali, didattiche e metodologiche indispensabile per poter insegnare e prestare particolare attenzione anche al tema dell’inclusione e della partecipazione degli studenti. Possiamo dire che la finalità è far maturare le competenze professionali del docente ben descritte nell’art. 27 del CCNL comparto scuola 2016/18.

Altra finalità del percorso è contribuire a fare maturare capacità di progettazione di percorsi flessibili e adattabili alle capacità di studenti. Questa formazione iniziale che il Ministro disegna si completerà, poi, con la formazione continua che, quindi, ha una valenza di formazione permanente del personale del ruolo, che vedremo nella seconda parte. 

Innanzitutto, è fondamentale richiamare gli step indispensabili per poter accedere a questa formazione iniziale: il possesso del titolo di studio vincolante per l’insegnamento, titolo di studio che già oggi è previsto come vincolante per poter accedere anche le graduatorie delle supplenze e per poter lavorare nelle scuole. È indispensabile verificare che la propria laurea includa tutti quei Crediti Formativi Universitari indispensabili per insegnare le discipline della classe di concorso dove presento domanda. In secondo luogo, il nuovo percorso abilitante non sarà più di 24 CFU ma di 60 CFU, comprensivo di almeno 10 CFU che approfondiscono l’area pedagogica e non meno di 20 CFU indirizzati alle esperienze di tirocinio, diretto ed indiretto.

Questi crediti formativi universitari devono includere anche un approfondimento del tema dell’inclusione ed un particolare DPCM, ancora da approvare di concerto con il Ministro dell’Istruzione, dovrà approfondire le modalità di accreditamento da parte dell’università e una serie di altri aspetti che sono, in particolare, le linee guida per il riconoscimento di eventuali crediti formativi universitari che un candidato potrebbe avere già approfondito in altri percorsi, la modalità di svolgimento della prova finale selettiva per ristabilire se si è conseguito o meno l’abilitazione, la composizione delle commissioni giudicatrice, il profilo conclusivo delle competenze professionali maturate dal docente alla conclusione del percorso, i costi massimi, dal momento che questi percorsi universitari sono a carico degli studenti.

Infine, il terzo step sarà quello di essere assunti a tempo determinato dopo il superamento di una prova concorsuale. Conseguentemente, è previso il periodo di formazione e di prova, come da sempre avviene, che verrà modificato nelle modalità di realizzazione.

L’abilitazione, pertanto, si articola in molti passaggi: una prima parte con il conseguimento dei 60 CFU, il superamento di una prova finale, che dovrebbe consistere in una lezione simulata. Inoltre, è prevista una riserva di posti e l’onere dell’intero percorso è completamente a carico dei corsisti. Il Ministero ha previsto, poi, una fase di transizione, con situazioni particolari:

  • Percorsi abilitanti speciali per chi è già in possesso di un’abitazione in un’altra classe di concorso o è specializzato sul sostegno.
    Queste persone hanno la possibilità di ridurre i 60 CFU e conseguirne solo 30, articolati in almeno 20 riguardanti l’area pedagogica e almeno 10 riguardanti l’esperienza di tirocinio diretto. 
  • Concorso riservato a coloro che hanno almeno 3 anni di servizio di insegnamento nella scuola statale, di cui almeno 1 specifico sulla classe di concorso per la quale s’intende concorrere. Questi requisiti devono essere posseduti allo scadere della domanda del concorso il cui bando, naturalmente, non c’è ancora.
  • Il caso di coloro che sono in possesso del titolo di accesso, quindi, dalla laurea e dei 24 CFU entro il 30/10/2022.
  • L’ultima deroga riguarda coloro che sono in possesso del titolo di accesso e hanno conseguito 30 CFU nel periodo che intercorre dalla conclusione della fase transitoria 2, cioè dal primo di Novembre 2022 fino al 31/12/2024, ultima data utile entro cui far valere una deroga perché poi entra ufficialmente in vigore la nuova modalità di formazione iniziale.

Il Ministero ha previsto anche un’ulteriore revisione e semplificazione delle diverse classi di concorso per cui importante che, accanto all’aggiornamento rispetto alla modalità di reclutamento e di formazione iniziale che ci riguarda, tenere controllato anche il nuovo di decreto che dovrebbe rivedere le classi di concorso e, quindi, i titoli di accesso a queste classi di concorso, perché verranno specificati i CFU indispensabili per insegnare le specifiche discipline. 

Quindi, è importante che chi stia per accedere al percorso di accesso per la scuola come docente tenga controllato e monitorato quali siano i CFU indispensabili per accedere all’insegnamento in modo tale da sfruttare il percorso universitario per eventuali integrazioni degli esami ed evitare di doverlo fare in un secondo momento, dopo aver conseguito la laurea.

Va sottolineato che in tema di formazione iniziale e reclutamento, ogni governo ha pianificato la propria soluzione ideale per trovare rimedio al problema del precariato nella scuola.

Per affrontare il tema in maniera seria e concreta, andrebbe analizzata la situazione all’interno delle nostre scuole, dove ancora il numero di posti vacanti coperti da precari è davvero molto elevato.

Perché anziché allungare il periodo universitario di preparazione per l’accesso all’insegnamento, non prevedere che i CFU indispensabili siano inclusi nel percorso di laurea? Non sarebbe, piuttosto, auspicabile non pianificare un ulteriore impegno di tempo e di risorse alle persone che devono conseguire una specializzazione di molti anni per poter accedere alla scuola, mantenendo, poi, l’incognita di non capire quanto tempo si debba attendere prima di poter passare di ruolo?

Formazione continua 

Entriamo nel vivo del secondo passaggio, che riguarda la formazione continua cioè la formazione del personale già di ruolo. 

Come dicevo all’inizio va fatta una forte critica sia nei contenuti ma soprattutto nel metodo: il Ministro Bianchi, nonostante da Febbraio 2022 sia in corso la trattativa per il rinnovo del contratto, ha deciso di intervenire per legge sul tema della formazione continua, tema assolutamente contrattuale. Quindi, sarebbe stato corretto e rispettoso sia per i lavoratori e le lavoratrici della scuola che per i loro rappresentanti affrontare la discussione su questo tema in sede di rinnovo contrattuale. Peraltro, va sottolineato che il Ministro, sullo scadere dell’anno scolastico, ha proposto il dl n. 36, convertito in legge a Giugno, imbrigliando la contrattazione in corso con vincoli sul tema della formazione continua. 

Al di là di contenuti, è grave la modalità: la formazione continua, quindi la formazione permanente del personale di ruolo, diventerà obbligatoria dall’anno scolastico 2023/24 per i neo immessi ruolo. Sarà, invece, incentivata per tutto il restante personale di ruolo e, soprattutto, mantiene la dimensione di facoltativa, cioè non diventa obbligatoria, per chi è già di ruolo, mentre per il personale che entra ruolo dal 2023/24 è un po’ in linea di continuità con quanto abbiamo approfondito prima, cioè con la dimensione di formazione iniziale. 

La formazione non obbligatoria è incentivata per stimolarne la frequenza attraverso incentivi, in parte recuperati dal fondo dell’istituzione scolastica, cioè con i finanziamenti che arrivano all’istituzione scolastica per la parte relativa al miglioramento dell’offerta formativa. In particolare, sono incentivati con tale finanziamento i percorsi di progettazione, tutoraggio, accompagnamento allo sviluppo delle potenzialità degli studenti. 

Mentre, è stabilito che venga rinviato alla fase contrattuale la definizione delle ore e dei criteri per l’incentivazione.
In questo modo la contrattazione è già vincolata su alcuni temi e sulla destinazione di una quota di risorse.
Il DL n. 36 prevede che l’incentivazione non sia inferiore al 10% e non superiore al 20% dello stipendio in godimento.
Inoltre, mi permetto di evidenziare che nella scuola è fondamentale il tema della formazione, come per qualsiasi professione, pertanto non si vuole demonizzare la necessità di una formazione permanente come risorsa fondamentale, tuttavia, ci sarebbero molti altri temi contrattuali che avrebbero bisogno di un forte investimento come, per esempio, la necessità di riconoscere l’enorme mole di lavoro sommerso che quotidianamente il personale docente deve sostenere, come una modalità di carriera all’interno della scuola dal momento che molte figure intermedie dall’introduzione dell’autonomia scolastica in poi sono diventate indispensabili per affiancare il dirigente e permettere all’istituzione scolastica di realizzare l’offerta formativa. Bisogna, piuttosto, investire risorse nel cosiddetto middle management.

La formazione continua delineata consiste in percorsi di durata triennale, con verifiche intermedie e finali. 

Dopo la protesta della scuola rispetto all’idea di rispolverare precedenti interventi sulla progressione economica per anzianità, questa partita non è stata toccata. Infatti, ancora oggi nella scuola esistono i cosiddetti scatti di anzianità, ossia una differenza economica in base all’anzianità di servizio, unico elemento di differenza economica. Nell’intento del Ministro c’era rispolverare il decreto Brunetta, prima, e la legge della Buona scuola, poi, che volevano rivedere questa progressione economica per la sola anzianità. 

Impegnata nell’organizzare, promuovere e coordinare la formazione sarà Scuola di alta formazione dell’istruzione, di nuova istituzione, con sede a Roma, in collaborazione stretta con Indire e Invalsi, con compiti specifici legati alla promozione della formazione, al coordinamento delle attività di formazione del personale, al monitoraggio di queste attività. Con specifico decreto del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministero dell’economia e della finanza, dovranno essere definiti i contenuti della formazione ed i percorsi formativi incentivati. 

Naturalmente, per garantire questo percorso, è indispensabile avere determinate risorse e, nello specifico, le risorse per l’attuazione di questo impianto di formazione continua vengono recuperate attraverso una riduzione dell’organico di diritto, quindi di quei posti vacanti al 31 di Agosto. Il taglio stimato partirà nell’anno scolastico  2026/27 per concludersi con l’anno scolastico 2031/32, limitando, pertanto, il numero delle nuove assunzioni in ruolo.

Naturalmente, la vicenda organici tiene conto anche dell’andamento demografico, che sulla scuola influisce significativamente. La partita, però, doveva servire ad applicare, finalmente, la tanto attesa e programmata riduzione del numero di alunni per classe. L’andamento demografico doveva essere un elemento per garantire il superamento del problema delle cosiddette classi pollaio. Ora, attraverso questa riduzione di organico, si rischia di vanificare nuovamente il progetto di riduzione del numero degli alunni per classe, problema rilevante all’interno della scuola. Questo è un problema palese nelle classi prime dove si può arrivare ad avere fino a trenta studenti o nelle classi con alunni diversamente abili, nelle quali non sono rispettati i parametri numerici volti a garantire il diritto allo studio.

Dal 2015, con l’approvazione della Buona scuola, era prevista la possibilità per i dirigenti scolastici di ridurre il numero di alunni per classe, ma se agli stessi non è garantito l’organico sufficiente diventa un progetto impossibile!

Pertanto, questa riduzione di organico rischia di vanificare un tema che è sicuramente preoccupante perché riguarda il calo demografico ma che sarebbe molto importante per condurre la quotidiana attività didattica, ossia, al tema della riduzione del numero di alunni per classe. 

La seconda fonte di finanziamento è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Infine, è prevista la riduzione dell’importo della card del docente a decorrere dal 2028, ossia, si riduce quel finanziamento introdotto dalla Buona scuola per il personale docente di ruolo, volto a garantire la formazione continua e permanente.

Nella parte conclusiva del DL n. 36 sono previste modifiche anche al fondo per la valorizzazione del merito, ossia il cosiddetto bonus Renzi.

Ricostruiamo velocemente la storia del Bonus per la valorizzazione del merito: introdotto con la Buona scuola, ha subito diverse modifiche nel corso degli anni, inizialmente era un fondo completamente gestito dal dirigente, che insieme al comitato di valutazione definiva i criteri in virtù dei quali stabilire chi potesse accedere al bonus e in maniera del tutto individuale il dirigente poteva decidere a chi destinarlo. Grazie al rinnovo contrattuale 2016/18 ed alla finanziaria 2019 sono state introdotte ulteriori modifiche, portando questo bonus a diventare completamente oggetto di contrattazione e destinato anche personale ata, con gli unici criteri stabiliti dalla contrattazione d’istituto

Infine, un nuovo aspetto non incluso nel DL n. 36 ma ad esso collegato attraverso l’approvazione del decreto aiuti: la nascita di una nuova figura di docente esperto.

Il docente esperto

All’interno delle istituzioni scolastiche, a prescindere dal quadro che avrebbe intenzione di costruire la trattativa contrattuale, viene introdotta la figura di docente esperto, che non deve fare altro che insegnare.

Per ottenere tale titolo, va conseguita una valutazione positiva in tre percorsi formativi permanenti consecutivi e non sovrapponibili. Il Ministero stabilisce un limite di contingente alle risorse da destinare a questa figura del docente esperto, che percepirà 5650 euro lordi annui.

Non si tratta, pertanto, di una figura di staff a supporto del funzionamento della scuola, né di un docente coordinatore per i colleghi ma di un docente che ha positivamente superato almeno tre percorsi formativi ed accettato di non trasferirsi in altra scuola.

Interessante è vedere anche il numero complessivo di persone che potrà accedere a questa figura: non più di 8000 unità per ciascun anno scolastico a partire dall’anno scolastico 2032/33 fino all’anno scolastico 2035/36. 

In sede di prima applicazione, in attesa che venga effettuato il rinnovo contrattuale, si applicano alcuni criteri stabiliti dal Ministero nel decreto aiuti bis per la valutazione e la selezione del personale: la media dei punteggi ottenuti nei tre cicli formativi; in caso di parità di punteggio tra più persone il criterio di discrimine diventa la permanenza del docente dell’istituzione scolastica e in subordine l’esperienza professionale che è stata maturata nel corso dell’intera carriera, oppure i titoli di studio posseduti con la specificità del voto conseguito.

Pertanto, si interviene per legge su una materia che dovrebbe essere oggetto di contrattazione e non si tiene in debita considerazione quali siano le reali esigenze della scuola, in linea con quanto già accaduto anche con la legge 107/2015, che ha instillato nella scuola una logica concorrenziale di forte individualismo, anzichè di partecipazione responsabile e dimensione collegiale.

In realtà la scuola dovrebbe essere una comunità educante, gestita attraverso le scelte che vengono effettuate all’interno degli organismi collegiali, cioè di quegli organismi partecipativi dove ciascuno è responsabilmente coinvolto per assumere le scelte che riguardano la scuola, lavorando in sinergia per dare attuazione all’offerta formativa che ha come prima finalità garantire il successo formativo di ogni studente e di ogni studentessa.

La fase di conversione in legge del decreto aiuti ha modificato la figura di docente esperto in docente stabilmente incentivato, senza, però, superare la logica di invadenza per legge su un tema contrattuale.

Ora, infatti, la contrattazione si trova di fronte ad alcuni vincoli e obbligata ad affrontare la nascita di figure che alla scuola non servono.

Questa vicenda dimostra l’assoluta mancanza di conoscenza del mondo della scuola, delle esigenze della scuola e, soprattutto, di rispetto nei confronti dei lavori lavoratori e lavoratrici ma anche di coloro che gli stanno rappresentando in sede di rinnovo contrattuale. 

Non abbiamo visto ancora logicamente tutti gli effetti di questo intervento perché i vari di DPCM ne devono dettagliare l’attuazione, tuttavia, abbiamo già un quadro abbastanza chiaro di quello che c’é aspetterà nei prossimi anni. 

Manuale concorso scuola primaria 2019

Il manuale guida alla preparazione di ogni tappa prevista dal concorso.
Si articola in quattro parti:
1. Approfondimento di quanto previsto per accedere e prepararsi al concorso.
2. La prova preselettiva.
3. La prova scritta.
4. La prova orale.

1. Parte prima

In questa approfondita sezione del volume sono proposte 6 unità argomentative funzionali ad affrontare tutte le prove.
Ogni Unità è articolata in paragrafi che ricalcano i contenuti del regolamento e del bando.
Ogni paragrafo approfondisce un argomento richiesto dal concorso, analizzando riferimenti teorici e normativi.
Ogni paragrafo si conclude, poi, con schede e mappe concettuali, per sistematizzare gli argomenti trattati ed aiutare nella interiorizzazione.

2. Prova preselettiva

Qualora il numero dei candidati sia superiore a quattro volte il numero dei posti messi a disposizione, è prevista una preselezione in modalità computer-based per accertare capacità logiche, comprensione del testo e conoscenza della normativa scolastica.
Questa unità aiuta nella preparazione e nell’affrontare questo step, con indicazioni per lo studio e l’esercizio, con batterie di prove e con le relative soluzioni ragionate.

3. Prova scritta

In questa sezione si accompagna il/la candidato/a nella disamina tra quesiti aperti e saggio breve, approfondendo utili strategie pratiche per leggere ed analizzare i quesiti, riordinare le idee, strutturare ed elaborare la risposta.
Inoltre, sono proposte esercitazioni ed esempi di quesiti svolti con analisi delle relative risposte. Il manuale accompagna tale sezione anche attraverso mappe concettuali per organizzare le idee prima di cominciare a scrivere ed evitare, quindi, di incorrere nei frequenti errori di ridondanza, prolissità, dimenticanza di un riferimento,…
Per la prova scritta si propone, poi, un paragrafo specifico sulla conoscenza e comprensione della lingua inglese.

4. Prova orale

Infine, fiduciosi sulla buona riuscita dei primi step, si affronta la situazione d’esame conclusiva, accompagnando il/la candidato/a ad affrontare qualsiasi proposta venga sorteggiata il giorno precedente al colloquio.
Si aiuta, infatti, la preparazione, simulando la situazione d’esame e proponendo esempi ragionati di progettazione della stessa. Si accompagna, inoltre, alla riorganizzazione delle idee per l’esposizione orale del lavoro svolto in vista del colloquio.

Ora… Buon studio ed… In bocca al lupo!!!

Economia Civile: insieme si può!

Di fronte ad una platea di quasi 1500 partecipanti si sono succeduti una ottantina di  relatori, 18 panel, decine di giovani protagonisti con le loro imprese innovative e sostenibili.

Come preannunciato, l’apertura è stata proprio dedicata ad approfondire le parole che caratterizzano il dizionario dell’economia civile: competenza, democrazia, economia civile, fiducia, generatività, green economy, inclusione, partecipazione, sostenibilità, sussidiarietà, uguaglianza, pari opportunità. Lo stesso direttore del Festival, Leonardo Becchetti, ha ricordato la nascita di una rete fra otto Festival: il Festival Nazionale dell’Economia Civile, il Festival dello Sviluppo Sostenibile, il Festival della Generatività, il Festival della Partecipazione, l’ADAPT – International Conference, il Festival della Soft Economy, la Mappa Celeste, il Forum per il Futuro del Paese, le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile.
Dai dibattiti, dal confronto con buone prassi aziendali, dall’analisi di esempi e di ricerche scientifiche è emerso corale il messaggio di come si possa attuare un’economia che coniughi valore economico, dignità del lavoro e tutela dell’ambiente, come si possa promuovere una nuova visione per il Paese centrata su felicità e ricchezza di senso, anziché conflitto e rabbia.

Nel confronto sono stati posti al centro anche i temi di un’economia per lo sviluppo sostenibile e la promozione di stili di vita e modelli organizzativi di lavoro in linea con tale visione, così come la promozione di un ambientalismo generativo.
Di grande attualità anche il tema delle fake news e del paradosso della disinformazione nell’era dell’informazione.

Nella giornata conclusiva è avvenuto il confronto con i rappresentanti di Governo: Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare e Giovanni Tria, Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con questi si è tentato di fare i conti con la politica, partendo cioè dall’analisi dei vincoli di bilancio, dalle leggi e dai regolamenti, per arrivare ad approfondire quali strategie mettere in atto per realizzare scelte per il bene comune.

Dopo il confronto con il Governo sui temi centrali della tre giorni è già stata annunciata la seconda edizione.

A chiosa della prima edizione, mi permetto di prendere in prestito le parole molto incisive di Mauro Magatti: Uno più uno non dà due, ma tre: questa è la chiave della generatività sociale. L’affermazione sintetizza in modo mirato la dimensione di generatività di un’economia in chiave civile. Da qui ha necessità il nostro Paese di ripartite!

Alcune parole dell’Economia Civile

Le radici dell’economia civile si fanno risalire alla tradizione di pensiero economico e filosofico dell’Umanesimo civile e a quella più remota nel pensiero di Aristotele, Cicerone, Tommaso d’Aquino.
Il termine civile è stato introdotto come aggettivo nel 1765 da Antonio Genovesi, economista, nella propria opera Lezioni di Commercio o di Economia Civile. Con questo contributo si identifica la nascita ufficiale della cosiddetta economica civile.
La prima cattedra di economia al mondo nasce proprio a Napoli,  partendo da un’idea di cooperazione che ha come orizzonte la felicità pubblica.
Di seguito, in vista del primo Festival Nazionale dell’Economia Civile, cercherò di sintetizzare alcuni termini chiave attraverso cui analizzarne contenuti e valori.

Gratuità

Non è il gratis (prezzo zero), ma prezzo infinito.
Non è neanche l’altruismo, né la filantropia, poiché è un atteggiamento morale, che porta ad accostarsi agli altri, alla natura, a se stessi non in cerca di qualcuno o qualcosa da usare a nostro vantaggio, ma da trattare con rispetto e in un rapporto di reciprocità.
C’è uno stretto rapporto tra gratuità e dono, non come oggetto ma come atteggiamento e azione del soggetto. Tuttavia, non tutti i doni sono uguali, poiché il dono che i latini chiamavano munus, e non donum, poneva l’accento sull’obbligo, che non era una faccenda di gratuità.

L’incivilimento

L’incivilimento si misura sulla base delle virtù civili e della equa distribuzione della ricchezze: i beni e le ricchezze sono valutate in base al loro contributo o meno all’aumento della civiltà dei popoli e delle comunità.

La pubblica felicità

La pubblica felicità nasce da un’etica delle virtù e del bene comune, mentre la ricerca della felicità mette al centro l’individuo. In questi tempi di crisi stiamo vedendo che la stessa ricerca individuale di felicità no si compie senza prendere sul serio la dimensione sociale e relazionale. Non c’è felicità individuale senza quella pubblica. In Toscana nel settecento l’espressione usata dagli economisti di questa terra, eredi dell’Umanesimo civile, era benestare.

La reciprocità

Si tratta di un rapporto dinamico che collega i soggetti nella vita comune. La condizione per poterla generare è un mutuo dare e ricevere, anche con registri e forme diverse. La più nota e semplice forma di reciprocità è il contratto, ma ve ne sono anche di più sofisticate.

Beni relazionali

La categoria è stata introdotta nel dibattito teorico principalmente da quattro autori provenienti da settori disciplinari diversi: Martha Nussbaum (1986), filosofa, Pierpaolo Donati (1986), sociologo, Benedetto Gui (1987) e Carole Uhlaner (1989), economisti. Comun denominatore alle diverse teorie è considerare  la relazione come un bene, riconoscendo, pertanto, il rapporto tra i soggetti non è come un mezzo ma come il fine stesso.

L’economia moderna soffre per mancanza di fraternità civile: il suo posto è preso dal comunitarismo o dall’anomia solitaria del capitalismo.
C’è un altro modello che siamo chiamati a favorire: il modello economico-relazionale dell’Economia Civile, centrato sulla reciprocità, sul bene comune e sulla persona che ne
promuove la ricerca con efficienza ed equità. 
Questo percorso è stato approfondito e sperimentato a Brescia con SEC ed un nutrito gruppo di docenti nel corrente anno scolastico: è stato un laboratorio di formazione per chi ha a cuore una visione alta dell’uomo e del suo agire sociale ed economico.

I principi cardine a cui fare, allora, riferimento sono gratuità, incivilimento, pubblica felicità, reciprocità, beni relazionali, sostenibilità.

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