MARCO CORTI
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Indicazioni nazionali e linee guida

Le Indicazione nazionali del primo ciclo d’istruzione e le Indicazioni nazionali e Linee guida per la secondaria di secondo grado sono state introdotte proprio a seguito di una rivoluzione che potremmo definire copernicana: l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Attraverso questa riforma epocale le scuole sono state poste al centro dell’organizzazione scolastica, mentre prima avevamo i ministeri al vertice che con i rispettivi provveditorati emanavano indicazioni rivolte alle singole istituzioni scolastiche. Base di questa piramide erano le scuole cui competeva mettere in pratica le prescrizioni dettate dal Ministero. Grazie al riconoscimento dell’autonomia funzionale ad ogni scuola, ne è conseguita un’impostazione a rete ed i cui nodi sono le scuole, insieme al ministero, agli uffici periferici dello stesso, al territorio ed alla più vasta comunità di appartenenza di un’istituzione scolastica.

Questa nuova impostazione organizzativa ha richiesto anche una nuova impostazione didattica, infatti, si è passati dalla definizione di programmi, calati dall’alto, a indicazioni nazionali, che devono servire come testo aperto per consentire ad ogni scuola di elaborare il proprio curricolo. 

Non si parte più dall’alto ma questa volta la costruzione del curricolo parte dal basso. Inoltre, si è passati da un protagonismo del Ministero ad un protagonismo delle scuole. 

Ecco che allora è importante comprendere come le Indicazioni nazionali partano dal presupposto che la scuola sia inserita in un contesto di una società in continua e rapida trasformazione, sociale e culturale, grazie anche agli strumenti tecnologici e digitali. La rapidità di trasformazioni in cui siamo immersi crea situazioni di discontinuità che possono essere un’opportunità ma anche un rischio. 

La scuola comprende, allora, di non essere l’unico contesto nel quale gli studenti incontrano apprendimenti ma le esperienze di apprendimento pervadono la loro quotidianità.

Pertanto, la scuola deve fare in modo di guidare gli studenti e le studentesse nel dare senso alla varietà delle esperienze che possono incontrare in modo tale da ridurre la frammentazione e garantire ad ogni studente il raggiungimento del personale successo formativo.

Per questo la scuola tenta di consolidare gli apprendimenti di base, le competenze di base per poter affrontare l’apprendimento per tutta la vita. 

Un elemento che viene sottolineato dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida è la centralità della persona con la sua singolarità e complessità. 

Inoltre, è centrale una nuova forma di cittadinanza proprio perchè la scuola adesso si apre al territorio ed alla famiglia ma, grazie all’autonomia scolastica, si introduce anche una forma di responsabilizzazione di tutti gli attori sociali. Questa nuova cittadinanza deve partire dal contesto di appartenenza per ampliarsi al più ampio territorio nazionale, europeo e mondiale.

Nel testo delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida sono riportati gli obiettivi generali di apprendimento per le discipline e relativi traguardi per lo sviluppo delle competenze. Questi aspetti hanno, comunque, come riferimento di fondo il testo della Raccomandazione del Consiglio d’Europa sulle otto competenze chiave per l’apprendimento permanente nella versione del 2006 e nella più aggiornata del 2018.

L’impostazione didattica ed organizzativa introdotta con le Indicazioni nazionali prevede che questo testo sia un quadro di riferimento per la progettazione curricolare della singola istituzione scolastica. Definirei, pertanto, le Indicazione nazionali  e le Linee guida come un testo aperto, un testo di riferimento per i docenti che, all’interno del collegio docenti, possono discutere , condividere ad approvare un proprio curricolo d’istituto, espressione della libertà di insegnamento e a dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Sosterrei, inoltre, che la definizione del curricolo è un processo attraverso il quale c’è la possibilità di sperimentare, di fare ricerca, uno degli aspetti che caratterizzanti proprio l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Il curricolo così elaborato è inserito nel piano dell’offerta formativa, ora piano triennale dell’offerta formativa, che potremmo definire essere la carta d’identità di presentazione di una scuola. 

Riferimento costante deve essere anche il profilo di uscita dello studente alla fine del ciclo d’istruzione.

Nel curricolo elaborato sono definiti gli obiettivi di apprendimento disciplinare ma anche i traguardi di sviluppo delle competenze da certificare alla fine del percorso. 

Partendo dal curricolo d’istituto, dalle Indicazioni o Linee Guida, ogni docente può progettare e attuare le proprie proposte didattiche, sperimentare esperienze di apprendimento, attività, scelte strategiche finalizzate a raggiungere quegli obiettivi di apprendimento e quei traguardi di sviluppo delle competenze. 

Gli obiettivi di apprendimento potrebbero essere definiti come dei campi del sapere, delle conoscenze e delle abilità che sono indispensabili nell’affrontare lo studio delle discipline, per poter raggiungere i traguardi di sviluppo delle competenze 

A loro volta, i traguardi di sviluppo delle competenze sono il termine da raggiungere alla conclusione della scuola d’infanzia, della scuola primaria, della secondaria di primo grado e della secondaria di secondo grado e sono relativi rispettivamente ai campi di esperienza per l’infanzia e alle discipline per gli altri ordini di scuola. Pertanto, i traguardi di sviluppo delle competenze sono dei riferimenti ineludibil e sono indispensabili per poter costruire piste culturali e didattiche volte a garantire lo sviluppo integrale della persona. 

Infine, ma non è per importanza, è giusto citare il ruolo centrale della valutazione nelle Indicazioni nazionali e nelle Linee. Per cogliere l’importanza della valutazione richiamo un passaggio significativo delle Indicazioni nazionali del primo ciclo, che sottolinea il ruolo chiave della valutazione: la valutazione precede, accompagna e segue i percorsi curricolari.

La valutazione ha, allora, un ruolo determinante e, soprattutto, indispensabile per comprendere e acquisire elementi utili in termini di valutazione non solo per il docente ma anche per le famiglie e per gli stessi studenti, nel rispetto della trasparenza e della condivisione dei criteri e dei risultati di apprendimento.

Con questa impostazione la valutazione può essere davvero formativa e formatrice e, quindi, offrire anche agli studenti quegli elementi utili per comprendere quali siano i propri punti di forza e i propri punti di debolezza, per far leva sui punti di forza e cercare di recuperare quelle difficoltà che si incontrano. In questo modo, anche al momento della valutazione, frequentemente oggetto di stress e frustrazione, può essere vissuto come un momento del percorso di apprendimento, un passaggio di fondamentale importanza, disinnescando l’ordigno ansioso che troppo frequentemente lo accompagna.

Pertanto, i testi delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida dei rispettivi ordini di scuola devono essere documenti di riferimento per il personale docente sia per la fase collegiale di definizione e di costruzione del curricolo sia per impostare la propria quotidiana attività didattica.

Educazione civica: le Linee Guida

Con l’approvazione della Legge n 92/2019 è stata prevista la reintroduzione dell’insegnamento di educazione civica.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della norma in questione ad anno scolastico avviato ha costretto al rinvio dall’operazione all’anno scolastico 2020/21.
Sono, pertanto, stati pubblicati alcuni documenti funzionali a tale reintroduzione.

Il decreto in questione contiene 3 documenti:

  • Allegato A: Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica;
  • Allegato B: Integrazione al Profilo delle competenze al termine del primo ciclo, di cui alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione vigenti;
  • Allegato C: Integrazione al Profilo educativo, culturale e professionale di cui all’Allegato A al D.Lgs. n. 226/2005.

Azioni e scelte

Nel corso degli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023 le istituzioni scolastiche definiscono il curricolo di educazione civica, facendo riferimento alle Linee guida, indicando traguardi di competenza, risultati di apprendimento e obiettivi specifici di apprendimento, rispettando i documenti ministeriali riferiti alle Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, alle Indicazioni nazionali e nuovi scenari ed alle Indicazioni nazionali per i licei ed alle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali.

Azioni di accompagnamento

L’Articolo 4 della presente Legge impegna il Ministero e le istituzioni scolastiche a mettere in cantiere misure di formazione, di accompagnamento e di monitoraggio per favorire la progressiva reintroduzione dell’educazione civica nel curricolo.

Revisione curricoli

Nell’allegato alle Linee Guida si prevede la revisione dei curricoli di istituto per adeguarli alle nuove disposizioni, per aggiornarli e finalizzare l’attività didattica allo sviluppo della conoscenza e della comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società.

La norma prevede che l’orario dedicato a questo insegnamento non possa essere inferiore a 33 ore per ciascun anno di corso, da svolgersi nell’ambito del monte ore complessivo annuale previsto dagli ordinamenti, comprensivo della quota di autonomia eventualmente utilizzata.

Nel quadro delineato, il Ministero sottolinea come non si tratti di un contenitore rigido, ma di una indicazione funzionale a favorire un raccordo fra le discipline e le esperienze di cittadinanza attiva che devono concorrere a comporre il curricolo di educazione civica. Pertanto, ogni disciplina è chiamata a svolgere un ruolo di parte integrante della formazione civica e sociale di ciascun alunno.

Nuclei tematici

Nella Legge si ribadisce come i nuclei tematici vadano considerati come trasversali e sottesi alle discipline, pertanto, l’impegno dei docenti va indirizzato a far emergere elementi latenti negli attuali ordinamenti didattici ed a rendere consapevole la loro interconnessione, nel rispetto e in coerenza con i processi di crescita dei bambini e dei ragazzi nei diversi gradi di scuola.

Per operare in questo senso, le Linee Guida individuano alcuni nuclei tematici che costituiscono i pilastri della Legge, a cui possono essere ricondotte tutte le diverse tematiche dalla stessa individuate:

  1. COSTITUZIONE, diritto, nazionale e internazionale, legalità e solidarietà;
  2. SVILUPPO SOSTENIBILE, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio;
  3. CITTADINANZA DIGITALE.

Trasversalità dell’educazione civica

Le Linee Guida ribadiscono in più parti come l’educazione civica superi i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.

Chi insegna educazione civica

Le 33 ore annuali di educazione civica sono svolte ordinariamente nell’ambito della declinazione annuale delle attività didattiche, da uno o più docenti della classe o del Consiglio di Classe cui l’insegnamento è affidato con delibera del Collegio dei docenti su proposta degli stessi docenti della classe o del consiglio di classe.

Qualora, invece, il rispetto delle condizioni di invarianza di organico lo consenta, l’insegnamento dell’educazione civica può rientrare nell’utilizzo della quota di autonomia del 20%, ritagliando uno spazio apposito nell’ambito dell’orario settimanale alla stregua delle discipline del curricolo, senza pregiudicare la trasversalità e la corresponsabilità collegiale dell’insegnamento all’interno del team docente e del Consiglio di Classe.

Nelle scuole del primo ciclo l’insegnamento trasversale dell’educazione civica è affidato, in contitolarità, a docenti di classe individuati sulla base dei contenuti del curricolo, utilizzando le risorse dell’organico dell’autonomia. Tra essi è individuato un coordinatore.

Le soluzioni organizzative che le scuole del secondo ciclo possono adottare, in applicazione delle disposizioni potranno essere differenti e coinvolgere prioritariamente docenti di diversi ambiti disciplinari.

Valutazione

L’insegnamento trasversale dell’educazione civica deve essere naturalmente oggetto delle valutazioni periodiche e finali previste dal D.Lgs. n 62/2017 e dal DPR n 122/2009.

I criteri di valutazione deliberati dal collegio dei docenti per le singole discipline e già inseriti nel PTOF dovranno essere integrati in modo da ricomprendere anche la valutazione dell’insegnamento dell’educazione civica.

Durante lo scrutinio, il docente coordinatore dell’insegnamento formula la proposta di valutazione e si confronta con i docenti del consiglio di classe, che devono fare riferimento anche ai percorsi interdisciplinari proposti.

Per gli alunni della scuola primaria, in coerenza con quanto disposto dal decreto legge n 22/2020 ( legge n 41/2020), essendo stato ripristinato il giudizio al posto del voto, il docente coordinatore propone un giudizio descrittivo, facendo sempre riferimento ai criteri valutativi indicati nel PTOF.

Cosa accadrà nel 2023

Per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023 la valutazione dell’insegnamento di educazione civica fa riferimento agli obiettivi /risultati di apprendimento e alle competenze che i singoli collegi docenti andranno autonomamente ad individuare ed inserire nel curricolo di istituto.

A partire dall’anno scolastico 2023/2024 la valutazione dovrà,  invece, avere a riferimento i traguardi di competenza e gli specifici obiettivi di apprendimento per la scuola del primo ciclo, gli obiettivi specifici di apprendimento per i Licei e i risultati di apprendimento per gli Istituti tecnici e professionali definiti dal Ministero dell’istruzione.

Integrazione ai profili

Gli Allegati B e C procedono ad effettuare delle integrazioni riferite all’insegnamento trasversale di educazione civica al Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione (D.M. n 254/2012) ed al Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione (D. Lgs. n 226/2005, art. 1, c. 5, Allegato A).

Tra i primi impegni dei prossimi collegi docenti ci sarà, pertanto, un consiste lavoro per la revisione dei curricoli, l’aggiornamento dei PTOF e dei rispettivi criteri la valutazione ed i giudizi, per la programmazione dell’attività didattica che tenga conto delle presenti disposizioni.

Educazione civica a scuola: cosa, come e quando

La Legge n. 92/2019 rivede l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione con la reintroduzione dell’Educazione Civica.

Obbligatorietà dell’insegnamento

L’Articolo 2 prevede l’obbligatorietà di tale insegnamento dal 1° settembre 2019 nelle scuole di ogni ordine e grado, senza l’aggiunta di ore di insegnamento e reclutamento di nuovi insegnanti con competenze specifiche. Ogni  istituzione scolastica deve prevedere 33 ore di insegnamento di educazione civica, non aggiuntive ma attraverso una curvatura degli insegnamenti proposti nella propria offerta formativa. Mentre per la scuola dell’infanzia è previsto siano proposte iniziative di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile.
Per raggiungere le finalità del decreto è possibile sfruttare anche la percentuale di autonomia demandata alle scuole stesse.
Nel primo ciclo di istruzione tali ore sono trasversali a tutte le discipline; nella secondaria di secondo grado sono affidate a docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, con il coinvolgimento di tutto il corpo docente.

Sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento

L’Articolo 3, Sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento, elenca una serie di aree tematiche che dovranno essere oggetto di studio nei vari ordini di scuola in coerenza con le rispettive Indicazioni Nazionali e Linee Guida.
Sono, inoltre, specificati i traguardi di competenza desunti da alcuni documenti di riferimento, quali la Costituzione Italiana, contributi dell’Unione europea e degli organismi internazionali, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,… 
I temi proposti sono, già, comunque, presenti nel curricolo nazionale, tuttavia, la Legge ne enfatizza la dimensione di trasversalità. A tal fine ha previsto un coordinamento con il compito di formulare la proposta di voto, dopo aver acquisito tutti gli elementi conoscitivi dai docenti coinvolti.
All’art. 3 si prevede, inoltre, la promozione dell’educazione stradale, dell’educazione alla salute e al benessere, dell’educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva, e la messa in campo di azioni volte a rafforzare il rispetto nei confronti di persone, animali e natura.
Le tematiche e gli obiettivi previsti sono molteplici con una marcata trasversalità, tuttavia, la votazione prevista è una ed espressa in decimi. Nei consigli di classe potrà accendersi parecchio confronto per verificare e valutare con attenzione conoscenze, abilità e competenze con un risvolto anche etico e comportamentale.

Cittadinanza digitale

Un articolo specifico è, poi, dedicato alla cittadinanza digitale, l’Articolo 5: saper fruire in modo consapevole e critico dei media e della rete, partecipando attivamente ad un dibattito pubblico, creando e gestendo in sicurezza la propria identità digitale. È anche istituita a livello nazionale la Consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell’adolescente digitale, in coordinamento con il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del Cyber bullismo, previsto dalla Legge 71/2017, art. 3.

Formazione del personale docente

L’Articolo 6 si dedica nello specifico alla formazione del personale docente nell’alveo del piano nazionale di formazione. Gli Articoli 7 e 8 sono volti a promuovere la continuità su tali temi con la famiglia e con il territorio, avvalendosi rispettivamente del Patto Educativo di Corresponsabilità e di esperienze formative extra curriculari.
È istituito l’albo delle buone prassi ed indetto annualmente un concorso nazionale proprio per promuovere la formazione di educazione civica e sensibilizzare alla sua significatività.

Cittadinanza e Costituzione

Già la Legge n. 169/2008 sinteticamente ricordata come la Riforma Gelmini, aveva fatto confluire obiettivi e conoscenze dell’educazione in un nuovo insegnamento: Cittadinanza e Costituzione. Tale insegnamento doveva essere inerito nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse.
Attraverso tale insegnamento si è cercato di far maturare competenze e comportamenti di cittadinanza attiva ispirati ai valori della responsabilità, legalità, partecipazione e solidarietà. La finalità allora esplicitata è stata costruire più ampie competenze di cittadinanza, rispetto agli obiettivi del tradizionale insegnamento di Educazione civica.
Per questo, sede di scrutinio intermedio e finale venne valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede. 

Il via ufficiale dal 1° Settembre 2020

La legge 92 così approvata è stata frutto della sintesi di 15 proposte di parlamentari provenienti da diverse compagini politiche. Il Disegno di legge (DDL) 1264, passato definitivamente il 1° agosto nell’Aula del Senato, non è approdato in Gazzetta Ufficiale entro il 31 Agosto. Per questo è nato un dibattito attorno alla proposta di una prima sperimentazione per l’Anno Scolastico 2019/20. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha valutato la proposta ed espresso il proprio parere sfavorevole. Il MIUR ha assunto le posizioni del CSPI, pertanto, l’entrata ufficiale in vigore della Legge 92 sarà il primo Settembre 2020.

Indicazioni Nazionali

Dall’anno scolastico 2012-2013, in modo graduale, le scuole dell’Infanzia e del primo ciclo hanno iniziato ad elaborare l’offerta formativa avendo come riferimento le Indicazioni che ancora oggi sono in vigore. Va subito precisato che le Indicazioni Nazionali per il Curricolo non sono il curricolo propriamente detto, ma sono, piuttosto, il quadro di riferimento per l’elaborazione del curricolo di scuola. 

Cosa sono le Indicazioni Nazionali

Le Indicazioni sono un testo essenziale e forniscono un quadro di riferimento in quanto sottolineano la necessità, per il nostro sistema di istruzione, di formare persone capaci di affrontare i problemi della contemporaneità all’interno di un sistema culturale e sociale complesso. È un testo che si presenta alle scuole autonome con una struttura semplice, scritto con linguaggio comprensibile che esprime pochi concetti fondamentali, che rispetta la specificità dei diversi periodi scolastici. L’attenzione alle specificità non deve, però, andare a scapito di una unitarietà pedagogica di fondo, sulla cui base articolare e strutturare un curricolo in continuità tra i vari gradi scolastici.

La struttura delle Indicazioni Nazionali

La struttura del testo delle Indicazioni Nazionali è molto semplice:

  • una cornice culturale comune introduce ai diversi ordini e gradi di scuola;
  • segue un breve presentazione che illustra l’impostazione curricolare suggerita;
  • viene presentato un Profilo dello studente, che diventa punto di riferimento unitario dell’azione didattica di ogni ordine e grado di scuola;
  • è conservata la focalizzazione sulle competenze e si fa riferimento alle otto competenze-chiave dell’Unione europea, che suggeriscono una apertura dell’insegnamento alla dimensione della vita e non solo la preoccupazione disciplinare e scolastica definite in senso stretto.

Tutta questa prima parte, più di un terzo dell’intero testo, è comune a ben tre ordini di scuola, infanzia, primaria, secondaria di primo grado. Questo significa che, pur nella loro specificità, tanto la scuola dell’infanzia quanto la scuola del primo ciclo sono pensate dal Miur come strettamente tra loro interconnesse.

Inoltre l’articolazione interna del testo per la scuola dell’infanzia e quella del primo ciclo è sostanzialmente la stessa:

  • presentazione delle caratteristiche e delle finalità di ciascuno di questi due fondamentali periodi di apprendimento;
  • indicazione dei criteri metodologici che ne devono ispirare l’azione didattica;
  • individuazione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze, intesi come riferimento per l’azione degli insegnanti e collocati al termine dei principali snodi curricolari (fine scuola dell’infanzia; fine scuola primaria; fine scuola secondaria di primo grado);
  • obiettivi di apprendimento che gli insegnanti prenderanno in considerazione per la definizione dei loro percorsi didattici.

Dal momento che gli obiettivi di apprendimento sono tutti disciplinari, nella scuola dell’infanzia non vengono suggeriti, ma la loro determinazione effettiva è completamente lasciata ai docenti, in relazione al tipo di esperienze che intenderanno proporre ai bambini.
Le discipline del primo ciclo non sono raggruppate in aree disciplinari, anche se viene richiamata l’importanza di garantire il raccordo tra i diversi insegnamenti.

La scelta di redigere un unico testo che comprende i tre distinti ordini di scuola è di grande rilevanza i quanto viene sottolineata la dimensione verticale dell’intero impianto curricolare, l’unitarietà che deve saldare in un percorso coerente universi scolastici un tempo separati e caratterizzati da culture scolastiche ed organizzative anche piuttosto distanti tra loro.

Finalità generali della scuola e il senso dell’esperienza scolastica

Nelle Indicazioni, non si dice esplicitamente che cosa sono le competenze, ma emergono come il perno su cui costruire un nuovo sistema educativo. Si consolida un lessico e un pensiero che trasformano le competenze come architrave dell’azione didattica, cioè un dato reputato acquisito per costituire a scuola le condizioni per un apprendimento appropriato alla realtà concreta. La prescrittività dei traguardi di competenza fa sì che alle scuole e ai docenti spetti il compito di fissare autonomamente il percorso per giungervi, ma la meta non è eludibile perché solo le competenze, così come sono definite e normate nel testo ministeriale, possono garantire alle nuove generazioni di diventare adulti consapevoli, in grado di riconoscere e affrontare le evoluzioni imprevedibili del mondo complesso che li attende.  

Per riuscire a rispettare quanto illustrato, richiede ai docenti di progettare una didattica per competenze, cioè uno stile di insegnamento – apprendimento dove l’alunno è coinvolto attivamente nella costruzione del sapere.  Detto in altre parole tutto ciò significa passare dall’insegnamento all’apprendimento, cioè, da uno stile di insegnamento che non trasmette più semplicemente nozioni, dati, formule e definizioni da imparare a memoria ad un apprendimento dove gli alunni sono co-costruttori del proprio sapere, in quanto imparano in modo significativo, autonomo e responsabile, fanno ricerca, sviluppano le loro curiosità, fanno ipotesi, collaborano, affrontano e risolvono problemi insieme ai loro compagni.

Profilo dello studente

Aspetto di novità nelle Indicazioni nazionali per il curricolo è sicuramente il paragrafo riferito al Profilo dello studente e il Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione. Nel primo si pone l’enfasi sia sul ruolo che gli Istituti Comprensivi possono avere nell’affermazione di una scuola unitaria di base, capace di prendere in carico i bambini dai tre ai quattordici anni e riposizionare i molti apprendimenti, che il mondo oggi offre, entro percorsi strutturanti, incentrati sulle competenze riferite alle discipline di insegnamento ed al pieno esercizio della cittadinanza.

Il secondo documento, invece, costituisce per i docenti una sorta di faro nella progettazione del curricolo in quanto descrive, in forma essenziale, le competenze riferite alle discipline di insegnamento e al pieno esercizio della cittadinanza, che un ragazzo ed una ragazza devono mostrare di possedere al termine del primo ciclo di istruzione. Il conseguimento delle competenze delineate nel profilo costituisce l’obiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano. A questo profilo si ispirano, successivamente, i traguardi di sviluppo delle competenze riferite alle discipline, gli obiettivi ad esse connessi e, di conseguenza, la stessa valutazione. Un’attenta lettura del Profilo consente di ricondurre facilmente le competenze ivi descritte alle competenze chiave per l’apprendimento permanente individuate dalla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio d’ Europa del 18 dicembre 2006. È infatti possibile trovare una corrispondenza tra ciascun enunciato del Profilo e una o più delle competenze chiave europee.

Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari

Il 22 febbraio 2018 è stato presentato al MIUR il documento Indicazioni nazionali e nuovi scenari che non vuole essere una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali, né l’aggiunta di nuovi insegnamenti, bensì la ricalibratura di quelli già esistenti, reinterpretando, nei fatti, le Indicazioni del 2012 alla luce di nuovi spunti offerti alle scuole per indirizzarle e guidarle nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione. Il tema della cittadinanza, in tale documento ministeriale, viene affrontato come il punto di riferimento costante per tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale. La cittadinanza riguarda, infatti, tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo che possono offrire i singoli ambiti disciplinari, sia per le molteplici connessioni che le discipline instaurano tra di loro. Il riferimento, in particolare, è rivolto alla tematica dell’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base, all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni mediante l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.

L’obiettivo che si prefigge il documento del Miur è che la scuola possa realmente garantire agli studenti il padroneggiamento consapevole delle competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del tempo presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro da sé.

La competenza è un processo dinamico, in evoluzione, non è acquisita una volta per tutte nella vita, va aggiornata e approfondita, rinnovata ed esercitata all’interno delle comunità in cui il soggetto vive ed opera.  In questo itinerario di acquisizione di competenze, di costruzione di forme di cittadinanza attiva, la scuola riveste un ruolo di primo piano in quanto è il luogo in cui gli studenti vengono educati al rispetto dei diritti degli altri, all’apertura nei confronti della diversità personale e culturale, al senso civico, all’equità, al senso di giustizia, alla conoscenza di sé e all’attitudine al dialogo e al confronto. Parlare di competenze di cittadinanza vuol dire anche istituire una rinnovata attenzione all’educazione linguistica, artistica, storica, geografica, al pensiero computazionale. Vuol dire, in ultima analisi, offrire agli studenti strumenti idonei per affrontare efficacemente il mondo globale attuale.

Indicazioni Nazionali e Linee Guida

Completano il quadro delineato da tale nuova impostazione i documenti riguardanti il secondo ciclo di istruzione e formazione per i licei, gli istituti tecnici e professionali, il cui percorso di revisione si è avviato rispettivamente attraverso il DPR n. 89/2010 (licei), DPR n. 88/2010 (istituti tecnici), DPR n. 87/2010 (istituti professionali). Quest’ultimo è stato oggetto di recente revisione ai sensi del D.Lgs. n. 61/2017 discendente dalla Buona Scuola.

Anche questi documenti sono in linea con la nuova impostazione che ha superato la logica dei programmi ministeriali per favorire la costruzione di un curricolo verticale dell’istituzione scolastica, volto a favorire il raggiungimento dei traguardi di competenza definiti dalle indicazioni e dalle linee guida.

Costrutto di competenza

Fa da sfondo  all’impostazione così delineata, dalla scuola d’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, il costrutto di competenza, cioè il sapere di azione di fronte a situazioni nuove.

Per raggiungere quanto prescritto dalle Indicazioni Nazionali, ossia i traguardi di competenza, diventa fondamentale dare un senso a quanto si fa, individuare i nuclei essenziali delle discipline, attivare determinati processi cognitivi e rendere protagonisti gli studenti.

Nonostante tali documenti siano in vigore ormai da diversi anni, il percorso di essenzializzazione del curricolo per individuare i nuclei fondanti di ogni disciplina è ancora lontano dalla propria piena attuazione.

Tale tema è, però, tornato di grande attualità e per progettare l’attività didattica a distanza, indispensabile in questi mesi e presumibilmente anche per il nuovo anno scolastico. E’ già da ora e sarà indispensabile nei prossimi mesi che ogni istituzione scolastica, in seno ai propri organi collegiali, proceda alla individuazione dei nuclei fondanti di ogni disciplina per rispondere a questo costruttivo aspetto definito dalle Indicazioni.

Normativa Essenziale di Riferimento

Didattica a distanza: tante domande…

L’attuale situazione di sospensione delle lezioni che si sta protraendo da tempo, ha reso necessario ricorrere alla didattica a distanza che ha fatto emergere tutte le potenzialità del digitale e della tecnologia ma anche posto di fronte ciascuno di noi a difficoltà strutturali, sociali e culturali. 

Le singole scuole hanno avuto la necessità di effettuare alcuni passaggi cruciali prima di avviare tale esperienza: proviamo ad analizzarli. 

Innanzi tutto, data una situazione molto variegata nelle diverse realtà del nostro Paese, un primo passaggio doveva consistere nella ricognizione degli strumenti e delle potenzialità concrete di ciascun istituto e delle famiglie. Questo passaggio è stato fatto? Prima di procedere ad una riprogrammazione dell’attività didattica si è valutato cosa potesse fare la scuola e cosa potessero fare gli alunni, le alunne, gli studenti e le studentesse? 

È chiaro che la situazione emergenziale ha posto tutti, dirigenti, docenti, studenti e genitori di fronte a condizioni mai sperimentate prima, aggravate da un contesto familiare, sociale e culturale fortemente provato. Tuttavia, avere chiaro in quali condizioni poter operare, può fornire un quadro funzionale alla riprogettazione. 

Altro passaggio indispensabile è il confronto, seppur con le difficoltà della distanza, in seno agli organi collegiali: collegio docenti e consigli di classe hanno la necessità di discutere e definire insieme una riprogettazione. Infatti, la proposta di attività didattiche a distanza deve contribuire prima di tutto nel mantenere la continuità, nell’accorciare la distanza fisica cui siamo obbligati, nel mantenere vive le relazioni ed alimentarle in forme nuove e responsabili. L’attività didattica tradizionale ha, infatti, come fulcro la dimensione relazionale, che qui ed ora può fortemente essere messa in crisi. Si tratta di una sfida enorme, ma centrale per favorire un’efficace ricaduta didattica ed il superamento delle povertà educative che la situazione emergenziale ha fatto palesare. 

Il confronto e la condivisione in seno ai diversi organi collegiali offre anche l’occasione per uno stimolo alla crescita formativa nella scoperta di nuove strumentazioni e strategie didattiche, ma anche l’opportunità di condividere modi, tempi e canali per la DAD, prevenendo il rischio di disorientamento negli studenti e nelle famiglie. 

La riprogettare dell’attività didattica non può essere lasciata all’improvvisazione ed alla scelta in solitaria del singolo docente. Infatti, la libertà di insegnamento va ancora rispettata e la si può garantire solo con un dibattito chiaro e costruttivo in seno agli organismi preposti alle scelte educative e didattiche. 

I docenti in seno agli organi collegiali hanno la necessità di attuare quanto previsto dalle Indicazioni Nazionali: individuare i nuclei fondanti delle discipline e procedere, quindi, ad una essenzializzazione del curricolo.

Vengo ora a qualche ulteriore quesito riguardante due temi scottanti: la gestione del tempo e la valutazione. 

Come gestire il cosiddetto time management? Come considerare le ore effettivamente svolte in DAD? Non possiamo pensare di utilizzare i medesimi criteri dell’attività didattica in presenza. Questo aspetto vale sia per la fase di progettazione e di predisposizione della proposta didattica sia per la fase di attuazione con la classe. Quali criteri, allora, condivido come collegio docenti e come consiglio di classe? 

La valutazione: tema delicato e spinoso anche in situazione ordinaria. Pensiamo quanto si complichi ora. Infatti, l’apprendimento è già un fenomeno complesso che non può essere misurato in termini solo quantitativi. 

Posso ancora fare riferimento alle condizioni di una valutazione sommativa e di una valutazione formativa? Ho attualmente considerato tutte le variabili in gioco? 

Come posso verificare la prestazione e valutare la competenza? Può essere di aiuto la costruzione delle rubriche valutative? Sono preparato come collegio docenti, come consiglio di classe e come singolo docente alla costruzione ed all’impiego di questo dispositivo tecnico? Può trasformarsi la situazione di necessità attuale in un’occasione formativa per conoscere, approfondire, costruire e sperimentare questo dispositivo tecnico? 

Alla domanda relativa a cosa fare con la valutazione del corrente anno scolastico dovrebbe fornire qualche elemento di orientamento il Ministero dell’Istruzione con un intervento legislativo ad hoc, che include anche la gestione dell’esame di stato. 

Molti i quesiti posti con l’obiettivo di fornire spunti di riflessione sulla situazione emergenziale ed inaspettata che sta attraversando la società e la scuola. Nessuna pretesa di avere risposte risolutive anche perché le variabili in gioco sono molteplici ed una ricetta che valga per tutti non può funzionare. 

Ogni istituzione scolastica, facendo fronte a tutte le legittime difficoltà contestuali e strutturali, deve cogliere l’occasione per un confronto chiaro, responsabile e rispettoso, per condividere scelte efficaci e funzionali, nella consapevolezza che una condizione quale l’attuale non si è mai verificata prima d’ora. 

Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali

Consiste nella compressione, nel rispetto di come le idee ed i significati vengano espressi creativamente e attraverso le più diverse e svariate forme artistiche. 

Come sempre, anche questa competenza, si articola in conoscenze, abilità e atteggiamenti.  

Essa prevede la conoscenza delle culture e delle espressioni culturali, nazionali, internazionali, europee e regionali e del patrimonio artistico culturale che le arricchisce. Insieme ad essi è indispensabile la conoscenza delle lingue attraverso le quali queste tradizioni vengono veicolate e, inoltre, la conoscenza di come queste diverse tradizioni si influenzino reciprocamente. Inoltre, tra le conoscenze è importante includere come vengono veicolate le idee e le riflessioni tra l’autore, i partecipanti, il pubblico e come questo avvenga attraverso diverse forme di comunicazione, dal testo scritto al testo tramandato a voce, e attraverso diverse forme artistiche, il teatro, la musica, architettura, forme ibride e via dicendo. 

Tra le abilità vi è la capacità di esprimere ed interpretare le idee, le emozioni, l’esperienza e la capacità di farlo attraverso le diverse forme artistiche. Abilità è anche saper riconoscere e realizzare le opportunità di valorizzazione personale, sociale e commerciale attraverso le arti e le altre forme culturali, espresse in modo individuale o collettivo. Gli atteggiamenti includono l’essere rispettosi nei confronti delle diverse manifestazioni culturali, dimostrare apertura e rispetto verso le diverse espressioni artistico culturali. Di grande importanza è anche avere un approccio etico e responsabile soprattutto nei confronti della titolarità culturale ed artistica. Infine, un ultimo aspetto degli atteggiamenti è dimostrare apertura per immaginare attraverso le varie forme creative diverse opportunità di espressione culturale e, soprattutto, dimostrare la disponibilità alla partecipazione a queste diverse manifestazioni culturali, individualmente o collettivamente.

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