Contrattazione e Collegialità: il cuore del nuovo CCNL comparto scuola

La scuola deve tornare ad essere un'autentica comunità educante, dove collegialità e contrattazione tornano ad essere le dimensioni di una scuola autonoma

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Luisa Treccani


Esperta di
Legislazione Scolastica

Contrattazione e Collegialità: il cuore del nuovo CCNL comparto scuola
La scuola deve tornare ad essere un'autentica comunità educante, dove collegialità e contrattazione tornano ad essere le dimensioni di una scuola autonoma



scacchi

Il CCNL comparto Scuola, che ha visto il consenso dei sindacati confederali, Cigl, Cisl e Uil, il 19 Aprile, si può dire che abbia due dimensioni centrali: la contrattazione e la collegialità.

Nel corso dei mesi che hanno visto impegnati i livelli nazionali nella trattativa, si sono succedute una serie di notizie false e tendenziose, diffuse ad arte da associazioni che, anziché avere a cuore le istituzioni scolastiche ed i loro attori, hanno avuto come unico scopo creare divisione, insinuare connivenze, inficiare il confronto, minare il tavolo della trattativa, suscitare sospetto rispetto alle intenzioni ed alle finalità della negoziazione.

In realtà hanno prevalso le buone intenzioni e l’interesse per i/le lavoratori/trici della scuola e, conseguentemente, per tutti gli attori della scuola come comunità educante: studenti/esse, genitori, personale ATA, dirigenti scolastici.

Cerchiamo ora di chiarire i motivi di tale risultato ritenuto positivo.

Contrattazione

Il cosiddetto Decreto Brunetta, nel 2010, ha introdotto un principio che ha minato alla radice la contrattazione: l’inderogabilità della legge, ossia la possibilità attraverso la legge di modificare materie oggetto di contrattazione oppure di introdurre nuove condizioni.

I tentativi di invadenza di campo della legge sul contratto, previsti con tale norma e la successiva Legge della Buona Scuola, la Legge 107/2015, hanno progressivamente scalfito la collegialità e tentato di smantellare le materie oggetto di contrattazione ai diversi livelli, nazionali, regionali e d’istituto.

Nel corso di questi ultimi tre anni, la costante ed impegnativa determinazione di alcuni livelli di contrattazione ha consentito di lasciare aperta una breccia entro cui ha saputo insinuarsi il nuovo CCNL.

Mi riferisco, in particolare, alla contrattazione nazionale sulla mobilità che ha mantenuto la titolarità di scuola, anziché costringere ad una titolarità di ambito, spazio subprovinciale di dimensioni ragguardevoli.

Un altro esempio significativo è stata la determinazione con cui a livello di istituzione scolastica le RSU, hanno introdotto una clausola di riapertura del confronto dopo l’erogazione del fondo d’istituto e, soprattutto, del bonus premiale, per garantire una negozizione al fine di evitare due riconoscimenti per il medesimo incarico.

Questi sono solo alcuni degli esempi che hanno consentito alla contrattazione di lasciare aperta quella breccia entro cui si è incardinato il confronto per il rinnovo del CCNL Comparto scuola 2016/2018.

Nuovo CCNL

Il rischio, infatti, che in sede di trattativa l’ARAN premesse per  avanzate proposte di modifica dell’orario di servizio e della situazione di inquadramento con gli scatti di anzianità erano evidenti.

La determinazione, la tenacia e la consapevolezza delle condizioni entro cui si trovano a lavorare i dipendenti della scuola, ha portato ad avanzare ed ottenere importanti conquiste.

Sono, infatti, rientrate in contrattazione d’istituto le materie usurpate dal Decreto Brunetta: i criteri di assegnazione del personale alle sedi ed ai plessi; i criteri di utilizzo del personale per dare attuazione al Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Inoltre, è stato introdotto il confronto per definire i criteri di ripartizione del famigerato Bonus Premiale. Quest’ultimo ha, infatti, insinuato nelle istituzioni scolastiche dimensioni concorrenziali, a discapito della collegialità che dovrebbe essere alla base delle scelte delle istituzioni scolastiche.

Il settore privato sta cercando di introdurre con entusiasmo forme di partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa: noi, che le abbiamo conquistate con i decreti delegati del 1974, le abbiamo viste distruggere progressivamente, spingendo per un accentramento delle decisioni, a discapito del confronto e delle delibere condivise.

Per contribuire nel rivitalizzare tale partecipazione, con la categoria del Metalmeccanici abbiamo predisposto un percorso che porti al confronto dei collegi docenti con lavoratori delle aziende che stanno provando a costruire la partecipazione: l’entusiasmo e i primi passi loro, la stanchezza e l’esperienza nostra vorrebbero riuscire ad essere da stimolo ad entrambe per partire o ripartire con una dimensione collegiale che riteniamo essere ricchezza.

In questo senso, nel nuovo CCNL è stato introdotto un articolo rivoluzionario: l’articolo 24, che riconosce la scuola come comunità educante, quale luogo di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le due dimensioni.

Per qualcuno potrà sembrare scontato, ma per chi ha vissuto la scuola negli ultimi anni, la dimensione di collegialità e di partecipazione è frequentemente venuta meno.

Richiamare quei decreti che prevedono i passaggi propedeutici di coinvolgimento,  di confronto, di scelta del personale nei rispettivi organismi diviene la chiave di volta per restituire protagonismo alla scuola ed ai suoi attori.

Ora la palla passa ai consigli di classe, ai collegi docenti, ai consigli d’istituto ed alle RSU in sede di contrattazione, per consentire di dare seguito a quanto riottenuto con tale contratto.

Affidare i passaggi di contrattazione e negoziazione a persone affidabili è un dovere che abbiamo come lavoratori/trici della scuola, per consentire alle conquiste del CCNL di avere seguito e di essere rispondenti al contesto di ogni singola istituzione scolastica. Per fare questo è doveroso anche prestare la dovuta attenzione ai fomentatori, che attraverso le fake news hanno cercato solo di minare una trattativa difficile e dai tempi contingentati.

Questo non è indubbiamente il contratto migliore, soprattutto per l’attesa dello stesso da quasi dieci anni. Tuttavia, si può definire un contratto ponte, che ha restituito a contrattazione e collegialità quel protagonismo indispensabile per aprire altre prospettive future, che guardino ad un unico profilo professionale del personale docente, a stipendi diversi, ad un confronto sull’orario di servizio, ad un aumento dell’organico ATA per realizzare una vera scuola dell’autonomia.

LuisaTreccani
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