Con metodologia didattica attiva si fa riferimento a quelle modalità d’insegnamento che coinvolgono con protagonismo gli studenti e le studentesse, per renderli partecipi e stimolarne la creatività e l’iniziativa.
Oltre al debate esistono molte metodologie didattiche attive: cooperative learning, flipped classroom, role play, peer education,…

Debate significa letteralmente dibattito regolato, infatti, si tratta di una vera e propria esperienza di dibattito che ha però delle regole ben precise.
Il debate prevede una scansione temporale e definita di passaggi che vediamo nel dettaglio.

Fasi di realizzazione

Innanzitutto, vi sono alcune fasi:
Fase preparatoria: che poi vedremo molto bene nel dettaglio, che coinvolge il docente e, a sua volta, il docente coinvolge attivamente gli studenti;
Fase pratica: la vera e propria fase all’interno della quale si mettono in atto le procedure per procedere con il dibattito regolato;
Fase conclusiva: momento di verifica, di valutazione, di feedback.

Sostanzialmente il debate vede affrontarsi tra di loro due squadre che si sfidano in una gara argomentativa, infatti, gli attori partecipanti a questa gara argomentativa sono definiti debates.

Le due squadre si confrontano su di un argomento e una squadra deve sostenere posizioni a favore di una determinata tesi e l’altra squadra le posizioni opposte.

L’argomento è un determinato tema o un problema definito dal docente insieme agli alunni. La squadra dei pro, cioè di coloro che devono esporre le posizioni a favore, ha l’onere della prova, mentre la squadra dei contro porta le controdeduzioni, cioè le ragioni opposte rispetto alla squadra che sostiene la tesi iniziale.

Naturalmente, per gestire una attività argomentativa di questo tipo è necessario avere delle regole ben definite, che sono condivise dal docente con gli studenti e che devono essere assunte e messe in pratica con molta attenzione perché saranno anche oggetto della valutazione.

Solitamente, si gestisce il dibattito regolato attraverso tre round, quindi, tre passaggi di botta e risposta con le repliche finali.

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I tempi di gestione del debate sono strettamente regolati, cioè c’è bisogno di una definizione ben precisa dei tempi di esposizione di ciascuna delle tesi e dell’intero dibattito. Il debate ha dei tempi molto definiti che vanno assolutamente rispettati, in quanto è uno degli elementi fondamentali fondamentali per saper gestire adeguatamente il ragionamento e l’esposizione. Il tempo è, allora, elemento centrale del debate, perché obbliga i debaters ad abituarsi a parlare con efficacia, capacità di sintesi, chiarezza espositiva.

Dal momento che ci sono tre round, le due squadre relazionano in più turni e vanno tenute in debita considerazione tutte le variabili.

Il ruolo del docente

Garante di tutti questi elementi è il giudice, incarico solitamente ricoperto dal docente e, una volta allenati all’esperienza, può occuparsene anche uno studente.

Il giudice ha un ruolo centrale: espone le regole e le spiega in modo che i debaters e la giuria le abbiano chiare, valuta attentamente come i debaters e le due squadre rispettino le regole che sono state esplicitate, presta attenzione anche alla struttura delle argomentazioni, valuta la pertinenza ed il rigore logico delle argomentazioni condotte dai ragazzi.
Per approfondire nel dettaglio l’esperienza del debate è molto interessante il testo di De Conti, Debate. Pratica, teoria e pedagogia, pubblicato dalla Pearson nel 2017, dove tutti questi passaggi sono ben descritti e dettagliati.

Infine, il giudice proclama i vincitori ed offre anche un feedback, una restituzione ai partecipanti con riflessioni ed osservazioni raccolte durante l’esperienza del dibattito in merito al rispetto delle regole, al rispetto dei tempi, alla struttura delle argomentazioni ed al loro rigore logico, alla pertinenza delle argomentazioni che sono state condotte a sostegno di una tesi o della tesi opposta.

Come anticipato, è centrale la figura ed il ruolo del docente per progettare questa esperienza, che deve avere ben chiaro quali siano gli obiettivi che intende raggiungere nel condurre tale esperienza.

Per esempio, se con l’attività si vuole coinvolgere gli studenti ed abituarli a parlare in pubblico, è più consumo utilizzare una metodologia di debate che coinvolga anche il pubblico a porre domande alle squadre, oppure, se l’intento del docente è quello di stimolare i ragazzi a maturare un’esperienza di ascolto attivo, nella fase di predisposizione e nella fase di attuazione è importante enfatizzare l’attenzione all’interlocutore e un’attenzione ben precisa all’esposizione della tesi e delle posizioni a favore di questa tesi da parte degli interlocutori.

Il docente propone anche gli argomenti sui quali lavorare, offrendo, soprattutto nel primo approccio con l’esperienza, agli studenti ed alle studentesse dati e documentazione su cui prepararsi.

Successivamente, è possibile che la scelta del materiale possa essere ricercata da parte degli studenti. Tuttavia, in una prima fase, per provare l’esperienza, bisogna provare ed accompagnare a maturare tale habitus nella conduzione delle argomentazioni. Infatti, rendere protagonisti gli studenti anche in questa fase preparatoria può essere interessante in quanto stimolante e coinvolgente per gli studenti.

Vediamo alcuni esempi di tematiche su cui lavorare per l’esperienza di debate: le tecnologie e gli strumenti digitali ci rendono più intelligenti? La cultura e le lingue classiche sono ancora importanti? Sarebbe utile trovare delle regole sul tema dell’immigrazione?

Quindi, è significativo trovare dei temi anche di attualità che possono stimolare l’interesse dei ragazzi e insieme definire quale sia l’argomento da trattare.

Concordato l’argomento, vanno definite insieme quali siano le risposte al quesito che dovranno essere una in un senso e nel senso opposto.

Come dicevo prima, in prima battuta è utile che questa fase di ricerca del materiale e della documentazione utile per approfondire le due tesi venga fornita dal docente, mentre, in un secondo momento, quando i ragazzi avranno conosciuto l’esperienza ed imparato le modalità di conduzione degli argomentazioni, può essere interessante chiedere di proporre il materiale, che deve essere dapprima condiviso con il docente.

Va, appunto, evitato che l’insegnante non sia preparato ad affrontare un argomento, perché non deve trattarsi esclusivamente di argomenti disciplinari ma anche di attualità e, pertanto, il docente deve sapere i contenuti e le posizioni, al fine di svolgere anche il ruolo di giudice.

Il docente ha il ruolo di moderatore del dibattito, di facilitatore, in modo tale da favorire il confronto tra le due posizioni sostenute dalle squadre.

Il docente fa anche da garante, perché essendo giudice vigila sull’acquisizione ed il rispetto delle regole.
Inoltre, al docente compete la definizione dei gruppi, soprattutto, nelle prime esperienze di debate.

In un secondo momento, la composizione delle squadre può essere effettuata dagli studenti, soprattutto, dopo un po’ di esperienza, in modo da creare liberamente i gruppi che dovranno sostenere le due posizioni.

Il docente, nel creare i gruppi, assegna anche le due tesi opposte. È importante sottolineare un passaggio: non necessariamente le persone che fanno parte di una squadra devono essere convinte della tesi sostenuta da questa squadra! lo sforzo e l’interesse stanno proprio nel fatto che si debba essere persuasivi e convincere la squadra opposta e la platea della propria posizione, anche se della stessa non si è necessariamente convinti. Quello descritto è uno sforzo molto importante perché dimostra quanto sia stato approfondito l’argomento assegnato o scelto, di come si acquisisca padronanza di un contenuto e, soprattutto, si abbia la capacità argomentativa di poter persuadere e convincere su questa posizione.

Il materiale da approfondire può essere anche ricercato degli studenti e il docente definisce, insieme agli studenti, le regole, che abbiamo detto essere centrali.

Ruoli nella squadra

Il docente assegna anche i diversi ruoli all’interno della squadra, che sono i seguenti:

  • portavoce: colui che deve esporre, a nome della squadra, la tesi sostenuta dalla squadra;
  • ricercatore: durante l’esposizione della tesi della squadra opposta, può fare delle ricerche,
    in modo da verificare la fondatezza di queste affermazioni e potersi preparare per la
    controdeduzione successiva;
  • operatore: possibile terzo componente che organizza il lavoro e, per esempio, aiuta nello
    scorrere delle slide se la scelta della squadra è quella di avvalersene, oppure dei
    grafici, dei dati a sostegno della tesi che va sostenuta.

La struttura del debate

Il docente può decidere anche una struttura del debate e vi sono tre possibili strutture, a
seconda degli obiettivi didattici che si intende raggiungere:

  • debate a domande incrociate: le squadre si pongono delle domande vicendevolmente nelle
    diverse fasi di round;
  • debate con domande dal pubblico: prevede la presentazione di domande da parte del
    pubblico, dalla platea che assiste all’esperienza;
  • debate a controdeduzioni: non si pongono domande alla squadra opposta, ma si
    espongono delle controdeduzioni rispetto alla tesi sostenuta dalla squadra opposta.

Pertanto, diventa fondamentale sia da parte del docente ma anche da parte degli studenti nel momento in cui vengono coinvolti nella fase di ricerca del materiale, avere una ricerca molto accurata e critica delle informazioni. Se pensiamo di affidarci anche solo alla rete, ci si apre un mondo di informazioni e quindi è molto interessante l’esperienza per far maturare senso critico ed attenzione nella ricerca di informazioni andando a verificarne la fondatezza e l’attendibilità.

L’esperienza del debate costringe a concentrarsi sia sui contenuti da esporre sia sulla riflessione sui processi mentali e cognitivi che vengono messi in atto. La competenza comunicativa e linguistica ne viene, infatti, fortemente stimolata, essendo costretti a rispettare una tempistica ben precisa per esporre una tesi e per convincere la controparte o il pubblico della propria posizione. per questo, la capacità comunicativa e linguistica diventa centrale per esporre le spiegazioni, corroborate da dati, a favore di una tesi.

Si allena, poi, l’ascolto attivo, dal momento che i dabates devono prestare molta attenzione all’esposizione della tesi opposta da parte d’altra squadra, in modo da poter fornire, a loro volta, o delle risposte consone, se si utilizza la struttura delle domande incrociate, oppure delle controdeduzioni che possono davvero smontare la tesi della squadra opposta. Quindi, diventa necessario prestare notevole attenzione a quanto viene sostenuto dalla squadra opposta.
Il debate stimola la maturazione di una forma mentis aperta e rispettosa degli altri, nel senso di saper ascoltare attivamente le altre persone ed accogliere le loro posizioni. Anche tentare di smontare la tesi opposta, abitua ad essere rispettosi della posizione degli altri, a non prevaricare quando una persona sta esponendo le proprie posizioni, ma predispone ad ascoltarla e rispettare i tempi di relazione della persona per, poi, intervenire quando la persona ha terminato la propria esposizione.

Infine, il debate stimola un atteggiamento collaborativo dal momento che all’interno della squadra sia nella fase di preparazione ma anche nella fase argomentativa è importante che la squadra sia collaborativa. Pensate, ad esempio al ruolo delle diverse figure: il ricercatore, mentre l’altra squadra espone, ricerca velocemente dei dati per verificare la fondatezza delle affermazioni, oppure, si impegna per trovare delle risposte rispetto ai quesiti posti; il portavoce della squadra parla a nome della squadra e ha condiviso con la squadra la propria esposizione; l’operatore ha un ruolo più tecnico di proiettare o far scorrere i dati e la documentazione utile a sostenerla tesi, ma è in sinergia con il lavoro condotto dagli altri. Pertanto, potremmo dire che è proprio uno stimolo al saper lavorare insieme per arrivare ad una sintesi, che è quella che va esposta.

Riferimenti legislativi: Indicazioni Nazionali per il curricolo

Come sempre, cerchiamo i riferimenti legislativi nell’ambito della legislazione scolastica che vanno a sostenere l’utilizzo di determinate metodologie didattiche come la metodologia didattica attiva del debate.

In questo caso, il riferimento fondamentale sono le Indicazioni nazionali e, se guardiamo alla scuola secondaria di secondo grado, le Indicazioni nazionali e Linee guida, in vigore rispettivamente per gli istituti tecnici istituti tecnici, professionali ed i licei. Le Indicazioni nazionali prevedono che lo studio delle discipline vada condotto in una prospettiva sistematica, storica e critica; i metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari vanno sperimentati e, quindi, l’esperienza di approfondimento anche di contenuti disciplinari deve passare attraverso l’analisi e l’utilizzo delle metodologie di indagine della disciplina; è previsto l’esercizio della lettura, dell’analisi, della traduzione di testi letterari, filosofici, storici, scientifici, saggistici e di interpretazione di opere d’arte; è previsto l’uso costante del laboratorio per l’insegnamento delle discipline scientifiche e del confronto; si deve raggiungere una modalità espositiva scritta e orale corretta, pertinente, efficace e personale e infine è previsto l’uso degli strumenti multimediali e supporto dello studio e della ricerca.

Pertanto, le Indicazioni nazionali fanno cogliere proprio come le diverse metodologie pratiche attive ed il debate sono esperienze didattiche molto significative, perché davvero possono aiutare a approfondire la disciplina da punti di vista diversi, permettono di cimentarsi con metodologie di indagine attinte dai vari ambiti disciplinari, dal momento che la ricerca del materiale per sostenere una tesi diventa di fondamentale importanza, favorendo l’attività di lettura, di analisi e di traduzione dei diversi testi. Attraverso l’approfondimento dei testi che sono stati raccolti si può arrivare ad elaborare l’esposizione.

L’attività di debate può essere davvero considerata laboratoriale, aiutando a sperimentare la pratica dell’argomentazione, del confronto e ad avere una modalità espositiva orale che sia corretta, pertinente, efficace e personale.

Inoltre, da quando gli studenti hanno imparato ad utilizzare l’esperienza del debate e, quindi, possono provare a ricercare del materiale, l’utilizzo degli strumenti multimediali sia per la ricerca ma anche per la realizzazione della propria esposizione, permette di maturare consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti a supporto dell’attività di ricerca e dell’attività di approfondimento.

Quindi, direi che l’esperienza del debate è molto calzante, da questo punto di vista, rientra davvero tra le metodologie didattiche che rispettano appieno le Indicazioni nazionali. Mi permetto di fare un affondo in modo particolare su una disciplina: la filosofia. Nelle Indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia nei licei si chiarisce come la filosofia debba essere insegnata sia come attività intellettuale, per imparare la filosofia, ma anche affrontandone la metodologia di indagine e la forma espositiva propria dell’esperienza filosofica.

Infatti, possiamo vedere, molto sinteticamente, nell’esperienza del debate, l’utilizzo della logica aristotelica, piuttosto che delle retorica classica delle scuole e dell’università medievali o le cosiddette questiones della Summa Teologiae, per arrivare all’esposizione delle argomentazioni, dedicando il tempo adeguato allo studio e alla discussione delle argomentazioni che vanno esposte.

Quindi l’insegnamento della filosofia va affrontato, secondo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali, sia come sapere, quindi dal punto di vista delle conoscenze, ma anche come saper fare, quindi guardando ad abilità ed a competenze.

Quindi l’utilizzo del debate nell’insegnamento della filosofia è un esempio concreto di utilizzo di tale metodologia didattica attiva.

Propongo un breve accenno ad un volume che per me è stato molto interessante: Fiore e Morrone, Esercizi di pensiero. Fare filosofia con gli Eas, editrice Schole’, 2019. Nel volume si riprende in maniera pratica le Indicazioni nazionali, proponendo esercizi del pensiero per sviluppare:

  • il giudizio critico e l’attitudine all’approfondimento, quello che potrebbe definire la
    problematizzazione;
  • la riflessione personale, quindi, il concettualizzare;
  • l’attitudine alla discussione razionale e alla capacità di argomentare una tesi, quindi,
    l’argomentare;
  • la capacità di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione opera e giungere alla
    conoscenza del reale e quindi la negoziazione, sintesi delle competenze precedenti.

Questo è un approfondimento interessante che fa vedere in maniera pratica alcune
situazioni di utilizzo del fare filosofia e non soltanto della filosofia come conoscenza e come
contenuto

Concluderei, sottolineando come l’esperienza del debate sia una metodologia didattica attiva interessante e stimolante per le nostre studenti e le nostre studentesse, proponendo anche un’esperienza di attualità, per invitare ad andare oltre i tanti esempi negativi di dibattito che vediamo nel Talk Show dove le regole non vengono rispettate ma diventano più occasioni per fare spettacolo. L’esperienza illustrata può, invece, diventare un’occasione per abituare i nostri ragazzi al rispetto nei confronti degli altri, per abitare alla collaborazione, per sperimentare l’ascolto attivo, il saper parlare in pubblico ed utilizzare il dibattito non in maniera spettacolare ma come momento di confronto e di crescita reciproca.