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Esame di maturità: cosa cambia nel 2019

Sintetizzare il tema valutazione e dell'esame di maturità in una pagina di riflessione è, indubbiamente, impresa difficile ed ardua. Qui affronteremo, pertanto, un tentativo di aggiornamento sulla maturità 2019, per quanto per ora disponibile, date le dichiarazioni del Ministro Bussetti nel corso del corrente anno scolastico.


Luisa Treccani
Esame di maturità: cosa cambia nel 2019

Con il DPR 323/1998, con la Legge 1/2007 e con il D.lgs. 122/2009, che vedremo poi nel dettaglio, sono state definite le tappe dell’esame di maturità, a conclusione del secondo ciclo di istruzione, che abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Nello specifico con il DPR 323/1998 viene attribuito il cosiddetto credito formativo, ossia ogni qualificata esperienza, debitamente documentata, dalla quale derivino competenze coerenti con il tipo di corso cui si riferisce l’esame di Stato.

Mentre  con il DPR 122/2209, il regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni, vengono introdotti il voto sul comportamento e l’ammissione all’esame subordinata al conseguimento, nello scrutinio finale, di una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi.

La Legge 107/2015, la cosiddetta Legge della Buona Scuola, all’art. 1 comma 181, ha previsto che la valutazione e la certificazione delle competenze fossero oggetto di delega al Governo per la riscrittura della norma.

Ebbene, a Maggio 2017, è stato approvato il D.lgs. 62, che ha previsto quanto segue.

La valutazione deve avere come oggetto il processo formativo ed i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione.

La valutazione deve, inoltre, avere finalità formativa ed educativa e concorrere al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documentandone lo sviluppo dell’identità e promuovendone l’ autovalutazione, in merito a conoscenze, abilità e competenze.

Nello specifico, il Capo III del D.lgs. 62 si è occupato dell’Esame di Stato nel secondo ciclo di istruzione, ribadendo all’Art. 12 le finalità sopracitate e rimandando alle Indicazioni nazionali per i licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e gli istituti professionali, evidenziandone la funzione orientativa per gli studi o per il lavoro.

Il consiglio di classe ha il compito di attribuire il punteggio per il credito scolastico maturato nel secondo biennio e nell’ultimo anno fino ad un massimo di quaranta punti, di cui dodici per il terzo anno, tredici per il quarto anno e quindici per il quinto anno.

In linea, poi, con quanto previsto dal DPR 80/2013, il consiglio di classe deve elaborare, entro il quindici Maggio di ciascun anno, un documento relativo ai contenuti, ai metodi, ai mezzi, agli spazi ed ai tempi del percorso formativo.

La regolamentazione voluta dalla legge 107/2015 (Buona scuola) e prevista da un suo decreto legislativo (62/2017), è stata attuata dallo stesso Ministero oggi in carica con il decreto 769 del 26.11.2018, che prevede i quadri di riferimento e le griglie di valutazione per la redazione e lo svolgimento della prima e della seconda prova scritta.

I quadri di riferimento, allegati al sopracitato decreto, sono differenziati per i licei, gli istituti tecnici e professionali e forniscono indicazioni relative alle caratteristiche ed alla struttura delle prove d’esame, ai nuclei tematici fondamentali ed agli obiettivi delle prove, alla valutazione delle stesse.

Per favorire un’adeguata informazione e formazione del personale coinvolto sono stati organizzate Conferenze di servizio sull’intero territorio nazionale, rivolte ai Dirigenti Scolastici ed ai Coordinatori delle scuole paritarie del secondo ciclo.

La nuova maturità avrebbe dovuto entrare in vigore dall’A.S. 2018/19.

In data 26 Novembre 2018 il Ministro, in un comunicato stampa del Miur, ha dichiarato che la maturità dall’Anno Scolastico in corso, coerente con la recente normativa avrebbe previsto due scritti invece di tre, eliminando la terza prova, elaborata dalle commissioni, prestando, prestando, maggiore attenzione alle prime due prove, predisposte a livello nazionale.

I quadri inseriti nel Decreto 769 del 26 Novembre 2018 descrivono, pertanto, le caratteristiche e gli obiettivi in base ai quali saranno costruiti il primo scritto di italiano e la  seconda prova diversa per ciascun indirizzo di studi.

Tali dichiarazioni hanno, legittimamente, creato scompiglio nei docenti, negli studente e nelle studentesse e nelle famiglie, anche, perché accanto ad esso vi è il Decreto Mille Proroghe intervenuto dell’alternanza scuola lavoro: per quest’anno non sarà criterio di accesso all’esame, in quanto il Ministero non ha ritenuto che l’ammissione potesse essere pregiudicata dalla partecipazione all’alternanza.

L’esperienza di alternanza sarà, piuttosto, parte del colloquio.

Infine, l’altra preoccupazione incombente sono le prove Invalsi, che, a detta del Ministro Bussetti, per quest’anno, restano fuori dall’esame ed i risultati delle prove non faranno media con il voto di maturità.

L’auspicio è che da qui alla conclusione dell’anno non sopraggiungano ulteriori novità, che creerebbero solo confusione ed incertezza.

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