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Decreto Legislativo 61/2017: revisione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)

Uno dei temi che con la Legge 107 è stato delegato al Governo di allora è stata la revisione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)


Luisa Treccani
Decreto Legislativo 61/2017: revisione dei percorsi di...
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Le norme emanate ad oggi sono il D.Lgs. 61/2017, il decreto attuativo quadro e le linee guida.
Con tali atti l’intenzione è stata quella di ridisegnare radicalmente l’impianto dell’istruzione professionale nel nostro Paese, tentando di integrare meglio i due sottosistemi, quello statale e quello regionale. I due sistemi non dovrebbero sovrapporsi, né potranno essere assorbiti l’uno dall’altro, ma dovrebbero garantire un’offerta formativa di IeFP da parte in ogni Regione, mediante la realizzazione di percorsi formativi che consentano il raggiungimento sia della qualifica al termine del triennio, sia del diploma al termine del quadriennio.

Il tema va inquadrato nella cornice costituzionale del rapporto Stato – Regioni e della sussidiarietà, tenendo conto delle specificità sociali, economiche e produttive delle diverse Regioni d’Italia.
In questi tre anni ogni istituto, in attuazione dell’autonomia delle Istituzioni Scolastiche, ha effettuato i passaggi di delibera indispensabili, contestualizzandoli nel quadro dei rapporti con il territorio.
Il tema riprende, inoltre, in mano una questione già affrontata dal Ministro Moratti con l’allora D.Lgs. 226/2005, che non ha visto una conclusione: allora, l’obiettivo era portare l’IeFP sotto il Governo della Regione, lasciando l’istruzione Tecnica e Liceale sotto lo Stato.

La riforma della Buona Scuola deve essere, invece, avviata con le prime classi dall’anno scolastico 2018-2019 e la piena entrata a regime sarà nell’anno scolastico 2022/2023, con la definitiva abrogazione del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 87, riordino degli istituti professionali del Ministro Gelmini, discendente dalla Legge 133/2008.
Nel Decreto 61 e nelle ulteriori norme attuative, le istituzioni scolastiche della Istruzione Professionale sono definite scuole territoriali dell’innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione ed innovazione. Pertanto, le stesse sono strettamente collegate al territorio nel quale operano e devono essere impegnate in processi di sperimentazione, di ricerca e di innovazione, con la conseguente apertura nei confronti delle istituzioni, dei portatori di interesse, del contesto.

La sussidiarietà tra percorsi statali e regionali conosciuta nell’ultimo decennio viene rivista: sono favoriti i passaggi da un sistema all’altro, si punta alla piena attuazione della cosiddetta filiera professionalizzante. Questo nuovo quadro consente agli/lle studenti/esse, iscritti ai percorsi quinquennali di Istituto Professionali, di passare al quarto anno dei percorsi di IeFP nelle medesime istituzioni scolastiche o presso le istituzioni formative accreditate dalle Regioni; analogamente studenti/esse in possesso della qualifica triennale di IeFP, possono iscriversi al quarto anno dei percorsi di I.P.
I Piani triennali degli Istituti Professionali, attivati dalle istituzioni scolastiche statali, possono prevedere anche in via sussidiaria percorsi di IeFP per il rilascio delle qualifiche triennali e dei diplomi professionali quadriennali, previo accreditamento regionale, con prescrizioni negli accordi tra la Regione e l’Ufficio scolastico regionale, nel rispetto degli standard formativi definiti dalla Regione, a seguito del decreto su raccordi e sulla sussidiarietà.
Gli indirizzi di studio sono passati da da 6 ad 11 ed a ciascuno corrispondono specifici profili di uscita e risultati di apprendimento declinati in termini di competenze, abilità e conoscenza.

Altri aspetti significativi del decreto sono l’impostazione laboratoriale, la progettazione interdisciplinare riguardante gli assi culturali, che caratterizza da sempre l’offerta formativa nella formazione professionale, la forte personalizzazione, con il progetto formativo individuale (PFI) che ciascun consiglio di classe deve redigere entro il 31 gennaio del primo anno di frequenza dello/la studente/essa, aggiornandolo durante l’intero percorso scolastico a partire dal bilancio personale.
Interessante è anche quanto previsto dal decreto 61 per l’inserimento nel mercato del lavoro, anche attraverso l’apprendistato formativo di primo livello, esperienza rodata nella nostra Regione.

Collegato ad esso è la realizzazione della rete nazionale di scuole professionale ed il raccordo con la Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro: tali contesti non potrebbero ricoprire un ruolo centrale e strategico nell’attuazione delle politiche attive al lavoro? Il percorso di inserimento, accompagnamento e riconversione professionale non troverebbe in tali istituti ed enti una realtà preparata a farvi fronte in modo efficace ed incisivo? Se il cosiddetto reddito di cittadinanza dovesse proseguire nel proprio percorso di attuazione, non potrebbero essere coinvolte tali realtà anziché i centri per l’impiego?…

Per consentire l’ordinato passaggio al nuovo ordinamento della IP, il D.Lgs. 61/2017 prevede ancora una serie di provvedimenti attuativi di concerto con il Ministero del lavoro e previa intesa con le Regioni e di concerto con il Ministero dell’Economia e la stipula di Accordi con le rispettive Regioni. La situazione, ad oggi, varia molto da Regione a Regione ed è in continua evoluzione.

Il tema si inserisce in ulteriore quadro in evoluzione: la ripartizione delle competenze attualmente previste dalla Costituzione tra Stato e Regioni, alla luce del recente Accordo Preliminare con il Governo per attuare ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, come previsto dall’Art. 116 della Costituzione Italiana, al quale la nostra Regione sta lavorando.

L’evoluzione di tale riorganizzazione potrebbe essere complicata da ulteriori elementi legati all’inquadramento del personale, all’armonizzazione dei diversi contratti oggi in vigore, alla regolamentazione da parte delle singole Regioni.

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