Parlando di inclusione, promossa e rilanciata in modo significativo grazie alla legge n. 104/1992, è divenuto documento di riferimento la Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute (ICF) che rivoluziona la visione della disabilità guardando al contesto.

Approfondendo il tema inclusione si fa frequentemente riferimento al documento ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute del 2001, ratificata con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. 

Tale documento è tanto importante perché ha introdotto un passaggio culturale determinante: viene letta in modo diverso la disabilità. 

La disabilità non sta, infatti, nella persona ma nel rapporto tra il cattivo funzionamento della persona (menomazione) e il suo ambiente di vita. 

Quindi, da questa impostazione cambia proprio l’approccio perché chiunque di noi può nella propria vita incontrare delle difficoltà dal momento che diventa determinante il contesto all’interno del quale siamo inseriti. 

Con l’introduzione dell’ICF si effettua, pertanto, un vero e proprio passaggio culturale molto significativo. 

Per garantire l’inclusione, la persona diversamente abile vede riconosciuto il diritto di raggiungere un proprio equilibrio e il personale successo formativo.

Tenendo, poi, in debita considerazione il contesto, si tenta di intervenire per favorire questo processo di inclusione.

Approccio bio-psico-sociale 

L’approccio di fondo dell’ICF e dell’ICF Children è di tipo bio-psico-sociale, quindi presta la dovuta attenzione al corpo, al funzionamento psichico e cognitivo ed al contesto e, soprattutto, alla collocazione della persona all’interno del contesto di appartenenza.

Accomodamento ragionevole 

Secondo una tale lettura, si riconosce che la disabilità non sta nella persona ma nel rapporto tra la persona ed il contesto di vita, generativo di disfunzioni, che richiede, appunto, un accomodamento ragionevole.

Il principio di accomodamento ragionevole è molto interessante ed ha richiamato in molti passaggi delle linee guida dell’inclusione del 2019, sulle quali vi sono state prese di posizione diverse in materia di PEI.

La rivoluzione a favore dell’inclusione sta proprio nel comprendere che tutti possono incontrare difficoltà nell’integrazione con il contesto e spinge a mettere in atto azioni di accomodamento ragionevole.

L’approccio affronta tutte le diversità che riguardano i bisogni educativi speciali e prescrive che tutti possano esprimere le proprie potenzialità, attraverso anche il coinvolgimento della famiglia per mirare alla costruzione del progetto di vita di qualità.

Il concetto di accomodamento ragionevole è stato assunto attraverso l’introduzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in Italia nel 2007.

Attraverso questo nuovo approccio si prevede: 

  • il dovere da parte della società di mettere in atto modifiche ed adattamenti necessari ed appropriati per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali (Art. 2); 
  • Al fine di promuovere l’uguaglianza ed eliminare le discriminazione, gli Stati Parti adottano tutti i provvedimenti appropriati, per garantire che siano forniti accomodamenti ragionevoli (Art.4);  
  • Le misure specifiche che sono necessarie ad accelerare o conseguire de facto l’uguaglianza delle persone con disabilità non costituiscono una discriminazione ai sensi della presente Convenzione (Art.5).

Ancora una volta, il nostro Paese ha saputo credere nell’inclusione e scegliere di seguire la strada di una rivoluzione culturale in materia.