Inclusione Scolastica

L'inclusione scolastica favorisce il successo formativo nella scuola e nella vita per tutti, con attenzione ai diversamente abili, ai DSA ed ai BES

Luisa Treccani avatar

Luisa Treccani


Esperta di
Legislazione Scolastica

Inclusione Scolastica
L'inclusione scolastica favorisce il successo formativo nella scuola e nella vita per tutti, con attenzione ai diversamente abili, ai DSA ed ai BES



inclusione scolastica

La storia della scuola mostra come il nostro Paese si sia distinto rispetto a molti altri per la scelta di chiudere le cosiddette scuole speciali ed avviare ad un significativo percorso dall’esclusione all’inserimento. Questa prima tappa ha segnato profondamente la riflessione su chi è diversamente abile e su quanto la diversità sia fonte di arricchimento. Pertanto, le tappe hanno, successivamente attraversato altri step: dall’inserimento all’integrazione e dall’integrazione all’inclusione scolastica.

In questo quadro, negli anni ’70, nel clima di grande fermento riformatore della scuola, è stata approvata la Legge n. 517/77, che ha consentito anche ai soggetti con difficoltà di sviluppo, di apprendimento, di adattamento di essere considerati protagonisti della propria crescita.
Da allora si è cercato di guardare ad essi, riconoscendone le potenzialità conoscitive, operative, relazionali, spesso trascurate, per una visione preconcettuale. La scuola ha, pertanto, il dovere ed il compito di individuarne le potenzialità e favorirne lo sviluppo.
La sfida avviata allora si è consolidata con la Legge n. 104/1992, che ha richiesto e richiede ancora un cambiamento culturale, che riconosca e valorizzi la specificità e la diversità di ciascuno come ricchezza reciproca. Forte impegno serve ancora per riconoscere gli insegnanti di sostegno quali contitolari dei docenti di classe ed evitare di ricorrere troppo spesso al lavoro individualizzato nelle cosiddette aule speciali per privilegiare lavoro in gruppo o semiclasse, favorendo l’integrazione degli/lle alunni/e diversamente abili.
In questo senso il percorso di riflessione si è arricchito passando dall’integrazione, che interviene prima sul singolo alunno e poi sul contesto, incrementando una risposta speciale, all’inclusione, che considerando tutti gli alunni, interviene prima sul contesto, poi sul soggetto, cercando di convertire la risposta speciale in normalità. L’integrazione richiama la situazione dell’essere dentro, del coesistere, l’inclusione, invece, di un essere dentro partecipando, una convivenza.

Tra le strategie adottate dalla scuola in questa visione ci sono l’individualizzazione e la personalizzazione.
La prima cerca di garantire agli studenti il raggiungimento degli stessi obiettivi di apprendimento, con ritmi e tempi diversi, rispettando gli stili cognitivi.
La seconda punta sulla valorizzazione del potenziale cognitivo di chi apprende, sia esso intelligenza, sensibilità, affettività o competenze.
Oltre ai due riferimenti normativi già anticipati, la Legge n. 517/1977, Norme sulla valutazione degli alunni e sull’abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell’ordinamento scolastico e la Legge n. 104/1992, Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, dovuta attenzione va dedicata alle seguenti norme:

Legge 104/1992

Nello specifico, la Legge n. 104/1992 e documenti legislativi successivi prevedono alcuni strumenti utili: Diagnosi funzionale, Profilo dinamico funzionale, Piano educativo Individualizzato (Artt 3 – 4 – 5 del DPR 24.02.94,  Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle Unità Sanitarie Locali in materia di alunni portatori di handicap).

  • DIAGNOSI FUNZIONALE: descrive analiticamente la compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap ed è redatta dall’unità multidisciplinare dell’allora ASL ora ATS, che ha anche il compito di evidenziare le potenzialità dell’alunno.
  • PROFILO DINAMICO FUNZIONALE: descrive l’alunno/a in relazione alle difficoltà che lo stesso dimostra di incontrare in settori di attività, ne analizza lo sviluppo potenziale a breve e medio termine, è redatto da ATS in collaborazione con famiglia e scuola ed aggiornato ad ogni passaggio di ordine scolastico.
  • P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato): elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal consiglio di classe, coinvolgendo genitori o chi ne fa le veci, figure professionali specifiche interne ed esterne, unità di valutazione multidisciplinare, viene elaborato ad avvio anno scolastico. Nello specifico il PEI descrive attività, strumenti, strategie, scelte didattiche e valutative per programmazione individualizzata e per realizzare un ambiente di apprendimento centrato sulla relazione, sulla socializzazione, sulla comunicazione, sull’interazione, sull’orientamento e sulle autonomie. In esso sono anche specificate le modalità di coordinamento degli interventi e la loro interazione con il progetto individuale. Infine, lo stesso va periodicamente monitorato per apportare eventuali integrazioni ed aggiustamenti e condiviso in ogni passaggio di grado dell’istruzione.

Sugli strumenti e sui gruppi di lavoro sopra descritti è intervenuta la Legge n. 107/2015, con il Decreto Attuativo n. 66/2017, che sta apportando una serie di modifiche all’esistente.
Diagnosi Funzionale e Profilo Dinamico Funzionale sono ricompresi nel PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO, redatto dall’equipe multidisciplinare, in collaborazione con genitori e con un rappresentante della Scuola, è il documento propedeutico e necessario alla predisposizione del Progetto Individuale e del PEI; come prima, lo stesso verrà aggiornato al passaggio di ogni grado di istruzione.

ICF

Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute del 2001 e Ratifica Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità

Con l’introduzione dell’ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health, Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute, si effettua un vero e proprio passaggio culturale molto significativo.

Tale classificazione induce ad una lettura nuova della disabilità: La disabilità non sta nella persona ma nel rapporto tra il cattivo funzionamento della persona (menomazione) e il suo ambiente di vita.

Questo costringe a rivedere l’approccio al tema, dal momento che tutti possono incontrare difficoltà nell’integrazione con il contesto e spinge a mettere in atto azioni di accomodamento ragionevole.

L’approccio di fondo dell’ICF e dell’ICF Children è di tipo bio – psico – sociale, quindi presta la dovuta attenzione al corpo, al funzionamento psichico e cognitivo ed al contesto.

Secondo una tale lettura, si riconosce che la disabilità non sta nella persona ma nel rapporto tra la persona ed il contesto di vita, generativo di disfunzioni, che richiede, appunto, un accomodamento ragionevole.

L’approccio affronta, allora, tutte le diversità che riguardano i bisogni educativi speciali e prescrive che tutti possano esprimere le proprie potenzialità, attraverso anche il coinvolgimento della famiglia per mirare alla costruzione del progetto di vita di qualità.

Il concetto di accomodamento ragionevole è stato assunto attraverso l’introduzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in Italia nel 2007: il dovere da parte della società di mettere in atto modifiche ed adattamenti necessari ed appropriati per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali (Art. 2); Al fine di promuovere l’uguaglianza ed eliminare le discriminazione, gli Stati Parti adottano tutti i provvedimenti appropriati, per garantire che siano forniti accomodamenti ragionevoli (Art.4);  Le misure specifiche che sono necessarie ad accelerare o conseguire de facto l’uguaglianza delle persone con disabilità non costituiscono una discriminazione ai sensi della presente Convenzione (Art.5).

Normativa Essenziale di Riferimento

LuisaTreccani
I'M SOCIAL