Indicazioni Nazionali

Dalla scuola dei programmi prescritti dall'alto alla scuola delle indicazioni nazionali

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Luisa Treccani


Esperta di
Legislazione Scolastica

Indicazioni Nazionali
Dalla scuola dei programmi prescritti dall'alto alla scuola delle indicazioni nazionali



indicazioni nazionali

Dall’anno scolastico 2012-2013, in modo graduale, le scuole dell’Infanzia e del primo ciclo hanno iniziato ad elaborare l’offerta formativa avendo come riferimento le Indicazioni che ancora oggi sono in vigore. Va subito precisato che le Indicazioni nazionali per il Curricolo non sono il curricolo propriamente detto, ma sono, piuttosto, il quadro di riferimento per l’elaborazione del curricolo di scuola. 

Cosa sono

Le Indicazioni sono un testo essenziale e forniscono un quadro di riferimento in quanto sottolineano la necessità, per il nostro sistema di istruzione, di formare persone capaci di affrontare i problemi della contemporaneità all’interno di un sistema culturale e sociale complesso. È un testo che si presenta alle scuole autonome con una struttura semplice, scritto con linguaggio comprensibile che esprime pochi concetti fondamentali, che rispetta la specificità dei diversi periodi scolastici. L’attenzione alle specificità non deve, però, andare a scapito di una unitarietà pedagogica di fondo, sulla cui base articolare e strutturare un curricolo in continuità tra i vari gradi scolastici.

La struttura delle Indicazioni

La struttura del testo delle Indicazioni è molto semplice:

  • una cornice culturale comune introduce ai diversi ordini e gradi di scuola;
  • segue un breve presentazione che illustra l’impostazione curricolare suggerita;
  • viene presentato un Profilo dello studente, che diventa punto di riferimento unitario dell’azione didattica di ogni ordine e grado di scuola;
  • è conservata la focalizzazione sulle competenze e si fa riferimento alle otto competenze-chiave dell’Unione europea, che suggeriscono una apertura dell’insegnamento alla dimensione della vita e non solo la preoccupazione disciplinare e scolastica definite in senso stretto.

Tutta questa prima parte, più di un terzo dell’intero testo, è comune a ben tre ordini di scuola, infanzia, primaria, secondaria di primo grado. Questo significa che, pur nella loro specificità, tanto la scuola dell’infanzia quanto la scuola del primo ciclo sono pensate dal Miur come strettamente tra loro interconnesse.

Inoltre l’articolazione interna del testo per la scuola dell’infanzia e quella del primo ciclo è sostanzialmente la stessa:

  • presentazione delle caratteristiche e delle finalità di ciascuno di questi due fondamentali periodi di apprendimento;
  • indicazione dei criteri metodologici che ne devono ispirare l’azione didattica;
  • individuazione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze, intesi come riferimento per l’azione degli insegnanti e collocati al termine dei principali snodi curricolari (fine scuola dell’infanzia; fine scuola primaria; fine scuola secondaria di primo grado);
  • obiettivi di apprendimento che gli insegnanti prenderanno in considerazione per la definizione dei loro percorsi didattici.

Dal momento che gli obiettivi di apprendimento sono tutti disciplinari, nella scuola dell’infanzia non vengono suggeriti, ma la loro determinazione effettiva è completamente lasciata ai docenti, in relazione al tipo di esperienze che intenderanno proporre ai bambini.
Le discipline del primo ciclo non sono raggruppate in aree disciplinari, anche se viene richiamata l’importanza di garantire il raccordo tra i diversi insegnamenti.

La scelta di redigere un unico testo che comprende i tre distinti ordini di scuola è di grande rilevanza i quanto viene sottolineata la dimensione verticale dell’intero impianto curricolare, l’unitarietà che deve saldare in un percorso coerente universi scolastici un tempo separati e caratterizzati da culture scolastiche ed organizzative anche piuttosto distanti tra loro.

Finalità generali della scuola e il senso dell’esperienza scolastica

Nelle Indicazioni, non si dice esplicitamente che cosa sono le competenze, ma emergono come il perno su cui costruire un nuovo sistema educativo. Si consolida un lessico e un pensiero che trasformano le competenze come architrave dell’azione didattica, cioè un dato reputato acquisito per costituire a scuola le condizioni per un apprendimento appropriato alla realtà concreta. La prescrittività dei traguardi di competenza fa sì che alle scuole e ai docenti spetti il compito di fissare autonomamente il percorso per giungervi, ma la meta non è eludibile perché solo le competenze, così come sono definite e normate nel testo ministeriale, possono garantire alle nuove generazioni di diventare adulti consapevoli, in grado di riconoscere e affrontare le evoluzioni imprevedibili del mondo complesso che li attende.  

Per riuscire a rispettare quanto illustrato, richiede ai docenti di progettare una didattica per competenze, cioè uno stile di insegnamento – apprendimento dove l’alunno è coinvolto attivamente nella costruzione del sapere.  Detto in altre parole tutto ciò significa passare dall’insegnamento all’apprendimento, cioè, da uno stile di insegnamento che non trasmette più semplicemente nozioni, dati, formule e definizioni da imparare a memoria ad un apprendimento dove gli alunni sono co-costruttori del proprio sapere, in quanto imparano in modo significativo, autonomo e responsabile, fanno ricerca, sviluppano le loro curiosità, fanno ipotesi, collaborano, affrontano e risolvono problemi insieme ai loro compagni.

Profilo dello studente

Aspetto di novità nelle Indicazioni nazionali per il curricolo è sicuramente il paragrafo riferito al Profilo dello studente e il Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione. Nel primo si pone l’enfasi sia sul ruolo che gli Istituti Comprensivi possono avere nell’affermazione di una scuola unitaria di base, capace di prendere in carico i bambini dai tre ai quattordici anni e riposizionare i molti apprendimenti, che il mondo oggi offre, entro percorsi strutturanti, incentrati sulle competenze riferite alle discipline di insegnamento ed al pieno esercizio della cittadinanza.

Il secondo documento, invece, costituisce per i docenti una sorta di faro nella progettazione del curricolo in quanto descrive, in forma essenziale, le competenze riferite alle discipline di insegnamento e al pieno esercizio della cittadinanza, che un ragazzo ed una ragazza devono mostrare di possedere al termine del primo ciclo di istruzione. Il conseguimento delle competenze delineate nel profilo costituisce l’obiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano. A questo profilo si ispirano, successivamente, i traguardi di sviluppo delle competenze riferite alle discipline, gli obiettivi ad esse connessi e, di conseguenza, la stessa valutazione. Un’attenta lettura del Profilo consente di ricondurre facilmente le competenze ivi descritte alle competenze chiave per l’apprendimento permanente individuate dalla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio d’ Europa del 18 dicembre 2006. È infatti possibile trovare una corrispondenza tra ciascun enunciato del Profilo e una o più delle competenze chiave europee.

Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari

Il 22 febbraio 2018 è stato presentato al MIUR il documento Indicazioni nazionali e nuovi scenari che non vuole essere una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali, né l’aggiunta di nuovi insegnamenti, bensì la ricalibratura di quelli già esistenti, reinterpretando, nei fatti, le Indicazioni del 2012 alla luce di nuovi spunti offerti alle scuole per indirizzarle e guidarle nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione. Il tema della cittadinanza, in tale documento ministeriale, viene affrontato come il punto di riferimento costante per tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale. La cittadinanza riguarda, infatti, tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo che possono offrire i singoli ambiti disciplinari, sia per le molteplici connessioni che le discipline instaurano tra di loro. Il riferimento, in particolare, è rivolto alla tematica dell’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base, all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni mediante l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.

L’obiettivo che si prefigge il documento del Miur è che la scuola possa realmente garantire agli studenti il padroneggiamento consapevole delle competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del tempo presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro da sé.

La competenza è un processo dinamico, in evoluzione, non è acquisita una volta per tutte nella vita, va aggiornata e approfondita, rinnovata ed esercitata all’interno delle comunità in cui il soggetto vive ed opera.  In questo itinerario di acquisizione di competenze, di costruzione di forme di cittadinanza attiva, la scuola riveste un ruolo di primo piano in quanto è il luogo in cui gli studenti vengono educati al rispetto dei diritti degli altri, all’apertura nei confronti della diversità personale e culturale, al senso civico, all’equità, al senso di giustizia, alla conoscenza di sé e all’attitudine al dialogo e al confronto. Parlare di competenze di cittadinanza vuol dire anche istituire una rinnovata attenzione all’educazione linguistica, artistica, storica, geografica, al pensiero computazionale. Vuol dire, in ultima analisi, offrire agli studenti strumenti idonei per affrontare efficacemente il mondo globale attuale.

Indicazioni Nazionali e Linee Guida

Completano il quadro delineato da tale nuova impostazione i documenti riguardanti il secondo ciclo di istruzione e formazione per i licei, gli istituti tecnici e professionali, il cui percorso di revisione si è avviato rispettivamente attraverso il DPR n. 89/2010 (licei), DPR n. 88/2010 (istituti tecnici), DPR n. 87/2010 (istituti professionali). Quest’ultimo è stato oggetto di recente revisione ai sensi del D.Lgs. n. 61/2017 discendente dalla Buona Scuola.

Anche questi documenti sono in linea con la nuova impostazione che ha superato la logica dei programmi ministeriali per favorire la costruzione di un curricolo verticale dell’istituzione scolastica, volto a favorire il raggiungimento dei traguardi di competenza definiti dalle indicazioni e dalle linee guida.

Costrutto di competenza

Fa da sfondo  all’impostazione così delineata, dalla scuola d’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, il costrutto di competenza, cioè il sapere di azione di fronte a situazioni nuove.

Per raggiungere quanto prescritto dalle Indicazioni Nazionali, ossia i traguardi di competenza, diventa fondamentale dare un senso a quanto si fa, individuare i nuclei essenziali delle discipline, attivare determinati processi cognitivi e rendere protagonisti gli studenti.

Nonostante tali documenti siano in vigore ormai da diversi anni, il percorso di essenzializzazione del curricolo per individuare i nuclei fondanti di ogni disciplina è ancora lontano dalla propria piena attuazione.

Tale tema è, però, tornato di grande attualità e per progettare l’attività didattica a distanza, indispensabile in questi mesi e presumibilmente anche per il nuovo anno scolastico. E’ già da ora e sarà indispensabile nei prossimi mesi che ogni istituzione scolastica, in seno ai propri organi collegiali, proceda alla individuazione dei nuclei fondanti di ogni disciplina per rispondere a questo costruttivo aspetto definito dalle Indicazioni.

Normativa Essenziale di Riferimento

LuisaTreccani
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