Come investire nella scuola per fare crescere il Paese?

Autore
Luisa Treccani
Pubblicazione
05-03-21

Negli ultimi tempi, si sente frequentemente dire di investire in istruzione e formazione per rilanciare il futuro del Paese.

La domanda da porsi è, però, come?

Innanzitutto, questo slogan ha avuto un’ampia diffusione ma è importante chiedersi attraverso quali strategie si può raggiungere questo ambizioso obiettivo. 

In primo luogo, sarebbe indispensabile fare un elenco dei problemi e delle situazioni che devono essere affrontate per quanto riguarda il mondo della scuola.

In secondo luogo, stabilire un ordine di priorità e programmare un piano pluriennale in virtù del quale tentare di affrontare tutte le questioni elencate.

Infine, una premessa metodologica imprescindibile: cercare di affrontare ciascuna delle situazioni coinvolgendo gli attori del mondo della scuola e non pensare di trovare delle soluzioni semplicemente con delle riforme calate dall’alto.

Provo a elaborare un elenco delle situazioni indispensabile da affrontare che, logicamente, non può essere esaustivo ma può fornirci una serie di punti di riferimento dai quali partire.

  • Di fondamentale importanza cercare di riordinare tutta la materia della normativa scolastica attraverso la riscrittura e la organizzazione di un testo unico delle norme della scuola. Infatti, l’ultima versione che è stata messo in cantiere risale al 1994 con il decreto legislativo n. 275. Riordinare tutta la materia della normativa scolastica può contribuire a sfoltire la stratificazione normativa accumulatasi negli anni e semplificare le procedure, perché è diventato particolarmente complesso affrontare qualsiasi situazione all’interno della scuola. Il riordino delle norme, che risale al 1994, con il cosiddetto Testo Unico, ha consentito proprio di raccogliere tutta la normativa relativa alla scuola sulle diverse tematiche e, soprattutto, ha messo ordine per evitare che le norme in conflitto tra di loro rimangano ancora in vigore. Inoltre, tale riordino favorirebbe anche chiarezza espositiva per ogni tematica e semplificazione burocratica dovuta al processo di ricostruzione a ritroso delle norme di riferimento.
  •  Fondamentale e non più rinviabile sarebbe rianimare la partecipazione all’interno delle istituzioni scolastiche. Per riuscirvi vanno ripresi in mano i cosiddetti organi collegiali della scuola per capire se sia utile una vera propria riforma degli stessi o un tentativo di rianimare i tanti spazi e tempi di partecipazione che ancora esistono. Questi, infatti, risalgono ai decreti delegati del 1974 e all’entusiasmo per il coinvolgimento nella vita partecipativa della scuola. 
  • Altro tema è la stabilizzazione. Infatti, il numero delle persone in condizione di precariato all’interno delle istituzioni scolastiche ha raggiunto livelli esorbitanti nel corso degli ultimi anni,  quindi, diventa indispensabile un piano pluriennale di assunzioni che permetta di coprire i posti vacanti e via via garantire una certa continuità e stabilità all’interno delle istituzioni scolastiche. In questo modo  anche la partecipazione all’interno delle scuole può avere uno stimolo.
  • Correlati al tema precedente sono indubbiamente le questioni della formazione iniziale e del reclutamento. Temi questi molto discussi, che nel corso degli anni sono stati frequentemente oggetto di riforma e di controriforma con l’ipotesi di avere la soluzione migliore per risolvere il problema del precariato. In realtà si è sempre accontentato qualcuno, scontentato altri e non pianificato una soluzione efficace. Sarebbe, invece, indispensabile un serio piano di formazione iniziale e di reclutamento per dare la possibilità a chi desidera entrare nel mondo della scuola di avere anche un piano chiaro e certo di quali percorsi di studio siano indispensabili e quali forme di selezione si debbano affrontare. Infatti, il tentativo di proporre l’ennesima soluzione ideale per affrontare il precariato ha nel corso degli anni creato enormi sacche di precariato all’interno della scuola.
  • Atro aspetto sul quale puntare è dare la possibilità di istituzioni scolastiche di sfruttare veramente appieno la propria autonomia. L’autonomia funzionale è stata introdotta con DPR n. 275 del 1999, grazie al processo di decentramento della pubblica amministrazione con la legge Bassanini. Nel corso degli anni, le istituzioni scolastiche hanno incontrato molti elementi che hanno imbrigliata l’esercizio pieno dell’autonomia, impedendone il pieno esercizio.
  • Altro aspetto non indifferente  è l’adeguamento del contratto collettivo nazionale di lavoro: un adeguamento legato alle mutate condizioni sociali, economiche e culturali che nel corso degli anni si sono venute ad affrontare. Infatti, è indispensabile far emergere l’enorme quantità di lavoro sommerso che all’interno delle istituzioni scolastiche viene effettuato, in particolare per quanto riguarda il lavoro del personale docente. Accanto ad esso non dobbiamo dimenticare il tentativo di riconoscere una dignità professionale a chi lavora nel mondo della scuola. Inoltre, vanno ragionate forme di carriera che consentano a ciascuno di poter ricoprire diversi ruoli, anche organizzativi, che oggi esistono ma che sono semplicemente diciamo così riconosciuti attraverso la contrattazione d’istituto. Istituzionalizzare e riconosce attraverso il contratto delle forme di carriera professionale introdurrebbe un forte stimolo dal punto di vista professionale e aprirebbe la possibilità di avere ruolo diversi, non dovendo ambire soltanto al ruolo di dirigente scolastico. Inoltre, diventa fondamentale, affrontando il tema del rinnovo contrattuale, un affondo sulla formazione permanente riconosciuta, che deve caratterizzare una professionalità come quella di coloro che lavorano nel mondo dell’Istruzione e della formazione. Infine, ma non da ultimo, un ragionamento serio e sistematico sul tema degli stipendi.
  •  Altro tema che dovrebbe essere affrontato è quello di riconoscere degli organici del personale che siano adeguati al progetto di investimento iniziale che si dichiara. Lo slogan investire in istruzione e formazione per rilanciare il Paese necessita, infatti, di organici adeguati, altrimenti non può essere garantito un investimento funzionale, perché non si permetterebbe un esercizio pieno e reale dell’autonomia scolastica.
  • Altro punto centrale deve essere un forte impegno per la lotta alla dispersione scolastica, frequentemente oggetto di altri slogan, ma che sostenuto con un reale investimento ed una riflessione seria su molti altri temi collegati, come la valutazione, la continuità, la difformità della condizione di lavoro tra i diversi ordini di scuola, il ruolo del PCTO come orientamento e incontro autentico tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro nel rispetto reciproco, senza invasione dei rispettivi campi di competenza l’una dell’altro. 

Questo è solo un brevissimo elenco di molte questioni che la scuola deve affrontare e che devono essere necessariamente risolte, perché così si può parlare di investimento nell’istruzione e nella formazione per rilanciare il nostro Paese. L’elenco non è sicuramente esaustivo ma una attenta analisi e una seria presa in carico di tali temi con il doveroso coinvolgimento del mondo della scuola, nel rispetto della professionalità di chi ci lavora, aiuterebbe nel realizzare concretamente quello slogan iniziale, ossia, mettere al centro del dibattito e degli investimenti istruzione e formazione per la crescita del Paese.

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