Servirsi delle nuove tecnologie: l’ottava competenza professionale del docente

Autore
Luisa Treccani
Pubblicazione
02-12-20

L'ottava delle dieci competenze professionali di un docente è per l'analisi di Philippe Perrenoud servirsi delle nuove tecnologie.

Come per le altre competenze approfondite, andremo ad individuare i principali riferimenti legislativi e contrattuali in vigore nel nostro Paese per tentare di mettere in pratica ed attuare queste competenze professionali indispensabili per un insegnante oggi.

Servizi delle nuove tecnologie necessità, innanzitutto, di una capacità di contestualizzazione delle scelte dal momento che l’evoluzione e la rapidità dell’evoluzione degli strumenti tecnologici travolge e coinvolge anche la scuola. Diventa, pertanto, indispensabile per il docente tenere conto nella propria programmazione, di quali siano le tecnologie in uso e, soprattutto,  di come si possa integrarle pienamente con l’attività didattica. Il loro utilizzo non va, infatti, considerato come competenza di una disciplina a sé ma come un percorso che consente di maturare delle competenze trasversali che, quindi, riguardano tutte le discipline.

Philippe Perrenoud ci aiuta elencando questi diversi affondi:

  • utilizzare software per l’edizione dei documenti;
  • sfruttare le potenzialità didattiche dei software in relazione agli obiettivi dei campi di insegnamento;
  • comunicare a distanza per mezzo della telematica;

Per integrare pienamente le tecnologie nella propria attività di insegnamento serve avere presente alcuni riferimenti legislativi fondamentali: le Indicazioni nazionali e linee guida, nelle diverse articolazioni del primo ciclo e del secondo ciclo, per gli istituti tecnici, professionali e per i licei. In tali testi di riferimento si chiarisce molto bene come l’utilizzo di strumenti tecnologici debba essere pienamente integrato nell’attività didattica e, soprattutto, debba essere finalizzato alla maturazione di un approccio con spirito critico e responsabilità di utilizzo. La capacità e la maturità nell’utilizzare gli strumenti tecnologici ne dimostra un uso consapevole e funzionale. Per questo, richiamo il Piano Nazionale della Scuola digitale che ha esplicitamente previsto il cosiddetto BYOD, Bring your own device,  porta il tuo dispositivo.

La Legge della Buona Scuola, legge n. 107/2015, ha previsto un Piano Nazionale Scuola digitale e lo slogan porta a scuola il tuo device ne è stato uno dei temi centrali.

Attraverso tale intervento legislativo si è cercato di contribuire con un forte investimento per rendere le scuole all’avanguardia dal punto di vista tecnologico le scuole. Il percorso avviato è ancora in atto, soprattutto per le grosse difficoltà infrastrutturali che riscontriamo nel nostro paese. 

Altro aspetto interessante dell’investimento tecnologico ha riguardato proprio l’integrazione dei device degli studenti nella quotidiana attività didattica. Lo scopo è quello di rendere lo smartphone dello studente uno strumento utile per invogliare la partecipazione, per inserirlo nell’ordinaria attività di scuola, per acquisirne un uso mirato, consapevole e critico.

Pertanto, al fine di servirsi delle nuove tecnologie e di integrarle nell’attività didattica, orizzonte di riferimento devono essere le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente, che, infatti, dedicano più di una competenza all’attenzione di saper utilizzare con spirito critico e capacità consapevole questi strumenti strumenti. Ne sottolineano le potenzialità di essere costantemente aggiornati, di avere opportunità formative di crescita, di approfondimento che in altre epoche non erano possibili, ma mettono in guardia anche rispetto ad un utilizzo non maturo.

Fino a vent’anni fa, gli strumenti di approfondimento e di ricerca erano patrimonio delle biblioteche dove era indispensabile recarsi per la consultazione. Oggi, un sapere enciclopedico può essere nelle nostre mani grazie agli strumenti tecnologici, allo web ed ai social. Per farne tesoro, le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente sollecitano all’uso quotidiano di tali strumenti nella scuola e nello studio, per conoscerli, maturare le abilità di utilizzo, acquisire la consapevolezza dei rischi e delle opportunità che gli stessi consentono e avere uno spirito ed un interesse per tutte queste strumentazioni e soprattutto per le potenzialità che permettono di raggiungere.

Recentemente, la reintroduzione dell’educazione civica attraverso la legge n. 92 del 2019 ha riportato l’attenzione proprio ai temi di cittadinanza e di cittadinanza digitale. Attraverso questa norma si è, infatti, voluto riportare all’interno dell’insegnamento l’educazione civica e sostituire cittadinanza e costituzione. In tale testo e nelle conseguenti Linee Guida si ribadisce ripetutamente come gli studenti debbano diventare cittadini, partecipi e consapevoli della del loro ruolo di cittadini non solo in termini fisici ma anche in termini digitali. Quindi, gli stessi devono diventare capaci di esercitare pienamente la propria cittadinanza digitale. Devono, pertanto, sapere cosa significhi avere un’identità digitale, come utilizzarla e sfruttarla nel miglior modo possibile per l’attività professionale, per lo studio e per il proprio tempo libero.

Infine, questo tema è diventato indubbiamente di grandissima attualità, anche e soprattutto, a seguito della necessità di riorganizzare l’attività didattica delle scuole nel corso dell’anno scolastico 2019/20 a causa dell’emergenza della pandemia covid-19.  Nel corso dell’anno scolastico scorso, le scuole si sono riorganizzate con grande spirito di iniziativa e quest’anno, il 2020-21, hanno ricevuto indicazioni specifiche per quella che è stata ribattezzata Didattica Digitale Integra (DDI). Ogni istituzione scolastica ha dovuto regolamentare la modalità con la quale integrare l’attività in presenza con l’attività digitale a distanza, a fronte della necessità di una nuova riorganizzazione. Il Ministero dell’Istruzione ha emanato specifiche Linee Guida DDI che hanno dato indicazioni precise alle scuole ma si è reso necessario anche discutere con le parti sociali una sequenza contrattuale. Quest’ultima ha cercato di regolamentare quegli aspetti che il contratto collettivo nazionale non aveva mai appunto affrontato, proprio perché questa è la prima volta che si è reso necessario riorganizzare completamente l’attività didattica, dapprima trasformandola in un’attività completamente a distanza, come è accaduto l’anno scorso e, in un secondo momento, con l’anno scolastico 2020/21,  con una integrazione tra attività didattica in presenza e attività didattica a distanza, attività sincrona e asincrona.

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