Con la Legge n. 107 /2015 è stato avviato il cosiddetto Piano Nazionale per la Scuola Digitale (L. n. 107/2015 Art 1. CC. 56 – 58).

Con esso Al fine di sviluppare e di migliorare le competenze digitali degli studenti e di rendere la tecnologia digitale uno strumento didattico di costruzione delle competenze in generale, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca adotta il Piano Nazionale per la Scuola Digitale.

In coerenza con queste finalità, il Miur ha emanato il curricolo di educazione civica digitale, che dovrebbe impegnare la programmazione disciplinare con l’integrazione delle TIC, al fine di favorire la maturazione di spirito critico, di consapevolezza e di responsabilità d’uso di tali tecnologie.

Il documento, pubblicato nel gennaio del 2018, assume la Raccomandazione Europea del gennaio 2006 sulla Media Literacy. Il MIUR indica cinque aree di lavoro educativo e didattico per le scuole: l’educazione all’informazione, l’educazione ai media, la cultura di internet, il coding (dati, making, ecc.), lo sviluppo di creatività espressiva. Si tratta di una traccia di curricolo digitale su cui le scuole sono chiamate a sperimentare.

Una delle funzioni dei media digitali è proprio quella di fare da “ponte” tra l’informale dei ragazzi e i contesti formali come la scuola. È fondamentale, infatti, che lo stesso device ospiti i videogiochi preferiti e le registrazioni delle lezioni, i messaggi del proprio gruppo di WhatsApp e gli appunti condivisi della classe. La scuola ha bisogno di far incontrare i mondi che utilizzano tali strumenti, ha necessità di avvicinare le culture dei giovani perché solo in questo modo può sperare di attualizzare il valore della propria cultura. I media sono proprio un terreno su cui questo incontro e interscambio tra culture diverse è possibile.

Serve la Media Education. La scuola non può evitare di porsi il problema educativo dei media. E porselo significa:

  1. insegnare i linguaggi, far lavorare gli studenti sulla grammatica e la sintassi dei media;
  2. fornire strumenti per l’analisi critica dei messaggi, per l’appropriazione consapevole dei contenuti;
  3. sollecitare la responsabilità di soggetti che non sono solo lettori, ma anche autori dei loro messaggi.

È la soglia etica della Media Education, quella che coinvolge i quadri di valore e consente di saldare i media con la cittadinanza.

Con il Piano Nazionale Scuola Digitale si è cercato di inserire le tecnologie a servizio della formazione, dell’amministrazione e dell’apprendimento. 

Il piano nazionale scuola digitale rientra nel più ampio progetto della Buona scuola,  riforma approvata con la legge n. 107/2015.

In particolare, ai commi 56 e 58 dell’articolo 1 si parla del Piano Nazionale Scuola Digitale e si spiega come si tratti di una vera e propria azione culturale, che intende introdurre all’interno della scuola un’idea rinnovata di scuola.

Il testo del PNSD riconosce la scuola come spazio aperto per l’apprendimento e non unicamente luogo fisico e come piattaforma che metta gli studenti nelle condizioni di sviluppare le competenze per la vita. Infatti, il Piano Nazionale Scuola Digitale ha cercato e sta tuttora cercando di introdurre le tecnologia al servizio dell’istituzione scolastica sia dal punto di vista amministrativo che per quanto riguarda la formazione e l’apprendimento.

La finalità è, infatti, proprio quella di riuscire a posizionare attivamente la scuola nell’ambito e nel contesto del digitale nel quale ci troviamo. 

Il digitale prima del PNSD

All’interno del testo che completa questo piano è interessante analizzare cosa sia accaduto nella storia.

Sono presentate le tappe che hanno preceduto l’arrivo di questo progetto. 

Dal 2008 al 2012 sono stati messi in cantiere alcuni progetti: 

  • l’azione LIM, che ha cercato di introdurre la Lavagna Interattiva Multimediale all’interno delle singole istituzioni scolastiche; 
  • l’azione classe 2punto0, un’attività che ha cercato di offrire l’opportunità di trasformare e di inserire l’attività laboratoriale all’interno delle singole classi;
  • l’azione editoria digitale che dal 2010 ad oggi ha cercato di sostituire via via i testi con i libri di carattere digitale;
  • diversi accordi stipulati tra il MIUR e le Regioni per riuscire a supportare le istituzioni scolastiche nell’introduzione sempre più capillare delle tecnologie nell’attività didattica.

Dal 2013 in poi si è proseguito con:

  • l’azione wifi volta a diffondere la connettività wireless all’interno dell’istituzione scolastica nel nostro Paese, nonostante questo passaggio abbia incontrato diverse difficoltà, in particolare in alcune realtà territoriali italiane;
  • l’azione poli formativi che hanno cercato di individuare delle istituzioni scolastiche come punto di riferimento per la formazione, l’organizzazione e la gestione di corsi formativi rivolti in particolare al personale scolastico, al personale docente.

Dal 2007 al 2013 sono stati approvati una serie di interventi volti proprio alla diffusione delle tecnologie ed alla formazione specifica per l’utilizzo delle tecnologie nella quotidiana attività didattica. 

Il Piano Nazionale Scuola Digitale ha, poi, potenziato il ruolo di un cosiddetto osservatorio tecnologico, già istituito nel 2000. Il ruolo di questo osservatorio tecnologico è raccogliere periodicamente delle rilevazioni su quale sia lo stato dell’utilizzo delle tecnologie all’interno dell’istituzione scolastica. In questo senso è interessante come proprio in occasione della presentazione del PNSD nel 2015 sia avvenuta una rilevazione messa in cantiere dal 2014. 

Da questa rilevazione sono emersi dati interessanti:

  • il 99,3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web;
  • il 58,3% delle istituzioni scolastiche utilizza delle forme digitali di comunicazione tra scuola e famiglia;
  • il 73,6% utilizza il registro elettronico per il personale docente;
  • il 16,5% utilizza forme di gestione centralizzata per l’attività didattica e per i contenuti.

Naturalmente, l’esperienza della pandemia ha indotto la scuola ed il suo personale, docente e ata, a velocizzare notevolmente, a incrementare l’utilizzo di queste tecnologie e, quindi, possiamo dire che l’esperienza pandemica abbia dato uno slancio all’introduzione delle tecnologie nella quotidianità della vita della scuola. Infatti, è stata svolta una nuova rilevazione con scadenza 24 Febbraio 2021, della quale cercheremo di avere a disposizione i dati per un’analisi specifica in un altro contributo.

Un aspetto interessante da approfondire è la sezione delle tecnologie a servizio della parte amministrativa della scuola. Infatti, la digitalizzazione amministrativa della scuola è, forse, il tassello più difficile e complicato da portare avanti per diverse variabili, che poi approfondiremo.

È interessante, però, notare altri dati nella rilevazione del 2015: una quota superiore all’80% dei documenti depositati presso le scuole sono ancora in formato cartaceo.

Questo stato di cose determina una forte saturazione di spazi e di opportunità di gestione rapida delle pratiche. Quindi sarebbe utile un serio intervento di sburocratizzazione e di dematerializzazione dell’attività amministrativa della scuola, anche se sembra si faccia fatica a far decollare tale progettualità. 

Nel PNSD è inserita l’identità digitale cioè l’opportunità, dapprima prevista per gli studenti, per ottenere una carta dello studente che corrisponde all’accesso ad un’area online riguardante beni e servizi come il diritto allo studio ed altri servizi. Questo ha permesso agli studenti di avere una prima idea identità digitale.

Gli interventi del PNSD

Gli interventi del PNSD si articolano in quattro aree:

  1. area degli strumenti;
  2. area delle competenze; 
  3. area dei contenuti;
  4. area della formazione e dell’accompagnamento. 

È interessante analizzare le diverse azioni:

  • L’accesso e la diffusione della fibra e della banda larga alla portata di ogni scuola. Il cablaggio interno di tutti gli spazi delle istituzioni scolastiche estende il diritto all’accesso ad internet da parte delle scuole;
  • Altre azioni hanno riguardato gli spazi e gli ambienti di apprendimento per la didattica;
  • Il Challenge Prizes per la tecnologia digitale;
  • Le linee guida per la politica di integrazione dell’utilizzo del proprio mobile all’interno della quotidianità dell’attività didattica (BYOD,  Bring Your Own Device);
  • Il piano per l’apprendimento pratico;
  • L’edilizia scolastica innovativa;
  • L’identità digitale: sistema di autenticazione unica che prevede un profilo digitale per ogni studente e un profilo digitale per ogni docente;

La parte relativa all’amministrazione digitale, come anticipato, è la più complessa da far decollare. La stessa prevede la digitalizzazione amministrativa della scuola. Quindi, ogni pratica della scuola deve essere dematerializzata: il registro elettronico e la strategia dati della scuola.

Sul versante riguardante le competenze degli studenti sono previste le seguenti azioni:

  • scenari innovativi per lo sviluppo delle competenze digitali applicate;
  • portare il pensiero computazionale a tutta la scuola primaria;
  • un framework comune per le competenze digitali e l’educazione ai media; 
  • aggiornare il curricolo di tecnologia della scuola secondaria di primo grado.

Sul versante del digitale per imprenditorialità e lavoro, in linea con quanto previsto anche dalle 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente, troviamo le seguenti azioni:

  • un curricolo per l’imprenditorialità digitale;
  • il potenziamento del mondo femminile nell’ambito delle discipline stem; 
  • Il piano carriere digitali e l’alternanza scuola lavoro, oggi PCTO;
  • L’impresa digitale. 

Abbiamo, poi, l’area dei contenuti digitali:

  • la promozione delle risorse educative aperte;
  • le linee guida sulla autoproduzione dei contenuti didattici;
  • le biblioteche scolastiche come ambienti di alfabetizzazione nell’uso delle risorse digitali.

C’è, inoltre, il grande settore riguardante la formazione del personale che include molte azioni:

  • la formazione in servizio per l’innovazione didattica ed organizzativa;
  • il rafforzamento della formazione iniziale del personale sull’innovazione didattica;
  • l’assistenza tecnica per le scuole del primo ciclo con l’introduzione della figura dell’assistente tecnico di laboratorio, che fino a qualche anno fa era previsto solo nella scuola secondaria di secondo grado. Ora sono stati introdotti gli assistenti tecnici di laboratorio anche il primo ciclo d’istruzione proprio per l’impegno sulla dimensione tecnologica di utilizzo di questi strumenti;
  • la nuova formazione del personale neoassunto;
  • l’introduzione della nuova figura dell’animatore digitale in ogni istituzione scolastica;
  • La diffusione di accordi territoriali volti alla promozione della scuola digitale;
  • Stakeholders‘ Club per la scuola digitale;
  • una galleria per la raccolta delle pratiche; 
  • l‘osservatorio per la schola digitale. Un comitato scientifico che permette di allineare il piano alle pratiche internazionali. 

Riflessioni e prospettive

Un percorso di monitoraggio attento dell’intero piano lo lega palese al piano triennale dell’offerta formativa di ogni istituzione scolastica. Come si può evincere,, è un progetto piuttosto ambizioso che ha, sicuramente, ricevuto un forte slancio dall’esperienza pandemica.

Infatti, la scuola ha fatto tanto e sta facendo tanto per integrare gli strumenti digitali nella quotidianità dell’attività scolastica e, attraverso l’esperienza di incontro con le discipline, anche le tecnologie possono avere un ruolo centrale. Si deve dare l’opportunità agli studenti di apprendere i saperi e linguaggi di base in modo tale da acquisire quegli strumenti di lavoro utili per selezionare informazione, saper valutare criticamente ed avere un proprio personale pensiero critico: potremmo dire per coniugare la complessità dei modi di apprendere con imparare a stare al mondo. 

Il tassello che, forse, ha ancora enorme difficoltà è quello della parte amministrativa: sono ancora molte le pratiche che passano attraverso la dimensione cartacea e che sono ridondanti sia nella richiesta di autocertificazione che nella loro conduzione. Sarebbe importante che anche su questo piano ci fosse un forte investimento sia in senso digitale ma anche nel senso degli organici e mi riferisco in particolare al personale ata. Il personale ata, in particolare nelle segreterie delle scuole, è ridotto ai minimi termini: un forte piano di investimento per la stabilizzazione e per la formazione di questo personale.

Frequentemente all’interno delle segreterie troviamo un notevole numero di dipendenti a tempo determinato che cambiano tutti gli anni e che, di conseguenza, devono ripartire da capo con la propria attività.

Un forte investimento di formazione è diventato indispensabile per realizzare un efficiente dematerializzare e sburocratizzazione dell’amministrazione pubblica e della scuola.

Investire sulla formazione accanto ad una stabilizzazione che deve rendere costante nel tempo la presenza di personale qualificato e preparato.

In questo modo, si può veramente credere che la scuola digitale sia intesa come un luogo non solo fisico o di incontro con la cultura e la conoscenza.

Il percorso è ancora piuttosto lungo ma sicuramente il Piano Nazionale Scuola Digitale ha dato un forte impulso. 

Speriamo che negli anni prossimi si possono davvero vedere i risultati di questa scuola che utilizza e integra le tecnologie per l’apprendimento, la formazione e anche per l’amministrazione.

Video PNSD Piano Nazionale Scuola Digitale

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