Programmazione per competenze dopo il riconoscimento dell’autonomia scolastica

Autore
Luisa Treccani
Pubblicazione
16-09-21

La nuova impostazione didattica richiesta dalla scuola riconosciuta autonoma introduce anche ad una nuova programmazione focalizzata allo sviluppo delle competenze.

L’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo richiede di passare progressivamente ad una programmazione per competenze: cercare di far maturare negli/le studenti/esse competenze tecniche e per la vita, attraverso la proposta didattica di compiti esperti, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e del Profilo Educativo e Didattico di Uscita degli Studenti (PECUP).

Il dibattito sul tema delle competenze è tuttora aperto e pienamente attivo, soprattutto in un contesto di globalizzazione e digitalizzazione come l’attuale, dove l’esigenza di apprendere tutta la vita per far fronte all’evoluzione continua della società e del lavoro diviene imprescindibile.

Dapprima è utile richiamare il significato contributo su tale termine dall’Unione Europea in occasione dell’approvazione del documento sul Quadro Europeo delle Competenze (EQF) in cui si descrive la competenza.

Competenza

Comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.

Quadro Europeo delle Competenze (EQF)

L’evolvere di questo dibattito nel corso degli anni ha riconosciuto un decisivo passaggio da una didattica della conoscenza ad una didattica delle competenze.

La discussione in ambito più strettamente pedagogico, ha offerto da tempo spunti interessanti con la Scuola di Chicago, con Tayler, che nel 1949, guarda alla competenza come performance, come comportamento osservabile.

Negli anni successivi, precisamente nel 1994, con Le Boterf, si estende la riflessione alla capacità di gestire una situazione professionale complessa mobilitando il sapere ed il saper fare, aprendo la strada al cosiddetto compito esperto.

La riflessione pedagogica successiva ha, quindi, arricchito il dibattito, guardando alla capacità del soggetto di far fronte a situazioni problematiche nuove, attivando schemi noti e cercando soluzioni nuove e diverse.

A questo punto, l’evoluzione del concetto di competenza richiama la capacità del soggetto di mettere in campo sequenze di azioni note per affrontare anche situazioni nuove.

La competenza è arrivata, pertanto, ad essere definita guardando a tre dimensioni:

  • la dimensione oggettiva, il comportamento osservabile,
  • la dimensione soggettiva, le risorse interne del sapere, saper fare e saper essere,
  • la dimensione intersoggettiva, riconoscendo la capacità del singolo dentro l’organizzazione.

Questi riferimenti pedagogici e didattici ci permettono di capire come all’approvazione del Regolamento dell’Autonomia delle Istituzioni Scolastiche i tempi sono maturi per accogliere anche nei documenti legislativi il concetto di competenza.

Il DPR n. 275/1999, infatti, all’art 10 comma 3, parla di nuovi modelli per le certificazioni, che indicano  le conoscenze, le  competenze, le capacità  acquisite ed i crediti formativi riconoscibili.

La legge n. 53/2003 all’art 3 ed il d.lgs n. 59/2009 all’art 8 introducono la certificazione delle competenze.

Il DM n. 139/2007 sull’adempimento dell’obbligo di istruzione, all’art 1 indica i saperi e le competenze di base per l’assolvimento dell’obbligo riferiti ai quattro assi culturali: dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale. Attenzione particolare va rivolta alle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola d’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012, che indicano proprio traguardi per lo sviluppo delle competenze da raggiungere al termine di ogni percorso scolastico.

La valutazione degli apprendimenti e la certificazione delle competenze ha visto il successivo contributo della legge n. 169/2008 e del DPR n. 122/2009 e della più recente delega prevista della legge 107 art 1 comma 181 lettera i. Quest’ultimo testo è stato approvato nel 2017 e si propone la revisione delle modalità di valutazione e di certificazione delle competenze degli studenti del primo ciclo di istruzione, sottolineando la funzione formativa e di orientamento della valutazione, rivedendo le modalità di svolgimento dell’esame di stato conclusivo del primo e del secondo ciclo.

Molti altri documenti legislativi hanno e fanno riferimento al tema delle competenze richiamando il paradigma brevemente descritto: i DPR di riordino dei diversi indirizzi di studio degli istituti secondari del 2010; i diversi Accordi Stato Regioni sulla Istruzione e Formazione Professionale; il bilancio delle competenze richiesto ai docenti nell’anno di prova a decorrere dall’Anno Scolastico 2014/2015; la recente costruzione del curriculum dello studente prevista dalla Buona scuola;…

Il lungo elenco potrebbe continuare ma  è opportuno soffermarsi sul recente d.lgs n. 62/2017 per la parte attinente il primo ciclo di istruzione, che è entrato in vigore dal primo settembre 2017, a differenza del secondo ciclo, dal primo settembre 2018.

Gli aspetti rilevanti su cui concentrare l’attenzione sono i seguenti:

  • la certificazione, prevista dall’articolo 1, comma 6, descrive lo sviluppo dei livelli delle competenze chiave e delle competenze di cittadinanza progressivamente acquisite dalle alunne e dagli alunni, anche sostenendo e orientando gli stessi verso la scuola del secondo ciclo;
  • la certificazione è rilasciata al termine rispettivamente della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione;
  • i modelli nazionali per la certificazione delle competenze sono emanati con decreto del MIUR sulla base di alcuni principi:
    1. riferimento al profilo dello studente nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione;
    2. ancoraggio alle competenze chiave individuate dall’Unione Europea, così come recepite nell’ordinamento italiano;
    3. definizione, mediante enunciati descrittivi, dei diversi livelli di acquisizione delle competenze;
  • è prevista la valorizzazione delle eventuali competenze significative, sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e informale;
  • si registra la coerenza con il piano educativo individualizzato per le alunne e gli alunni con disabilità;
  • va indicato, in forma descrittiva, il livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale per ciascuna disciplina oggetto della rilevazione e certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.

Con effetto a partire dal 1° settembre 2017 sono, di conseguenza, disposte le abrogazioni di alcuni articoli e commi del d.lgs n. 297/1994 e del DPR n. 122/1999, sostituite dalle nuove disposizioni.

Alla luce delle riflessioni sulla parte delle norme che richiamano le competenze e, soprattutto approfondendo i risvolti pedagogici e didattici delle stesse, la vera sfida per il docente è, pertanto, saper proporre nella quotidiana attività didattiche e situazioni problematiche da affrontare attraverso strategie adattive, che stimolano la messa in campo di azioni competenti, più che situazioni da risolvere solo nelle prove di verifica o interrogazioni da affrontare attraverso soluzioni veridittive, ossia vere sicuramente.

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