A più di vent’anni dal riconoscimento dell’autonomia scolastica, si rende necessario rilanciare questa importante opportunità per le scuole.
Per questo propongo le seguenti idee per ripartire con un’autonomia autentica:

Soluzione strutturale al precariato cronico

Come abbiamo avuto modo di analizzare in più occasioni, il tema del precariato ha una ricaduta diretta sulla continuità didattica e, conseguentemente, sul coinvolgimento nelle scelte di una scuola autonoma.

Se la questione tanto discussa è una maggiore selettività del personale, andrebbe rivisto l’intero sistema della formazione iniziale e del reclutamento per tutti i profili professionali nella scuola.

Innanzi tutto, non si può pensare di scindere l’aspetto relativo alla formazione iniziale, finalizzato al conseguimento di una abilitazione alla professione per qualsiasi figura, dalla modalità di reclutamento. Infatti, la stratificazione di interventi normativi delle continue riforme e contro riforme ha prodotto disparità di trattamento e non ha mai definitivamente risolto il problema del precariato nella scuola. Quindi, formazione iniziale e reclutamento non posso essere trattati separatamente e subire modifiche in tempi diversi.

In secondo luogo, andrebbe realizzato un serio intervento che renda strutturale la copertura dei posti vacanti che, di anno in anno, si vengono a generare.

Infine, una seria, reale ed efficace selezione andrebbe introdotta sin dall’avvio delle prime supplenze! Non appena un candidato si approccia ad affrontare i primi incarichi, sia esso appartenente al personale Ata o al personale docente, andrebbe attentamente seguito per accompagnarlo nelle prime esperienze didattiche ed organizzative, con il dovuto supporto di tutoraggio ed orientamento. Non è corretto né funzionale ad una seria offerta formativa, lasciar correre situazioni di difficoltà e, magari, ripetere lo stesso errore per il superamento del periodo di prova con la speranza o la promessa che la persona si trasferisca!

Un sistema scolastico che voglia funzionare deve avere tempi e modi certi per garantire l’offerta formativa proposta alle famiglie all’atto dell’iscrizione e del personale stabile che sappia quali regole del gioco conoscere e rispettare per la formazione iniziale ed il conseguente reclutamento, con un logica di verifica costante del proprio bilancio delle competenze e della propria professionalità.

I temi formazione iniziale e reclutamento si collegano, poi, al tema di fine carriera: il ruolo di tutoraggio ed orientamento potrebbe coinvolgere direttamente i lavoratori e le lavoratrici con maggiore anzianità ed esperienza, introducendo l’istituto contrattuale di una sorta di apprendistato professionalizzante accompagnato e retribuito.

Reale processo di sburocratizzazione

L’appesantimento burocratico caratterizza, purtroppo, la pubblica amministrazione e la scuola.

Riprendere in mano il progetto di riordino e semplificazione intrapreso con la riscrittura del Testo Unico delle norme della scuola potrebbe contribuire al processo di semplificazione amministrativa indispensabile in termini innovativi e non esclusivamente compilativi. E’, infatti, doveroso procedere ad un coordinamento formale e sostanziale, per ricostruire un’armonia tra i testi e per riuscire a rendere intellegibili le norme.

Lo snellimento burocratico e la smaterializzazione delle pratiche nella scuola può avvantaggiarsi della disponibilità di piattaforme digitali che evitino di appesantire le procedure amministrative: si tratta di renderle vincolanti e formare adeguatamente il personale al loro utilizzo efficiente ed efficace.

La semplificazione avrebbe, infatti, quale finalità la diminuzione della complessità e l’eliminazione di passaggi giuridici superflui: aspetto, purtroppo, mai pienamente attuato nel nostro Paese, a causa del non completamento del processo attraverso una codificazione. 

In questo senso, può diventare funzionale il progetto inserito nel Piano Nazionale Scuola Digitale relativo alla riorganizzazione dell’amministrazione pubblica e della scuola sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Esercizio pieno di autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo

Tale aspetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche è stato troppo spesso non sfruttato. Perché non farne un mezzo privilegiato per introdurre progressivamente le riforme non calandole più dall’alto ma sfruttando il pieno coinvolgimento del personale dal basso? La ricerca e sperimentazione nella scuola sono state sacrificate nel nome dell’attuazione di riforme approvate dal Governo di turno.

Per l’anno scolastico 2020/21 si era offerta anche una opportunità molto interessante: reintrodurre progressivamente l’insegnamento di educazione civica in virtù della legge n. 92/2019. Le Linee Guida approvate nel 2020 prevedevano alcune piste di lavoro sulle quali poter intraprendere un lavoro con il coinvolgimento anche il territorio di appartenenza dell’istituzione scolastica.

I temi proposti dalle Linee Guida sono la Costituzione, l’Agenda 2030 e la cittadinanza digitale. L’approfondimento di tali tematiche avrebbe potuto offrire una interessante occasione per incontrare il contesto territoriale ed istituzionale e costruire sperimentalmente un piano territoriale dell’offerta formativa con contatti diretti con le istituzioni pubbliche, le sedi amministrative, le realtà politiche e dell’associazionismo offrendo ulteriori esperienze non formali ed informali stimolo di apprendimento sotto la regia della scuola.

Analogamente, la progressiva reintroduzione dei giudizi in funzione dei voti nella scuola primaria ha offerto un’altra interessante opportunità di esercizio dell’autonomia di ricerca e di sperimentazione per la revisione dei curriculi d’istituto e la stesura dei giudizi di valutazione.

L’autonomia di ricerca e di sperimentazione può essere la strada privilegiata per intraprendere anche azioni volte a rianimare la partecipazione interna alle istituzioni scolastiche. 

Riforma della partecipazione nella scuola

La revisione degli organi collegiali della scuola è stato ed è tema spinoso, sul quale sono vacillati anche i Governi. Il ritorno ad una partecipazione attiva e consapevole è, però, centrale per promuovere innovazione anche nei processi.

Sfruttare il rinnovo contrattuale per un piano di coinvolgimento e formazione sui benefici della partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa può offrire un’occasione unica per ritornare a far cogliere i benefici del coinvolgimento consapevole nelle scelte.

Calare tale impegno nel contesto territoriale di appartenenza oltre a rispondere alle indicazioni del Regolamento dell’Autonomia, può favorire la costruzione di una vera alleanza strategica tra scuola e comunità.

Adeguamento delle condizioni contrattuali

La condizione contrattuale, economica e normativa, del personale della scuola è in grave ritardo rispetto alle evoluzioni ed alle innovazioni necessarie.

Una revisione dell’inquadramento e della classificazione del personale in base non alla mansione ma al ruolo ricoperto è doverosa. Infatti, la mansione è una lettura superata, che guarda alla dimensione di divisione del lavoro per organizzarlo, in una dimensione di staticità. La visione che riconosce al lavoratore ed alla lavoratrice un ruolo ne riconosce il suo gioco in relazione con gli altri, non in base a mansioni ma in base a competenze, in una dimensione dinamica.

Conseguentemente, il tema dell’inquadramento professionale si riconduce ai temi indotti dall’innovazione: partecipazione e formazione.

Nel caso specifico del contratto del mondo della scuola, sarebbe giunto il momento di ragionare ad una differenziazione economica non in base al riconoscimento del merito ma in base ad una carriera professionale in seno ad una scuola autonoma che necessita, infatti, di svariate figure di sistema, da classificarsi attorno agli assi autonomia e specializzazione: con la crescita dell’autonomia si riduce proporzionalmente la prescrittività e si necessita di maggiore specializzazione.

Il profilo professionale del docente è, infatti, molto complicato e deve, pertanto, avere preparazione sociale, culturale, capacità organizzativa, conoscenza della norma, capacità didattica,…per poter lavorare in un contesto complicato dalla globalizzazione. Il contesto entro cui opera il docente necessita, pertanto, di strumenti contrattuali adeguati a far fronte al cambiamento.

Attraverso questi spunti vorrei aprire un dibattito mettendo al centro l’istruzione e la formazione ed, in particolare, il protagonismo di una scuola autonoma per costruire il futuro di un Paese.