Come ho già avuto modo di ribadire in occasione dell’ultimo rinnovo contrattuale, il contratto scuola può essere l’opportunità per coinvolgere docenti e ata nel rilanciare partecipazione, contrattazione e collegialità.

Infatti, la scuola deve tornare ad essere un’autentica comunità educante, dove collegialità e contrattazione tornano ad essere le dimensioni di una scuola autonoma.

L’ultimo contratto firmato nel 2018, ancora in vigore, si può dire che abbia due dimensioni centrali: la contrattazione e la collegialità.

Nel frattempo, le condizioni di lavoro del personale, continuamente appesantite, hanno bisogno di essere oggetto di approfondimento e, soprattutto, di aggiornamento per un adeguato riconoscimento economico e normativo.

È indubbio che in un contratto ci si deve preoccupare dell’aumento stipendi, nel caso specifico dell’aumento stipendi docenti e ATA.

Le condizioni di lavoro all’interno della scuola sono, però, talmente mutate e si sono a tal punto appesantite che la trattativa per il rinnovo necessita di dedicare tempo anche ad adeguare il contratto dal punto di vista normativo per renderlo al passo con i tempi: far emergere l’enorme mole di lavoro sommerso e non riconosciuto, rivedere adeguatamente le ore di funzione docente, dare il giusto riconoscimento alla formazione quale leva strategica per la professionalità sia per i docenti che per gli ata, garantire esigibilità a tutti i temi oggetto di contrattazione, dal livello nazionale a quelli territoriali,…

Questi sono solo alcuni temi irrinunciabili.

Il cosiddetto Decreto Brunetta, nel 2010, ha introdotto un principio che ha minato alla radice la contrattazione: l’inderogabilità della legge, ossia la possibilità attraverso la legge di modificare materie oggetto di contrattazione oppure di introdurre nuove condizioni.

I tentativi di invadenza di campo della legge sul contratto, previsti con tale norma e la successiva Legge della Buona Scuola, la Legge 107/2015, hanno progressivamente scalfito la collegialità e tentato di smantellare le materie oggetto di contrattazione ai diversi livelli, nazionali, regionali e d’istituto.

Grazie al contratto del 2018, sono rientrate in contrattazione d’istituto le materie usurpate dal Decreto Brunetta: i criteri di assegnazione del personale alle sedi ed ai plessi; i criteri di utilizzo del personale per dare attuazione al Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Inoltre, è stato introdotto il confronto per definire i criteri di ripartizione del famigerato Bonus Premiale. La vicenda bonus premiale ha avuto, poi, un risvolto positivo: è infatti, oggi destinato a tutto il personale della scuola e non più solo agli ATA ed è oggetto della contrattazione d’istituto. Questo cosiddetto compenso per la valorizzazione del merito ha, infatti, insinuato nelle istituzioni scolastiche dimensioni concorrenziali, a discapito della collegialità che dovrebbe essere alla base delle scelte delle istituzioni scolastiche.

Nel contratto 2018 è stato reintrodotto anche un articolo rivoluzionario: l’articolo 24, che riconosce la scuola come comunità educante, quale luogo di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le due dimensioni.

Per qualcuno potrà sembrare scontato, ma per chi ha vissuto la scuola negli ultimi anni, la dimensione di collegialità e di partecipazione è frequentemente venuta meno.

Richiamare quei decreti che prevedono i passaggi propedeutici di coinvolgimento,  di confronto, di scelta del personale nei rispettivi organismi diviene la chiave di volta per restituire protagonismo alla scuola ed ai suoi attori.

La palla è passata, poi, ai consigli di classe, ai collegi docenti, ai consigli d’istituto ed alle RSU in sede di contrattazione, per consentire di dare seguito a quanto riottenuto con il contratto scuola 2018.

Questo non è stato indubbiamente il contratto migliore, soprattutto per l’attesa dello stesso da quasi dieci anni. Tuttavia, si può definire un contratto ponte, che ha restituito a contrattazione e collegialità quel protagonismo indispensabile per aprire altre prospettive future.

La vera sfida per costruire un contratto adeguato ai tempi sarà ora con il nuovo rinnovo.

Ha inciso ed incide sulle condizioni di lavoro nella scuola anche l’esperienza pandemica che ha costretto ad un ripensamento dei tempi e degli spazi della didattica. Il personale ha dimostrato e sta tuttora dimostrando grande flessibilità, capacità di rimessa in gioco e competenza.

Questi aspetti vanno tenuti in debita considerazione nella trattativa di rinnovo e vanno adeguatamente valorizzati. Se lo slogan La scuola al centro del Paese che fa da eco al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza è davvero nelle intenzioni, ne deve conseguire un impegno concreto e fattibile di investimento.

Vedremo come proseguirà la trattativa dopo l’appuntamento elettorale del 25 Settembre.